giovedì 12 aprile 2012

Dal bozzetto ai generi. Il cinema italiano dei primi anni Cinquanta di Palo Noto (Kaplan edizioni)


Film comico, film a episodi, film opera, film rivista, “western italiano”... Pur essendo tra i periodi meno studiati nella storia del cinema nazionale, i primi anni Cinquanta schiudono una sorprendente varietà di pratiche di genere, talvolta effimere, talvolta destinate a perdurare. Il volume interroga quel cinema attraverso l’indagine dei legami con la tradizione realista, il confronto con i più accreditati modelli di teoria dei generi cinematografici, l’analisi comparata di figure e topoi ricorrenti. L’obiettivo è quello di capire in che modo e attraverso quali procedimenti testuali esso dà vita, se non a generi nel senso solitamente attribuito al termine, sicuramente a film di genere, riconoscibili come tali a partire dalle attrazioni che propongono.
L’analisi del cinema italiano postbellico continua a sedurre gli studiosi. È rincuorante che ad occuparsene siano critici e ricercatori sempre più giovani, anagraficamente ben lontani dal periodo del dopoguerra. Uno dei più brillanti, Paolo Noto, professore a contratto del Dams di Bologna ha appena pubblicato un bel volume, informato e ricco di spunti, intitolato Dal bozzetto ai generi. Il cinema italiano dei primi anni Cinquanta, edito da kaplan. Affiancando metodologie accademiche e spoglio delle fonti del periodo, Noto illumina una fase particolare del cinema italiano, quella che segue il neorealismo e precede la commedia all’italiana. Lì, nelle zone meno illuminate della storia, si nasconde più di un indizio sulla natura del nostro cinema e sull’identità nazionale. Generi, bozzetti (come spiega il titolo), figure culturali e sociali, registi e interpreti contribuiscono a gestire l’eredità neorealista e a preparare il terreno per un sistema cinematografico che oggi non c’è più.
(Roy Menarini, «Corriere della Sera – Bologna»)

Nessun commento:

Posta un commento