mercoledì 4 aprile 2012

Un'arte sonora, il cinema. Storia, estetica, poetica di Michel Chion (Kaplan Edizioni)


Un’arte sonora, il cinema rappresenta la summa più recente e completa del lavoro sulla questione del suono nel cinema, il risultato di una lunghissima ricerca iniziata da Michel Chion negli anni Settanta.  Il libro è diviso in due parti: nella prima si abbozza un percorso storico, con una particolare attenzione agli ultimi trent’anni della storia del cinema, i più trascurati dalla ricerca; nella seconda parte, più ampia, «Estetica e poetica», si affrontano questioni relative allo spazio, al tempo, al reale, alla parola, alla musica, alla maschera, e si traccia un ritratto del cinema sonoro, cioè del cinema tout court.  Un capitolo centrale, sulla base di una sequenza del film di Alfred Hitchcock, Gli uccelli, dimostra come il cinema muto non sia stato sostituito dal sonoro, ma come continui a vivere sotto e con il sonoro. Alcuni capitoli, che Chion ha voluto «di una scrittura diversa, più libera, più aperta», sono dedicati al cinema di Chaplin, Vigo, Tati, Hitchcock, Welles, Tarkovskij, Ophuls.  Il volume è completato da un ricco glossario che contiene concetti di analisi e di descrizione, un indice dei nomi e dei film citati, e una bibliografia essenziale che fornendo «al lettore ogni tipo di pista, di scoperta e di ricerca», insegna a “audiovedere” i film.

«Un’arte sonora, il cinema di Michel Chion […] è, “solo”, il più importante volume sul rapporto tra cinema e “sonorità”. Non soltanto musica e non soltanto suono […] ma anche ciò che più difficilmente faremmo rientrare nella banda sonora di un film: i rumori, le parole e, naturalmente, il silenzio. Perché il cinema – è solo una delle famose intuizioni di Chion, ed è quella con cui il libro si apre – non è mai stato “muto”, ma nasce e si dà essenzialmente come suono: semmai in origine è stato “sordo”.  L’edizione italiana è la traduzione – piacevolmente fluida e musicale, che rende al meglio la “sonorità” del bel francese di Chion – di un originale francese del 2003 che riprende due scritti seminali degli anni Ottanta – in particolare Le son au cinéma, sul quale le ultime due generazioni di critici e studiosi hanno imparato ad “ascoltare” il film –, e ha un impianto equilibrato e ripartito: una prima parte dedicata alla ricostruzione storica del rapporto tra cinema e sonorità e una seconda di riflessione estetica e teorica.  Chion è un amante puro del cinema ed uno spettatore onnivoro: le sue riflessioni – secondo la tradizione della teoria francese – prendono per oggetto il Tartufo di Murnau ma anche Die Hard, oscillano da Terrore dallo spazio profondo ad Alien. È una pratica – e una poetica – rara e preziosa quella dello studio comparato – ed equiparato – di cinema alto e basso, che consente di prendere confidenza con concetti di grande profondità – il recupero del concetto di acusmatico e di acusma che Chion rende “quotidiano” riprendendolo da Schaeffer – attraverso film consueti. Necessario».  (Andrea Bellavita, «labelmaq.com»)
«Per Michel Chion, musicista e studioso, ascoltare i film è altrettanto importanti che vederli. In tre volumi ha insegnato, per primo, l’arte di decifrare i suoni, le voci e le musiche, mostrando come funzionano nel racconto per immagini. Ora ha sintetizzato 25 anni di ricerche in un volume monumentale e in gran parte nuovo, ricco di immagini, ben tradotto, afflitto solo da una copertina triste.  Il saggio va dal cinema delle origini, ricco di effetti sonori, all’epoca del Dolby. […] Con apparente paradosso, il cinema sonoro non si è sostituito al muto, che invece continua a vivere sotto il sonoro. Le analisi tecniche sono chiare e illuminanti, così come lo smontaggio di singole sequenze. Ampio glossario».  (Alberto Pezzotta, «Il Corriere della Sera», 9 gennaio 2008)

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