mercoledì 29 febbraio 2012

Lo sguardo degli altri


In attesa della 22° edizione del Festival del Cinema Africano, d'Asia e d'America latina, che ritornerà a Milano dal 19 al 25 marzo, Sunugal è lieta di invitarvi a una serata dove il cinema e la letteratura si incontrano e dialogano tra loro:
LO SGUARDO DEGLI ALTRI - Parole e immagini verso il 22° Festival del cinema Africano, d'Asia e d'America latina di Milano domenica 4 marzo, dalle 18.30, allo spazio MaschereNere della Fabbrica del Vapore di Milano. La serata si aprirà con la proiezione di alcuni CORTOMETRAGGI del Festival del Cinema Africano, d'Asia e d'America latina (in collaborazione con il COE, centro orientamento educativo). A seguire MALICK SAMB, giovane scrittore senegalese residente a Siena presenterà, per la prima volta a Milano, il suo libro "il destino di un clandestino"(edizioni Goreé), attraverso una piccola tavola rotonda con la giornalista Alessandra Coppola (Corriere della Sera) e il poeta-scrittore Cheikh Tidiane Gaye.
Un aperitivo-buffet senegalese ci preparerà alla seconda parte della serata, che terminerà con la proiezione di un LUNGOMETRAGGIO, sempre dal Festival.
L'evento diventerà così un connubio tra immagine e parola, tra cinema e realtà, dove il tema migrazione farà da filo conduttore.


Info:
389.0220849 | 347.0468370
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El Hadji Malick Samb è nato a Tambacounda (Senegal) il 05 giugno del 1985 in una bella, grande e modesta famiglia con 13 figli. Ha studiato nella sua città natia fino al 2004, quando il destino gli ha offerto l’occasione per andare in Europa. Grazie a un gemellaggio in occasione dell’allargamento dell’Unione Europea, è stato scelto dal suo liceo insieme a un’altra studentessa per rappresentare l’Africa. Da allora non è più ritornato nel suo paese. È rimasto in Europa rimettendo tutto in discussione, ed è venuto in Italia a cercare fortuna.

Il Festival del Cinema Africano è un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Oltre 50 nazioni rappresentate, circa 80 tra film e video proiettati.



martedì 28 febbraio 2012

KNOCKOUT Resa dei conti di Steven Soderbergh




Cast: Michael Douglas, Ewan McGregor, Antonio Banderas, Michael Fassbender, Channing Tatum e Gina Carano - Gina Carano è Mallory Kane, una spia americana addestrata per uccidere, in fuga dopo essere stata tradita dai colleghi che l'avevano ingaggiata. Per Mallory è arrivato il momento di farsi giustizia da sola. Ritorno in grande stile all'action movie per il Premio Oscar Steven Soderbergh che dirige un cast strepitoso: Michael Douglas, Antonio Banderas, Channing Tatum, Ewan Mc Gregor e Michael Fassbender.

