giovedì 31 gennaio 2013

Dal teatro al Web, il nuovo Max Frisch | Liguria | cultura | Il Secolo XIX

Dal teatro al Web, il nuovo Max Frisch | Liguria | cultura | Il Secolo XIX

martedì 22 gennaio 2013

Quvenzhané, una bimba alla Notte delle stelle: "Ma per lei Oscar è solo un nome di persona..." - Repubblica.it

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Bocelli debutta al cinema - Cultura e Tendenze - ANSA.it

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Cinema: Mostra Venezia, arriva Twitter - Cultura e Tendenze - ANSA.it

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Nicole Kidman torna alle origini: sarà la protagonista di ‘Stoker’, film horror | Altopascio.info

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Pazze di me, tutte le donne folli e simpatiche di Fausto Brizzi | Rumors

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giovedì 17 gennaio 2013

Alfred Hitchcock «Intrigo internazionale» di Alberto Boschi (Lindau)



Opera polisemica, stratificata e complessa, che nasconde dietro la sua apparente «leggerezza» profondità insospettate, Intrigo internazionale ha stimolato più di ogni altro film di Hitchcock l’esercizio interpretativo. Tuttavia le sue analisi testuali, oltremodo persuasive nella decifrazione di singoli elementi formali o tematici, spesso deludono invece nell’interpretazione complessiva. Così, di volta in volta, il capolavoro hitchcockiano è stato ridotto a una versione moderna dell’Amleto, a un compendio dei seminari di Lacan o a un saggio antropologico sulla società americana.
Di fronte alla sua complessa geografia anche il critico più avveduto rischia talora – come Cary Grant – di perdere la bussola, lasciandosi trascinare dalle correnti del testo o costringendolo a seguire rotte che gli sono estranee. All’origine di questo lavoro vi è dunque l’esigenza di mettere un po’ d’ordine, accogliendo le intuizioni critiche più persuasive ma prendendo al tempo stesso le distanze dagli abusi interpretativi perpetrati a suo danno.

Alberto Boschi è professore associato di Storia del cinema presso l’Università di Ferrara e docente di Storia del cinema d’animazione presso il DAMS di Bologna. Ha scritto L’avvento del sonoro in Europa e Teorie del cinema. Il periodo classico e contribuito alla Storia del cinema mondiale edita da Einaudi e all’Enciclopedia del cinema della Treccani.

mercoledì 16 gennaio 2013

Incontri ravvicinati. Interviste agli specialisti italiani del cinema digitale di Fabio Bonvicini (Lindau)



In Italia la tradizione di costruire modelli solidi e reali ha resistito per decenni, al punto che due kolossal americani come «Cleopatra» e «Ben-Hur» vennero girati a Cinecittà, mentre l’arrivo della rivoluzione virtuale è cosa recente, recentissima. All’estero invece sin dagli anni ’30 sono state tracciate e seguite tecniche meno materiali e più sottili, dalla stop motion all’effetto Schifton, al Sodium Process, per citarne solo alcune. Fuori dall’Italia, registi e scenotecnici si sono sempre dati da fare non solo in falegnameria, ma anche con la fisica, la chimica – lo specchio di mercurio usato da Cocteau per «Orfeo» – e la micro-meccanica dei congegni di ripresa. Erano modi di creare gli effetti speciali più legati al calcolo matematico e preannunciavano i futuri sistemi basati sul computer e la programmazione: cioè il 3D, che agli inizi degli anni ’90 ha creato le immagini digitali di «Jurassic Park» e «Independence Day» e oggi tende alle microcamere laser, che per via elettronica disegnano le immagini direttamente sulla nostra retina. I professionisti italiani intervistati in questo volume operano nei più prestigiosi studi di effetti speciali del mondo, da Los Angeles a San Francisco fino alla Nuova Zelanda, e hanno lavorato a molti dei campioni d’incassi iper-tecnologici di questi ultimi anni: da «Shrek» a «Titanic», da «Il Grinch» a «X-Men», da «Toy Story» a «Il Signore degli anelli». Ma che cosa fanno esattamente, qual è la loro formazione, quali sono i software che usano, come sono entrati nel dorato mondo del cinema a stelle e strisce, e cosa pensano del nostro Paese?

