mercoledì 16 gennaio 2013

Incontri ravvicinati. Interviste agli specialisti italiani del cinema digitale di Fabio Bonvicini (Lindau)



In Italia la tradizione di costruire modelli solidi e reali ha resistito per decenni, al punto che due kolossal americani come «Cleopatra» e «Ben-Hur» vennero girati a Cinecittà, mentre l’arrivo della rivoluzione virtuale è cosa recente, recentissima. All’estero invece sin dagli anni ’30 sono state tracciate e seguite tecniche meno materiali e più sottili, dalla stop motion all’effetto Schifton, al Sodium Process, per citarne solo alcune. Fuori dall’Italia, registi e scenotecnici si sono sempre dati da fare non solo in falegnameria, ma anche con la fisica, la chimica – lo specchio di mercurio usato da Cocteau per «Orfeo» – e la micro-meccanica dei congegni di ripresa. Erano modi di creare gli effetti speciali più legati al calcolo matematico e preannunciavano i futuri sistemi basati sul computer e la programmazione: cioè il 3D, che agli inizi degli anni ’90 ha creato le immagini digitali di «Jurassic Park» e «Independence Day» e oggi tende alle microcamere laser, che per via elettronica disegnano le immagini direttamente sulla nostra retina. I professionisti italiani intervistati in questo volume operano nei più prestigiosi studi di effetti speciali del mondo, da Los Angeles a San Francisco fino alla Nuova Zelanda, e hanno lavorato a molti dei campioni d’incassi iper-tecnologici di questi ultimi anni: da «Shrek» a «Titanic», da «Il Grinch» a «X-Men», da «Toy Story» a «Il Signore degli anelli». Ma che cosa fanno esattamente, qual è la loro formazione, quali sono i software che usano, come sono entrati nel dorato mondo del cinema a stelle e strisce, e cosa pensano del nostro Paese?

Fabio Bonvicini è nato a Roma nel 1968. Ha collaborato a vari spot tv e realizzato effetti speciali per il cinema. Tra i suoi corti 3D ricordiamo «Tricksy the Box», «Rainbow Six» e «Omaggio a Lucio Dalla».



Nessun commento:

Posta un commento