lunedì 27 febbraio 2012

TEATRO FLORIAN ESPACE


“La vita del Florian, che ha ormai più di trent’anni, si può in qualche modo suddividere in tre diversi periodi di circa un decennio ciascuno. Molti sono gli artisti, i tecnici, gli intellettuali che, nel corso del tempo, hanno collaborato con il Florian ma i tre fondatori, Giulia Basel, GianMarco Montesano e Massimo Vellaccio, sono sempre rimasti la direzione e l’anima della compagnia. Il primo periodo è contrassegnato da una grande vitalità produttiva e dalla forte personalità artistica di Gian Marco Montesano. Dal 1978 al 1987 la vita del gruppo è quella di giovani artisti "girovaghi" sempre in movimento, soprattutto tra le tre città fondamentali per la Compagnia - Roma, Bologna e Pescara - e con continui sconfinamenti tra teatro e arti visive. Molto forte in questo periodo è anche il rapporto con Parigi, dove Montesano risiede, e con l'intellighenzia francese di Deleuze e Guattari, di Philippe Sollers e Jean Baudrillard. I primi due spettacoli -presentati al Teatro in Trastevere nel 1979, testo e regia di Gian Marco Montesano ed interpretazione di Giulia Basel e Massimo Vellaccio- dedicati a due grandi della cultura europea, "Wagner" ed "Hölderlin", vengono accolti con curiosità dalla critica romana; mentre il terzo, che debutta nel novembre 1980 al Teatro Comunale di Imola, diventerà un vero e proprio casus. Stiamo parlando di "Fascino-Luisa Ferida e Osvaldo Valenti", scritto e diretto da Montesano, con in scena Basel e Vellaccio ed accompagnato da un intervento teorico di Jean Baudrillard, che catapulterà la Compagnia all'attenzione nazionale (ricordiamo che allo spettacolo furono dedicate intere terze pagine da "La Repubblica", "Il Messaggero","Il Resto del Carlino","Il giorno","Il Tempo" e ben 5 pagine sul Patalogo). Seguiranno, nell’81, l'oratorio contemporaneo "Erzsebet" su Erzsebet Bathory, libretto di G. Montesano, musiche di Silvio Feliciani per organico orchestrale, soprano e voci recitanti (Basel, Vellaccio, Riccardo Tosi),e nell’82 "Kappa - le reve de Monsieur K.", prelude e grand opera di Felix Guattari, musiche di Franco Battiato, regia di Montesano, protagonisti, tra i tanti interpreti, Basel-Vellaccio. Poi, "E' autunno, signora", col quale Montesano vince il Premio Flaiano 1982 e porta in scena Dodò d'Hambourg, "Paradis"(1983) isterizzazione del romanzo senza punteggiatura di Philippe Sollers, trasportato da Montesano alla Salpetrière con la complicità della Basel, della giovanissima Anna Paola Vellaccio, del gruppo rock dei Dens-Dens di Riccardo Tosi, e dell'artista Gerardo Di Crola nel ruolo di Charcot. Concludono la carrellata dei più importanti spettacoli di questo primo periodo "Singapore Love" di Montesano, medaglia d'oro al Premio Candoni 1986 con Giulia Basel e Massimo Vellaccio e "Amerique" di Jean Baudrillard con molti interpreti tra i quali spiccano Renato Grilli, Ileana Bellini, oltre agli immancabili Basel-Vellaccio. Tra le tante performance di questi anni alcuni titoli:"Sonata a tre per Francesco Paolo Michetti", "Musée Grevin","Omaggio a Dudovich", "Charitas-Europa requiem", "Il museo innocente", "Europa requiem - Dresda ritmo", sempre ideate e realizzate dai tre Montesano-Basel-Vellaccio, accompagnati di volta in volta da musicisti ed altri performers. Nel giugno 1987 la svolta: viene identificato uno splendido spazio sul lungofiume di Pescara, un ex panificio industriale in rovina, che il 20 febbraio 1988 diventerà il Florian Espace, lo spazio del Florian ovvero lo Spazio della ricerca e della sperimentazione in Abruzzo. Comincia