Fabio Bonvicini è nato a Roma nel 1968. Ha collaborato a vari spot tv e realizzato effetti speciali per il cinema. Tra i suoi corti 3D ricordiamo «Tricksy the Box», «Rainbow Six» e «Omaggio a Lucio Dalla».



martedì 15 gennaio 2013

In libreria CARMELO BENE, IL FENOMENO E LA VOCE di Antonio ZORETTI (Lupo editore)



“Ecco” - diceva Cesare Garboli - “quello che a volte ci manca quando si sente parlare di Carmelo Bene in maniera dotta e molto impegnata, oggi, è quell’esperienza degli anni ‘60 che, per chi andava a teatro, vedeva non solo qualcosa di straordinario…un attore geniale, ma la risata (non perché faceva il comico), una risata liberatoria, di uno che faceva piazza pulita, distruggeva montagne di carta in un colpo di mano. Non solo prendeva in giro i critici o le persone che pensavano di avere cultura (avendone dieci volte di più lui), stralciando soprattutto il resto dell’intellettualità italiana, ma faceva proprio piazza pulita di forme, valori, pseudovalori culturali.”
Per questo è importante tornare a riflettere sull’operato di Carmelo Bene, il quale è da considerare un fenomeno culturale del XX secolo. A conferma e a testimonianza dell’oramai unanime riconoscimento attribuitogli: essere considerato uno dei massimi artisti del Novecento.

Antonio ZORETTI - Vive tra Lecce e Bologna. Nel capoluogo emiliano durante gli anni Ottanta frequenta il corso di Laurea DAMS della Facoltà di Lettere dell’Università. Segue sempre con interesse lo sviluppo delle attività letterarie, teatrali e artistiche in senso lato. Come operatore culturale, questo è il suo primo saggio su un autore.


lunedì 14 gennaio 2013

Mondo Queer. Cinema e militanza gay di Pier Maria Bocchi (Lindau)



Che i diritti dei gay siano stati faticosamente e «generalmente» conquistati è un dato di fatto. Oggi però è forse giunto il momento di analizzare criticamente il sistema socio-culturale che li riguarda. Nel momento in cui il gay dà anche lezioni di gusto e di bon ton, il discorso sulla/della omosessualità palesemente dilaga, ma soffocato dalle convenzioni del politicamente corretto. Mondo Queer in questo senso non vuole essere una storia del cinema gay, ma un saggio sulla cultura e le istituzioni gay, una riflessione sulla militanza e il sentire omosessuali, attraverso la lente dei film e dell’immaginario cinematografico; parlando di critica, televisione, stereotipi, icone e opere che hanno detto e dicono qualcosa di significativo riguardo a un universo tanto ricco quanto spesso caricaturale. Passando dall’imperialismo dei ruoli e dei sessi ai danni prodotti da uno sguardo critico prigioniero della militanza, Pier Maria Bocchi analizza strumenti e meccanismi di sviluppo di un vero e proprio apparato politico, nato per combattere l’omologazione e risoltosi alla fine in un suo tipico prodotto, suggerendo al lettore una nuova ipotesi di lavoro che si fondi sulla distruzione dei codici tradizionalistici e sul rinnovamento di linguaggio e critica, attitudini e pensiero.

Pier Maria Bocchi è critico cinematografico di «Cineforum», «FilmTv» e «Nocturno», e collabora al Mereghetti. Dizionario dei film. È autore di «La Covata Malefica - Gli orrori dell’infanzia nel cinema fantastico»; «Freakshow - Il cinema della difformità»; «Michael Mann»; «Agustí Villaronga». Ha curato le ricerche e le interviste per il documentario «Made in Hong Kong».

domenica 13 gennaio 2013

Elio Petri «Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto» a cura di Claudio Bisoni (Lindau)



Accolto da un grande successo al momento della sua uscita nelle sale, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e premio Oscar come miglior film straniero nel 1971) è considerato uno dei capisaldi del cinema politico. Il linguaggio cinematografico classico, l’eccellenza tecnica della realizzazione e il robusto piglio narrativo sono al servizio di una storia che racconta l’impunibilità del Potere. Un Potere che ha il volto di Gian Maria Volonté, in una delle sue più celebri interpretazioni.
In questo libro Claudio Bisoni analizza le tecniche di messa in scena, le scelte di montaggio, l’uso particolare del décor, la costruzione della maschera di Volonté e si sofferma sui rapporti che il film intrattiene con la commedia all’italiana e con la produzione hollywoodiana.
Il profilo che emerge è quello di un’opera che riflette sul ruolo perverso dell’autorità nella nostra società, e che, interrogandosi sul nesso eros/politica, contribuisce a tracciare alcune delle coordinate lungo le quali continueranno a muoversi, nell’arco di un decennio, il cinema italiano e la cultura cinematografica.

