venerdì 14 dicembre 2012

Jan Nemec a cura di Paolo Vecchi (LINDAU)


Jan Nemec (1936) è uno degli autori più importanti della Nová vlna, la vague moldava che ha accompagnato il profondo rivolgimento politico e culturale sfociato nella cosiddetta Primavera di Praga. Dopo gli studi alla FAMU, l’accademia di cinema dalla quale sono usciti i vari Forman e Passer, Chytilová e Menzel, fa il suo folgorante esordio nel 1964 con Démanty noci [I diamanti della notte], personalissima rievocazione di un episodio dell’Olocausto, premiata in numerosi festival, che lo impone all’attenzione della critica internazionale. Dopo il brillante Podvodníci [Gli imbroglioni], episodio della pellicola a più mani Perlicky na dne [Perline sul fondo, 1965], una sorta di manifesto hrabaliano, dirige un altro capolavoro, il corale, metaforico O slavnosti a hostech [Sulla festa e gli invitati, 1966], che gli procura non pochi problemi con la censura. L’estroso Mucedníci lásky [I martiri dell’amore, 1966], in tre parti, è il suo ultimo lungometraggio girato in patria. All’indomani di quel fatale 21 agosto 1968, infatti, Nemec riprende clandestinamente i carri armati sovietici, riuscendo a portare in Occidente il materiale filmato, che confluirà più tardi in L’insostenibile leggerezza dell’essere (1988) di Kaufman, da Kundera, del quale Nemec figura accreditato come consulente. Gli costerà caro. Ridotto all’inattività, nel 1974 il regime lo pone di fronte all’alternativa tra la prigione e l’esilio. Il regista lavora dapprima in Germania, dove realizza per la ZDF una trasposizione, progettata da anni, del più celebre racconto di Kafka, La metamorfosi, poi in Svezia e Gran Bretagna. Si trasferisce infine negli USA, dove tiene lezioni di cinema in varie università. Rientrato in Cecoslovacchia nel 1989, torna finalmente dietro la mdp con V záru královské lásky [Nelle fiamme dell’amore reale, 1990], da Klíma, e Jméno kódu: Rubín [Nome in codice: Rubin, 1996]. Il suo ultimo film, Nocní hovory s matkou [Conversazioni notturne con la madre, 2001-2003], si aggiudica a Locarno il Pardo d’Oro del Concorso Video.
 
Paolo Vecchi, critico cinematografico, saggista, collaboratore di «Cineforum», è autore, co-autore o curatore di monografie su Forman, Tarkovskij, Paskaljevic, Kusturica, Kawalerowicz, Tarr e Gothar. Presso Lindau ha pubblicato «Sciogliere e legare - Il cinema ungherese degli anni ’60» (1996), «Lampi e speroni danzanti - Temi e atmosfere del western psicologico» (2000, con Cesare Secchi) e «Cinenotizie in poesia e prosa - Zavattini e la non-fiction» (2000, con Tullio Masoni).

Nessun commento:

Posta un commento