così una nuova storia, quasi una rifondazione e la compagnia "girovaga" (o "di giro", in termini ministeriali) si trasforma in Centro Abruzzese di Ricerca Teatrale, iniziando quella lunga marcia verso la stabilità che la porterà nel 2000 al riconoscimento ministeriale di Teatro Stabile d'Innovazione. E così il gruppo di artisti si voterà con straordinaria energia e passione all'organizzazione, alla costruzione del rapporto col territorio, con gli altri artisti, mettendo in moto una serie di relazioni e nuove prospettive. Cambia anche il rapporto con le proprie produzioni e tra gli elementi stessi del gruppo. Nascono così nel 1987 "Flaiano per due" ovvero "Il caso Papaleo" e "La donna nell'armadio" di Ennio Flaiano e nel 1988 "Il martirio di San Sebastiano" di Gabriele d'Annunzio,musiche originali di Fabio D’Orazio e di Gian Carlo Scarpone, primi testi teatrali non inediti messi in scena dalla Compagnia e non per caso scritti dai due grandi autori pescaresi, sempre però con la regia di Montesano e ruoli protagonisti per Basel-Vellaccio. Ancora nel 1988 vanno in scena la prima drammaturgia di Giulia Basel, "Taide" dal romanzo di Anatole France e lo spettacolo "Me piaceva imparà a memoria", scritto, diretto e interpretato da Massimo Vellaccio, quasi un lavoro di narrazione ante litteram. Inizia così un lungo periodo in cui la passione per il teatro diventa non solo creazione propriamente artistica ma anche ideazione e realizzazione di programmazioni, rassegne di teatro di ricerca, di danza contemporanea, di musica, di poesia, di arti visive, di incontri di cinema e cortometraggi in collaborazione con artisti e strutture del territorio e non solo tra le quali ricordiamo Danzitaliana,Segnali di danza, Arte ‘n rock a cura di Claudio Di Carlo, Versi e controversi festival di poesia a cura di Enzo Berardi, Composizioni pomeriggi di lettere e d'arte, Elementi di danza a cura di Beniamino Cardines, Autori allo scoperto, Catignanopolis Festival, la cura per la parte teatrale di Fuori Uso, Sentieri d'ascolto, la condivisione con Fuori Campo del premio per sceneggiature di cortometraggi. Tra le produzioni teatrali si segnalano particolarmente lo spettacolo "Kazak-il destino, probabilmente" (1992) testo di Gian Marco Montesano, vincitore del Premio Anticoli Corrado (1983), segnalato speciale della giuria del Premio Flaiano (1981), finalista al Premio IDI (1983) e la intrigante messa in scena di "Schnitte-l'ideologia del traditore" (1994) dal testo teorico di Achille Bonito Oliva. In questo periodo il Florian si apre anche a collaborazioni produttive con molti altri artisti realizzando spettacoli tra i quali vanno ricordati particolarmente "Gloria-moti di allontanamento" (1990) del compositore Giancarlo Scarpone, di cui viene realizzato anche un cd, e "Nadja" da A. Breton e M.Prosperi, un intenso spettacolo di Claudio Collovà che vede protagonista Anna Paola Vellaccio. In questi anni si sviluppa anche una collaborazione con l'ATAM e con l'Accademia "Silvio d'Amico" che darà vita a progetti e spettacoli tra cui ci piace ricordare l'"Orestea" (1996) di Eschilo, regia e musica originale di Antonio Lucifero e i due Sogni dannunziani, "Sogno di un mattino di primavera" e "Sogno di un tramonto d'autunno". Ancora dedicata a D'Annunzio è "E tu cantasti già qualche canzone" (1993), recital di poesia con romanze di Francesco Paolo Tosti,eseguite dal vivo. Tante anche le performance ("Se sento il tuo bacio", testi di Jana Cernà; "Azione terza via" dedicata a Joseph Beuys; "Servizio d'ordine" realizzato per "Fuori Uso '95" all’ex Aurum