Claudio Bisoni insegna Storia e metodologia della critica cinematografica presso l’Università di Bologna. Si occupa dei rapporti tra critica, estetica e processi culturali. Tra le sue pubblicazioni: Brian De Palma (Recco, 2002); La critica cinematografica. Metodo, storia e scrittura (Bologna, 2006); Gli anni affollati. La cultura cinematografica italiana (1970-1979) (Roma, 2009). Suoi saggi e articoli sono apparsi in volumi collettivi e su varie riviste, tra cui «La valle dell’Eden», «Fotogenia», «Close-up». Per Lindau ha pubblicato (con Roy Menarini) Stanley Kubrick. Full Metal Jacket (riedito nel 2010).

sabato 12 gennaio 2013

In libreria Visioni Americane Il cinema «on the road» da John Ford a Spike Lee di Oscar Iarussi (Adda Editore)



Gli Stati Uniti d’America entrano nel XXI secolo con uno shock crudele e noi europei insieme a loro. L’11 settembre 2001 non è mai riuscito a oltrepassare la sua ventiquattresima ora e simbolicamente è alla radice dell’attuale crisi economica. Tuttavia, come accadde durante la Grande Depressione del ‘900, anche oggi un possibile riscatto viene dal cinema.

Bagliori che non temono il «cuore di tenebra» della Storia e sfidano le ombre del presente. Sono le visioni americane: selvagge e coraggiose, malinconiche e ironiche, enigmatiche e inquiete. E sempre fascinose nel perenne viaggio on the road analizzato e ripercorso in questo libro: dai classici di Chaplin e dai western di Ford, alla Nuova Hollywood dei «ribelli» Hopper, Altman, Bogdanovich, Malick, Spielberg, Scorsese, Coppola, Schatzberg. Per arrivare ai capolavori pensosi di Clint Eastwood e ai film che disertano lo «spettacolo» e perciò rincuorano lo sguardo, firmati da Jim Jarmusch, Ethan e Joel Coen, Tommy Lee Jones, Sean Penn, Paul Thomas Anderson, Michael Mann, Spike Lee. Verso la 25a ora e la prossima frontiera. Cercando un’altra America, intravista da Sergio Leone nelle sue ultime inquadrature.

venerdì 11 gennaio 2013

L'occhio e la pietra. Il cinema, una cultura urbana a cura di Marco Bertozzi (Lindau)



Il cinema apre le danze novecentesche dell’antinomia dentro/fuori minando il senso di appartenenza del cittadino europeo alle pietre della propria antica urbs. Seduto in platea, custode di un prezioso deposito emozionale, l’homo cinematographicus s’incammina per una sterminata iper-città del ricordo: in essa, i legami non derivano da logiche sociali quanto dalla tacita comune appartenenza a una condizione, quella spettatoriale, segnata dalla costante ridefinizione dei confini identitari. Città di pietra – Parigi, Torino, Roma, Rimini – e città immaginate – da registi come Kubrick, Hitchcock e Wenders – si rincorrono in una mirabile profusione di punti di vista, tracciando un’urbanistica del sentire in cui la condizione di «cittadino del cinematografo» è l’ibrida esperienza comunitaria che ci resta.

Marco Bertozzi (Bologna, 1963) insegna Storia del documentario al Centro Sperimentale di Cinematografia e Cinematografia documentaria al DAMS di Roma Tre. Documentarista, dottore di ricerca in Storia e filologia del cinema, ha pubblicato «La veduta Lumière. L’immaginario urbano nel cinema delle origini» (2001), «Il cinema, l’architettura, la città» (2001), «Bibliofellini, voll. 1 e 2» (2002 e 2003). Per Lindau ha curato «L’idea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano» (2003).

giovedì 10 gennaio 2013

L'idea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano a cura di Marco Bertozzi (Lindau)



