venerdì 6 aprile 2012

L'antirossellinismo Andrea Martini (a cura di)- Kaplan Edizioni


Alla fine degli anni Quaranta, Roberto Rossellini è un regista molto apprezzato all’estero e un po’ meno in patria. Lo circonda comunque un’aura preziosa che gli deriva dall’essere il padre del Neorealismo. Quando una star hollywoodiana come Ingrid Bergman gli si offre, è convinzione generale che la fortuna di Rossellini sia definitiva e inscalfibile. Invece il regista non si adegua a ciò che ci si attende da lui e, coerente con la sua traiettoria, dà vita a opere come Stromboli, Europa ’51, Viaggio in Italia: sceglie un cinema che non ha la funzione di mettere in scena una verità preesistente ma piuttosto di rivelare una realtà che si manifesta grazie alla macchina da presa. L’offuscamento derivante dall’ideologia, la pigrizia culturale davanti al nuovo, la resistenza verso il suo sguardo libero da giuramenti di ogni tipo, creano nella critica italiana forme di disapprovazione, di rifiuto, di condanna. Grazie anche alla doppia sanzione marxista e cattolica, aumenta il numero dei detrattori che non esitano a indicarlo come reprobo, traditore e, per finire, regista incapace se non mediocre. Sono voci che, collegate tra loro, formano un pensiero legittimamente classificabile come antirossellinismo. Un movimento che non percepisce la modernità anticipatrice di Rossellini candidandosi così a rappresentare il peccato originale della critica italiana.
Contiene saggi di: Carlo Lizzani, Adriano Aprà, Gianni Rondolino, Stefania Parigi, Tomaso Subini, Bruno Torri, Elena Dagrada, Augusto Sainati, Gian Vittorio Baldi, Anna Masecchia, Piero Spila, Leonardo De Franceschi, Callisto Cosulich e Andrea Martini.

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