e la più replicata "Luce da luce", che dalla sua creazione nel 1989 è ancora nel repertorio della Compagnia) presentate in gallerie e mostre d'arte tra cui si segnalano la Fondazione Pistoletto a Biella, "Ritorno al mare" a Polignano, "La luna, la croce e la stella a Bari, mostra internazionale sulle tre religioni del Mediterraneo e la mostra "Le opere e i giorni" a cura di Achille Bonito Oliva alla Certosa di Padula. Ed arriviamo così sul finire degli anni '90, alla terza fase del lavoro della Compagnia. È una fase di consolidamento e di nuova espansione ed allargamento dei propri confini. Non a caso proprio nel 2000 arriva il riconoscimento ministeriale al Florian quale Teatro Stabile d'Innovazione per la ricerca così come si confermano e si approfondiscono i già buoni rapporti con gli enti locali, Regione Abruzzo e Comune di Pescara in primis. Molti gli spettacoli di drammaturgia italiana contemporanea realizzati con la regia di Walter Manfré:"La confessione", "Nigra sum","Visita ai parenti","Il viaggio", "Interrogatorio a Maria","L'isola della dottoressa Moreau", "Il rumore di Cartesio" "Gli ultimi giorni di Pescara", "La cerimonia", scritti da autori come Giovanni Testori, Aldo Nicolaj ,Ugo Ronfani,Giuseppe Manfridi, Gian Marco Montesano, Beatrice Monroy, Rocco D'Onghia, Aurelio Grimaldi, Alberto Bassetti, che hanno visto in scena insieme agli attori del Florian interpreti come Giuseppe Pambieri, Piero Di Iorio, Milla Sannoner, Carlo Cerciello, Imma Villa, Elisabetta De Palo, Massimo Loreto, Paolo Cosenza, Umberto Marchesani, Giacomo Vallozza, Franca Minnucci, Milo Vallone, Rossella Mattioli e tanti, tanti altri che hanno messo a disposizione la loro professionalità con grande partecipazione ai progetti che li hanno coinvolti. Tutto questo, sia nei teatri che in luoghi insoliti (dalla stazione di Corsico, Milano, al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa di Roma) e in festival quali Taormina Arte, Mittelfest di Cividale, Avignone Festival In, Festival di Theatre Action in Belgio e in Francia, Salisburgo-Istituto Italiano di Cultura, Parigi-Théatre du Rond-Point, Festival de Otoño di Madrid. In questo periodo (1998) debutta con "Eilean Mor, la fine del cammino" come autore e regista Fabio Sanvitale, che porterà poi in scena (2002) "Le opere complete di William Shakespeare (ridotte)" di Long, Winfield e Singer, replicatissimo per diverse stagioni, il complesso lavoro da Shakespeare "Giulio Cesare è morto" (2006),protagonista Domenico Galasso, per arrivare all'elaborazione del progetto "Numero Oscuro": si tratta di una ricerca al limite dell'investigazione criminologica col teatro di narrazione che porta in scena come Episodio Uno "Il caso Fenaroli". Tra i giovani artisti con i quali la Compagnia collabora si segnala particolarmente Raffaele de Ritis, regista e studioso di circo di levatura internazionale. De Ritis firma come autore e regista lo spettacolo "Houdini", nato con la collaborazione della Biennale di Venezia e della Festa del Circo di Brescia dove debutta nel 2002. Ma due grandi novità si verificano in questo tempo: l'apertura di un nuovo teatro, lo "Spazio Alici" (1999) che va ad affiancarsi al Florian Espace ed al Teatro Michetti, che la Compagnia gestisce in convenzione, e l' "apertura" di un nuovo settore di interesse, il Teatro Ragazzi. Dal 1998/9, infatti, il Florian comincerà ad organizzare rassegne (Boccascena e Mangiafuoco, Piccoli Teatri, T come Teatro, Chiare fresche dolci …storie) e produrre spettacoli anche per l'infanzia e la gioventù che assumeranno ben presto un ruolo