Attraverso interventi di autori, critici, operatori culturali il testo esplora l’orizzonte documentario del cinema italiano, evidenziandone le potenzialità formali e i paradossi produttivi. Al di là di rassicuranti etimologie pseudoscientifiche, l’idea documentaria costituisce oggi una delle esperienze creative più interessanti per la riflessione sulle nuove forme cinematografiche. Eppure, nonostante risulti luogo di ricerca e di espressione, di impegno e di testimonianza, continua a brillare quale magnifica assenza dai circuiti distributivi e dall’immaginario dello spettatore. Dopo il «cinecidio» degli anni ’80, mentre la grancassa di «realtà televisive» completava la riduzione antropologica del cittadino italiano, il documentario ha rischiato l’estinzione: oggi la situazione sta lentamente cambiando ma mancano ancora referenti istituzionali capaci di promuovere adeguate politiche culturali. Nonostante tutto una domanda si impone: l’idea documentaria sta forse diventando luogo privilegiato per una più vasta riflessione estetica sul cinema italiano? Il volume contiene scritti di: A. Aprà, G. Avvantaggiato, D. Barone, M. Bertozzi, B. Bigoni, E. Cabria e M. Conti, P. Cannizzaro, S. Cavatorta, G. Celati, G. Chiesa, P. Cingolani, E. Colusso, A. Crespi, C. Cresto-Dina, L. Di Costanzo, P. Ferrari, A. Ferrente e G. Piperno, M. Fiumara, I. Freccia, Y. Gianikian e A. Ricci Lucchi, H. Gronauer, F. Grosoli, S. Hill, P. Isaja e M. P. Melandri, S. Lalou, C. Malta, A. Marazzi e I. Fraioli, L. Mazzei, A. Medici, S. Missio, R. Nanni, G. Pannone, I. Perniola, P. Pisanelli, J. Quadri, A. Rossetto, D. Segre, A. Signetto, P. Simoni, S. Tealdi. Con un saluto di Vittorio De Seta.

Marco Bertozzi dopo il dottorato in Storia e Filologia del cinema (Università di Bologna e di Paris 8) insegna Storia del documentario al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e Cinematografia documentaria al DAMS di Roma Tre e alla Facoltà di Beni culturali dell’Università di Macerata. Cineasta indipendente, è autore di pluripremiati documentari, tra i quali Appunti romani (2004), nonché promotore di esperienze produttive originali e animatore di incontri e politiche culturali per lo sviluppo del documentario di creazione. Negli ultimi anni ha pubblicato La veduta Lumière. L’immaginario urbano nel cinema delle origini (2001), L’occhio e la pietra. Il cinema, una cultura urbana (2003) e curato Il cinema, l’architettura e la città (2001) e Schermi di pace (2006).

mercoledì 9 gennaio 2013

Robert Wiene «Il gabinetto del dottor Caligari» di Paolo Bertetto e Cristina Monti (Lindau)



«Il gabinetto del dottor Caligari» è stato a lungo al centro di discussioni, leggende e testimonianze fortemente contrastanti. Questa babele di voci ha prodotto due vittime: da un lato il film, con la sua complessità e il suo stile singolare, è stato a lungo escluso dall’interpretazione critica e considerato come il pretesto per una querelle; dall’altro Wiene è stato generalmente reputato come un regista di routine, capitato per caso all’interno di una grande invenzione dovuta principalmente agli sceneggiatori e/o agli scenografi. Lo studio di Bertetto e Monti permette invece di rivelare una struttura filmica di alto livello formale, caratterizzata da una complessità di elementi compositivi, coordinati in un progetto registico forte. In particolare le componenti molteplici della messa in scena e i meccanismi sofisticati di produzione del senso attestano la rilevanza del film, che è in fondo la prima grande interrogazione cinematografica sulla verità del visibile e sulla sua ambiguità.

Paolo Bertetto è professore di cinema all’Università La Sapienza di Roma. Oltre a vari cataloghi, ha pubblicato Alain Resnais, Fritz Lang. Metropolis, L’enigma del desiderio. Un chien andalou e L’âge d’or.

