mercoledì 9 gennaio 2013

Robert Wiene «Il gabinetto del dottor Caligari» di Paolo Bertetto e Cristina Monti (Lindau)



«Il gabinetto del dottor Caligari» è stato a lungo al centro di discussioni, leggende e testimonianze fortemente contrastanti. Questa babele di voci ha prodotto due vittime: da un lato il film, con la sua complessità e il suo stile singolare, è stato a lungo escluso dall’interpretazione critica e considerato come il pretesto per una querelle; dall’altro Wiene è stato generalmente reputato come un regista di routine, capitato per caso all’interno di una grande invenzione dovuta principalmente agli sceneggiatori e/o agli scenografi. Lo studio di Bertetto e Monti permette invece di rivelare una struttura filmica di alto livello formale, caratterizzata da una complessità di elementi compositivi, coordinati in un progetto registico forte. In particolare le componenti molteplici della messa in scena e i meccanismi sofisticati di produzione del senso attestano la rilevanza del film, che è in fondo la prima grande interrogazione cinematografica sulla verità del visibile e sulla sua ambiguità.

Paolo Bertetto è professore di cinema all’Università La Sapienza di Roma. Oltre a vari cataloghi, ha pubblicato Alain Resnais, Fritz Lang. Metropolis, L’enigma del desiderio. Un chien andalou e L’âge d’or.

Cristina Monti lavora presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Ha pubblicato diversi saggi sulla ricerca cinematografica e video.

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