significativo nell'attività complessiva del Florian, grazie all'apporto del regista Mario Fracassi, che firma quasi tutte le produzioni del settore, dalla suggestiva " La Bambina dei Fiammiferi" al replicatissimo e premiato "Hansel e Gretel"–protagoniste Flavia Valoppi ed Emanuela D’agostino- ed al contributo musicale di Paolo Capodacqua. Non possiamo non segnalare le suggestive messe in scena di tre grandi classici: "Sogno di una notte di mezza estate" (2003-04),"Eneide"( 2000) e "Così è se vi pare" (2003), regia di Walter Manfrè - protagonista Massimo Vellaccio affiancato rispettivamente da Silvano Torrieri, Carlo Orsini e Giulia Basel - che hanno letteralmente trasformato il Florian e l'Alici, immergendo gli spettatori negli spettacoli; così come va menzionato il ritorno di Montesano al teatro, dopo un lungo periodo interamente dedicato alle arti visive, con "Crucifiada" (2002 e 2003) di Franco Celenza e "dei Dialoghi delle Carmelitane" (2005 e 2006) da G. Bernanos, musiche originali di Paolo Rosato, protagonista Anna Paola Vellaccio, affiancata nei "Dialoghi" dalla grande Igea Sonni. Spettacolo, quest’ultimo, che ha portato la Compagnia al Teatro India di Roma, dove ha ottenuto consensi e riconoscimenti. Nel 2006 il Teatro Comunale D’Andrea di Pratola Peligna, appena restaurato, viene affidato in gestione al Florian, che dà vita così ad un nuovo progetto di promozione culturale che non riguarda solo la programmazione del teatro, ma si fa carico di un rapporto più articolato con il territorio di Pratola e della Valle Peligna. Sempre nel 2006 parte il progetto triennale "Ombre", nato dall'incontro con Giorgio Marini, regista di straordinaria qualità, che ha già portato in scena il Primo Movimento della Trilogia, "Occhi felici", da Ingeborg Bachmann con Emanuele Carucci Viterbi, Elisabetta Piccolomini, Anna Paola Vellaccio, che ha riscosso consensi convinti al Teatro India di Roma ed è stato inserito da Franco Cordelli sul "Corriere della Sera" ai vertici della produzione teatrale italiana della Stagione 2006-2007. Nel 2007 va in scena al Festival di Montalcino, per essere poi replicato fino all’aprile 2009, "Luce e fiamma" di Valentino Zeichen, ultima regia teatrale di Ugo Margio, uno dei più significativi registi della splendida stagione dell’ avanguardia romana. Il secondo movimento del progetto "Ombre", "I gemelli" di Fleur Jaeggy, ha debuttato nel 2008 al C.R.T. Teatro dell’Arte di Milano, per poi approdare al Teatro India di Roma. Nel 2008 inizia anche la collaborazione col regista Enrico Frattaroli con la messa in scena di "ALP – Anna Livia Plurabella" di James Joyce, che prosegue nel 2009 con "ALP&BLOOM: epistrofi joyceane", interpretato da Anna Paola Vellaccio e Franco Mazzi. Nell’agosto 2008, inoltre, il Florian dà vita ad una grande allestimento pirandelliano con "I giganti della montagna", presentato in luoghi particolarmente suggestivi, con la regia di Claudio Di Scanno. Nel 2009, per la regia di Giorgio Marini, il Florian presenta al Teatro Fondamenta Nuove, in coproduzione con la Biennale di Venezia ed in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, "Il giavellotto dalla punta d’oro" dal racconto omonimo di Roberto Calasso, protagonisti Anna Paola Vellaccio, Pino Censi e Aide Aste. Del 2009 è anche lo spettacolo di Enrico Frattaroli "Sade. Opus contra naturam–voyage en Italie", realizzato in coproduzione con Neroluce, presentato al Napoli Teatro Festival Italia ed a Teatri alle Mura di Padova, di cui il regista è anche protagonista con Franco Mazzi, Galliano Mariani e Anna Cianca.”