Cristina Monti lavora presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Ha pubblicato diversi saggi sulla ricerca cinematografica e video.

martedì 8 gennaio 2013

Fritz Lang. Metropolis di Paolo Bertetto (Lindau)



Un film grandioso, inquietante e ambiguo, che non smette di affascinare e stupire a ogni visione. Della grande stagione del cinema muto, «Metropolis» è forse il film più famoso, l’unico che è diventato parte integrante dell’immaginario collettivo. Grande scenario del mondo tecnologico e della civiltà industriale, «Metropolis» è anche un discorso sul doppio e sui simulacri, sulla magia e sull’esoterismo, sull’Apocalisse e sul male. Ed è al tempo stesso una esperienza linguistica di grande raffinatezza che intreccia il gigantismo spaziale con la più difficile sperimentazione visiva, la comunicazione intellettuale con il pathos dello sguardo. Il saggio di Paolo Bertetto ne ricostruisce la genesi e ne analizza la struttura con profondità e perspicacia.

Paolo Bertetto è professore di cinema all’Università La Sapienza di Roma. È stato direttore scientifico del Museo Nazionale del Cinema e ha insegnato nelle Università di Torino, Paris VIII e alla Scuola Nazionale di Cinema. Oltre a vari cataloghi, ha pubblicato Alain Resnais, Robert Wiene. Il gabinetto del dottor Caligari, L’enigma del desiderio. Un chien andalou e L’âge d’or.

lunedì 7 gennaio 2013

Django Unchained - Trailer italiano in HD

 

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Ambientato nel Sud degli attuali Stati Uniti, due anni prima dello scoppio della Guerra Civile, DJANGO UNCHAINED è il nuovo film, scritto e diretto dal premio Oscar® Quentin Tarantino, che vede protagonista il premio Oscar® Jamie Foxx nel ruolo di Django, uno schiavo la cui storia brutale con il suo ex padrone, lo conduce faccia a faccia con il cacciatore di taglie di origine tedesca, il Dott. King Schultz (il premio Oscar® Christoph Waltz). Schultz è sulle tracce degli assassini fratelli Brittle, e solo l'aiuto di Django lo porterà a riscuotere la taglia che pende sulle loro teste. Il poco ortodosso Schultz assolda Django con la promessa di donargli la libertà una volta catturati i Brittle -- vivi o morti.

Da gennaio al cinema.

domenica 6 gennaio 2013

La musica secondo Kubrick di Sergio Bassetti (Lindau)



Refrattaria a tentazioni futilmente decorative, la musica nel cinema di Kubrick – e con essa l’intera frazione sonora – assolve funzioni complesse, divisa com’è tra pura azione sensuale e letture di carattere simbolico, sperimentazione espressiva e messaggio a valenza referenziale latente. Al di là della evocazione di suggestioni immediate e potenti, il discorso musicale composito che Kubrick combina attingendo a fonti eterogenee si pone dunque come prodigo sottotesto cui è utile, e anzi imprescindibile, fare appello laddove si intenda penetrare la crosta più schiettamente estetica del cinema di questo regista, per inoltrarsi con strumenti adeguati nella sua articolata trama ideologica e «morale». Dalle acerbe soluzioni dei primi documentari alla ridefinizione metodologica perfezionata in 2001: Odissea nello spazio, sino all’incompiuto mosaico sonoro di Eyes Wide Shut, quello delineato nella filmografia del grande regista americano è un lungo, originale itinerario musicale scandito da anticonformismo «di ricerca» e scandali estetici, anatemi e definitive consacrazioni, per l’autore che più di ogni altro ha mostrato le ineguagliabili risonanze drammaturgiche e il valore aggiunto di senso che un testo musicale – anche e soprattutto se preesistente – ha la capacità di trasferire nell’apparato narrato-visivo di un film. 

Sergio Bassetti, massmediologo e critico, è consulente scientifico per vari festival e convegni di settore; è autore di testi e programmista-regista radiofonico per Radiotre («La fabbrica della musica», «Pentagramma per fotogramma», «’900 musicale e cinema: musicisti colti e cinematografo»). È autore di numerose pubblicazioni, tra cui Inquadratura e sonoro, Letteratura musicale tra passione e ideologia nel cinema di Pasolini. Ha collaborato alla «Rivista Italiana di Musicologia», «Segnocinema», «Cineforum», «Filmcritica» e «Ciak».

sabato 5 gennaio 2013

Il sistema sceneggiatura. Scrivere e descrivere i film Luca Bandirali a cura di Luca Bandirali e Enrico Terrone (Lindau)