domenica 26 febbraio 2012

Al cinema Pirati! Briganti da strapazzo




Pirati! Briganti da strapazzo, (The Pirates! Band of Misfits, conosciuto anche come The Pirates! In an Adventure with Scientists) è un film del 2012 diretto da Peter Lord in collaborazione con Jeff Newitt, basato sul romanzo di Gideon Defoe The Pirates! In an Adventure with Scientists. Il film, prodotto dalla Aardman Animations per la Sony Pictures Animation, verrà girato utilizzando la tecnologia stop-motion e sarà distribuito anche in 3-D. (fonte quiqui)

sabato 25 febbraio 2012

Teatro San Filippo


“Il San Filippo, prezioso esempio d'eleganza e armonia, è uno dei rarissimi esempi di architettura aquilana del Seicento. Negli anni Venti dell'Ottocento, il complesso costituito dalla chiesa e dal convento dei Filippini passò ai Liquorini e quindi, dopo la costituzione del Regno d'Italia, venne trasferito al demanio comunale; la chiesa venne però messa a disposizione dell'Esercito e adibita, fino al 1946, a magazzino di derrate alimentari; successivamente, il Comune ne fece per più di vent'anni un deposito daziario. Nel 1970, quando la Soprintendenza ai Baaas per l'Abruzzo ne intraprese il radicale restauro, l'aula ecclesiale appariva in un stato miserevole, in conseguenza delle due ultime destinazioni d'uso e anche dei non felicissimi interventi di ripristino effettuati dopo il terremoto del 1703 e dopo il devastante incendio del 1842.
Rimasta a lungo inutilizzata, la chiesa languì in una nuova fase di degrado, fin quando l'iniziativa dell'Uovo, pienamente appoggiata dal Comune, ne fece nel 1987 l'attuale sala teatrale, le cui strutture lasciano del tutto indenne l'intero apparato architettonico e decorativo.
L'intervento dell'Uovo, costato circa 500.000,00 euro (dai primi lavori di ristrutturazione e adeguamenti alle normative sulla sicurezza agli attuali interventi finalizzati al miglioramento della recettività delle tecnologie teatrali) e in gran parte autofinanziato, è stato coordinato da Antonio Massena con la consulenza artistica dell'arch. Renzo Mancini e la progettazione dell'ing. Claudio Santini. Dal 1987 ci sono state quasi 2.000 rappresentazioni con circa 400.000 spettatori.
Sul palcoscenico del San Filippo ora passano i nuovi comici ma il teatro vive anche di concerti di buona musica e degli appuntamenti delle varie rassegne.
Alla domenica pomeriggio si anima la rassegna "A teatro con mamma e papà", manifestazione che unisce tradizione e innovazione della fiaba per i piccoli e che ospita quanto di meglio il teatro ragazzi offre attualmente in Italia.
Al mattino accoglie le scuole di ogni ordine e grado per l'analogo ciclo di spettacoli "A teatro con la scuola".
Molti i riconoscimenti che hanno premiato il lavoro di questa associazione: nella stagione 1993/1994, il Biglietto d'Oro Agis/Minerva ha sancito il successo di pubblico in rapporto alla capacità del teatro San Filippo.”


venerdì 24 febbraio 2012

Teatro Fenaroli. Considerazioni in ordine al restauro ed ampliamento del Teatro Fedele Fenaroli in Lanciano di Luigi Caliterna e Domenico Nativio


Chiamato dopo numerose esperienze restaurative su teatri italiani, presi contatto con la citta' di Lanciano con molto entusiasmo. Non potevo immaginare in un primo momento la straordinaria vocazione teatrale della citta' che risale a tempi lontani e che ha dato i natali a musicisti di grande valore e prestigio. Studiandone la storia appresi che assai prima del 1700 esisteva gia' una scuola musicale molto attiva i cui esponenti maggiori furono Aurelio De Faya, Camillo ed Orazio Sabino e, piu' tardi, Francesco Antonio Fenaroli padre di Fedele. A seguito di un'attivita' musicale di cosi' grande rilievo nacque la necessita' della realizzazione di un Teatro Comunale al servizio della citta'. Nel gennaio del 1815 il Sindaco Concezio Rossi ne individuo' il sito nell'ex Convento dei Padri Conventuali (San Francesco). Fu proposto anche un progettista nella persona dell'Ing. Eugenio Michitelli che a sua volta propose di utilizzare il chiostro del Convento dove aveva sede la Casa Comunale. Dovevano pero' passare ancora svariati anni affinche' il Sindaco Michele Di Giorgio potesse prendere definitivamente in mano la situazione portandola alla fase esecutiva. Se ne commise il disegno all'Ing. Taddeo Salvini il quale reputo' piu' adatto l'edificio dove sorgeva l'ex Collegio delle scuole Pie. Egli presento' ben quattro progetti. Per passare subito all'esecuzione il Decurionato delibero' di chiedere subito l'approvazione all'Autorita' tutoria e la dispensa dalle consuete revisioni dei disegni "per essere stati eseguiti dall'uomo dell'arte ben conosciuto per il suo ingegno e per avere dato riprove nelle costruzioni dei teatri di Foggia, Vasto, Chieti, Penne ed attualmente incaricato per la costruzione del Teatro di Taranto". Nel 1840 avvicinandosi il momento dell'inaugurazione il Decurionato, sull'esempio dei Napoletani, che avevano dedicato due dei loro teatri ai Re Carlo e Ferdinando, delibero' di manifestare il profondo attaccamento che la citta' di Lanciano aveva sempre avuto per la Dinastia intitolando il teatro alla Regina Maria Cristina. Il cronista lancianese Carmine De Giorgio riferisce che il Teatro con 44 palchi divisi in tre ordini, il loggione e la platea di oltre cento posti, fu inaugurato nel carnevale del 1841 con l'opera buffa "La dama e lo zoccolaio" espressamente musicata da Francesco Fioravanti. Peraltro la notizia e' rettificata, o perlomeno riportata nei suoi giusti termini, dal Sindaco dell'epoca Carlo Tommasini, il quale nella seduta decurionale del 1° marzo 1841, propose e fece deliberare lo stanziamento di altri fondi per il Teatro che, "provvisoriamente posto in attivita'", mancava ancora delle decorazioni interne e del completamento della prospettiva. Per tali motivi nel 1843 Lanciano teneva ancora a stipendio con 40 ducati al mese, l'Arch. Salvini che, oltre ad essere stato il disegnatore e progettista, diresse anche i lavori di costruzione. Infine, nel febbraio del 1845 troviamo una deliberazione per il pagamento di 1422 ducati a Leopoldo Galluzzi, scenografo del teatro San Carlo di Napoli, il quale entro il mese di maggio di quell'anno avrebbe dovuto ultimare i lavori di dipinture scenografiche, di coloriture dei palchi, indorature ed altri ornamenti. Quindi la data della solenne inaugurazione deve essere considerata quella del 22 aprile 1847 con l'intervento del Re Ferdinando II, della Regina e del rispettivo seguito "essendo il teatro a bella posta parato a festa con sestuplicata illuminazione a cerati". Con la caduta dei Borboni il teatro fu intitolato a Fedele Fenaroli. Dopo la guerra 1915/18 l'incremento demografico ed il costo delle compagnie resero insufficienti i vecchi edifici ed antieconomica la gestione dei Teatri. D'altra parte il cinema, chiamato la decima musa, con l'offrire spettacoli continuati ed a buon mercato, distolse il pubblico dalle rappresentazioni interpretate da attori. In questo periodo si assiste alla chiusura di molti Teatri ed alla loro trasformazione in sale di proiezione cinematografica ed alla conseguente spasmodica ricerca di una maggiore capienza. Non sfugge a questa condizione nemmeno il Teatro Fenaroli che nel 1933, tale e' la data del progetto ritrovato, realizza l'abbattimento degli ultimi due ordini di palchi con la conseguente costruzione di una grande balconata a gradoni che ne