La sceneggiatura è la premessa essenziale della costruzione delle immagini e dei suoni che costituiranno il film; analogamente il discorso sulla sceneggiatura è la premessa essenziale del lavoro critico sul film. Una sceneggiatura approssimativa genererà dunque, con buona probabilità, un film malfermo; un’analisi approssimativa della sceneggiatura genererà, ancora più probabilmente, una recensione malferma. Per neutralizzare questi rischi, occorre concepire la sceneggiatura come un sistema, cioè come un intero formato da parti essenzialmente connesse fra loro. Tenendo fermo tale principio, questo saggio propone un modello concettuale in grado di spiegare il funzionamento narrativo di qualsiasi film, da L’arroseur arrosé dei Lumière a Tutti pazzi per Mary dei Farrelly, da Biancaneve e i sette nani di Walt Disney a Goodbye South, Goodbye di Hou Hsiao-hsien. Non solo: nell’elaborare schemi applicabili a qualsiasi film, Il sistema sceneggiatura si rivolge a un qualsiasi potenziale lettore, sia questo sceneggiatore, critico cinematografico, cinéphile, insegnante o studente. Nel suo tentativo di coniugare teoria e pedagogia aggiornando la Poetica di Aristotele all’era delle immagini in movimento, Il sistema sceneggiatura ambisce a essere al tempo stesso un manuale per imparare a scrivere i film e un trattato per imparare a capirli. 

Luca Bandirali è docente di Storia e Tecnica della Sceneggiatura presso l’Università del Salento e ha scritto insieme a Sabina Guzzanti la sceneggiatura del film Le ragioni dell’aragosta (2007).

Enrico Terrone insegna Storia e critica del cinema presso l’Università del Piemonte Orientale e collabora con il Labont (Laboratorio di Ontologia) dell’Università di Torino. Sono entrambi redattori di «Segnocinema». Per Lindau hanno scritto: Nell’occhio, nel cielo. Teoria e storia del cinema di fantascienza (2008).

venerdì 4 gennaio 2013

Nell’occhio, nel cielo. Teoria e storia del cinema di fantascienza a cura di Luca Bandirali e Enrico Terrone (Lindau)



Da Il viaggio nella Luna di Georges Méliès ai mondi lontanissimi di George Lucas, dalle architetture avveniristiche di Fritz Lang ai replicanti di Ridley Scott, dai mostri invasori degli anni ’50 ai benevoli visitatori spielberghiani, dalle visioni allucinatorie di Kubrick e Tarkovskij alle illusioni di Matrix, il cinema di fantascienza ha dato vita alle più spettacolari allegorie del XX secolo, influenzando in misura decisiva l’immaginario contemporaneo. Di tale centralità rende ragione questo saggio, che si candida a essere un testo definitivo sul genere. Non soltanto, infatti, elabora una mappa dettagliata del «territorio» (attraverso una filmografia che supera gli 800 titoli), ma propone una nuova definizione del film fantascientifico e ne indaga con perspicacia e rigore le strutture profonde. Nell’occhio, nel cielo – scrive Maurizio Ferraris nella prefazione – «ha tanto da insegnarci sul nostro mondo, oltre che su altri mondi possibili, ed è per questo che considero la sua lettura importante non solo per chi si occupa di cinema, ma anche per quelli che, volenti o nolenti, si occupano di realtà, ossia per tutti». 


Luca Bandirali è nato nel 1973. È redattore della rivista bimestrale «Segnocinema» e docente di Storia e Tecnica della Sceneggiatura presso la facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce.
Enrico Terrone (Torino, 1970) vive a Vercelli, è redattore di «Segnocinema» e insegna Informatica e Sistemi nelle scuole superiori.

giovedì 3 gennaio 2013

John Ford «Sfida infernale» a cura di Francesco Ballo (Lindau)



Attraverso la fantasia cinematografica di John Ford rivive l’epica sfida dell’O.K. Corral. Come in un diario leggendario si dipanano gli incontri tra personaggi quotidiani e miti ormai divenuti patrimonio comune. Il ritmo da sinfonia costruito dal regista in «Sfida infernale» rende sublime una vita da ultima frontiera, ancora disperata e violenta. Il testo di Francesco Ballo indaga i modi e i metodi della messa in scena fordiana, il suo montaggio classico, la direzione degli attori, vale a dire gli elementi che rendono il film un capitolo unico nella filmografia di Ford  nella storia della Settima Arte.

Francesco Ballo è titolare della cattedra di Storia del Cinema e del Video all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le sue pubblicazioni: Buster Keaton (1982), Tutti i film di Clint Eastwood (1987, con Riccardo Bianchi), Numeri e sequenze (1988, con Paola Baroncini), Introduzione al linguaggio cinematografico (1989), Traccia comica (1991, con Paola Baroncini), Il cinema noir di Anthony Mann (1994), Buster Keaton. One Week (2000), Introduzione a «The General» di Buster Keaton (2001) e Note su «Hard Luck» di Buster Keaton (2004, in «Griffithiana»). Ha ideato e cura dal 1999 Videozero, rassegna video degli studenti di Brera. Ha realizzato numerosi video e il lungometraggio Quando le ombre si allungano (1996).

mercoledì 2 gennaio 2013

L'uomo visibile di Béla Balázs (Lindau)



Scritto nel 1924, L’uomo visibile è uno dei classici della teoria del cinema. Balázs dà per la prima volta compiuta formulazione alle caratteristiche originali del nuovo mezzo: il particolare apporto dell’attore, il fascino del primo piano, il ruolo del paesaggio e degli oggetti, l’inclinazione verso il fantastico, la nozione di stile. Ma il libro è soprattutto una teoria del «gesto visibile», del volto, del corpo, delle loro più peculiari risorse espressive, riscoperte e rilanciate dall’immagine in movimento in contrapposizione all’astrattezza della scrittura e del linguaggio verbale. Ed è una concezione del cinema come grande dispositivo simbolico, governato, per l’autore, dai medesimi principi dell’espressionismo.
Tradotto in un gran numero di paesi (celebre la reazione polemica di Ejzens?tejn), ammirato da scrittori come Robert Musil ed Erich Kästner, L’uomo visibile non è mai stato pubblicato in Italia e non è mai entrato davvero nella cultura cinematografica del nostro paese. Questa edizione, curata da Leonardo Quaresima (suo l’ampio saggio introduttivo), lo propone integralmente al lettore italiano, arricchito da un’antologia di testi dell’autore e dalle reazioni critiche che ne hanno accolto l’uscita.
Béla Balázs (1884-1949) nato in Ungheria, è vissuto anche a Vienna, Berlino, Mosca (dopo l’avvento del nazismo), prima di tornare in patria nel dopoguerra. Ha una formazione filosofica (è stato allievo di Bergson e Simmel) ed è stato legato a Lukács da un lungo sodalizio. Tra gli altri suoi libri teorici: Estetica del film (1930) e Il film, evoluzione ed essenza di un’arte nuova (1948), tradotti in Italia negli anni ’50. Il cinema occupa per altro solo una parte delle sue molteplici attività: ha scritto drammi, romanzi, novelle, fiabe, raccolte di poesie, libretti per opere liriche (per Bartók), testi per la radio, romanzi per ragazzi. Nella Germania di Weimar è stato uno degli autori di Piscator e ha fondato e diretto un gruppo teatrale agit-prop.

martedì 1 gennaio 2013

Pacific Rim - Trailer italiano in HD

 

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Quando una legione di creature mostruose, chiamate Kaiju, emerge dagli oceani, scoppia una guerra destinata a distruggere milioni di vite e consumare le risorse umane per tutti gli anni a venire. Per combattere i giganteschi Kaiju viene creata un'arma speciale: enormi robot, chiamati Jaeger, controllati simultaneamente da due piloti le cui menti sono collegati a una rete neurale. Ma anche i Jaeger sembrano impotenti di fronte alla ferocia degli instancabili Kaiju. Sull'orlo della sconfitta, le forze militari che difendono l'umanità non hanno altra scelta che rivolgersi a un duo di eroi male accoppiati: un ex pilota caduto in disgrazia (Charlie Hunman) e una ragazza recluta senza esperienza (Rinko Kikuchi), che vengono chiamati a pilotare un leggendario quanto obsoleto Jaeger, una reliquia del passato. Insieme i due saranno l'ultimo bastione dell'umanità prima dell'apocalisse. Diretto da Guillermo del Toro.