snatura completamente l'architettura. Anche il controsoffitto decorato viene demolito per far posto ad uno nuovo di foggia diversa che, malamente raccordato, tenta di coprire il nuovo anomalo svilupparsi della sala. In epoca successiva, non paghi di tali prodezze, viene anche abbassato il livello della platea nell'intento di ricavare alcuni posti, lateralmente, sotto il primo ordine di palchi. In questa situazione si giunge fino al giorni nostri. Un organismo disarticolato, non rispondente alle piu' elementari normative funzionali e di sicurezza, ma soprattutto deteriorato nelle strutture, fatiscente e pericoloso. Tanto da decretarne la inagibilita'.
Il progetto di ripristino del teatro Fenaroli non e' solo una pura operazione di restauro di un edificio architettonico di valore, bensi' un intervento di recupero di un elemento fondamentale nella struttura storico-culturale della Citta' di Lanciano.
Un'altra importante motivazione scaturisce dalla realta' regionale alla quale appartiene Lanciano dove, nel tessuto urbano, sono presenti i caratteri di una autentica vocazione culturale del Teatro ed alla quale appartiene di diritto la Citta' di Lanciano la quale e' gia' da tempo titolare di manifestazioni culturali di interesse nazionale. La destinazione a cinematografo che gli fu imposta durante gli anni '30, non solo ha fatto perdere al Teatro il suo originale carattere ma ha modificato in modo violento l'aspetto architettonico interno con un radicale sventramento. Questo intervento che eliminava l'espressione culturale del teatro nella Citta' allo stesso tempo la privava di un elemento architettonico caratteristico, in quanto per fare posto alle esigenze di ampliamento, che esigeva l'uso a cinematografo, venivano demoliti gli ultimi due ordini di palchi cosi' come il soffitto con le decorazioni originali. Il danno sarebbe stato irrecuperabile se non fosse per i documenti che si sono ritrovati che testimoniano l'aspetto originale del Teatro prima di essere sventrato. Il progetto di restauro si basa per quanto possibile su questa documentazione. Con tali elementi e' stata possibile una esatta ricomposizione senza arbitrarie ricostruzioni che non sarebbero ammesse comunque in un corretto intervento di restauro. Si sono potute ritrovare fotografie degli esterni che mostrano chiaramente la genesi dell'attuale facciata principale. A questo proposito pare interessante rilevare che, mentre all'interno il Teatro aveva in origine un suo aspetto definito e compiuto, all'esterno la facciata sembrava carente e mancante di una definizione architettonica completa. Sorge quindi spontanea l'osservazione che l'intervento del '33 abbia deturpato internamente la sala cambiandone la fisionomia e l'architettura, ma che al contrario, sia risultato positivo per quanto riguarda il completamento del fronte principale esterno. Su quali elementi si sia basato tale completamento non e' dato saperlo; non si comprende in assoluto se trattasi di opera dello stesso Ingegnere progettista ovvero della realizzazione di un progetto originale rimasto incompiuto. Per quanto riguarda l'interno e' stato possibile ritrovare una fotografia della sala, anteriore all'abbassamento della platea e creazione della gradinata, che mostra chiaramente l'assetto del Fenaroli su quattro ordini di palchi, dei quali l'ultimo costituisce il loggione, ed il soffitto di copertura originale decorata pittoricamente con motivi peraltro non bene decifrabili. La foto mostra inoltre chiaramente che i primi tre ordini di palchi erano contenuti nell'altezza delle lesene di proscenio mentre il 4° ordine a quota superiore, era sempre in grado di consentire una discreta visibilita' laterale perche' la quota risultava piu' bassa dell'arco scenico. Ultimati i lavori di ampliamento e restauro, lavori che costituiscono una vera ristrutturazione di tutto il complesso, il Teatro Fenaroli si presenta oggi come un organismo completo in grado di rispondere a tutte le esigenze che si presentano per l'attivita' di strutture di tal genere e mole. Nei lunghi anni impegnati per la realizzazione si sono eseguiti ben tre lotti di lavori che hanno portato alla attuale situazione. I tempi trascorsi si sono resi necessari per reperire i finanziamenti occorrenti che non sempre sono stati tempestivamente concessi. Cio' ha determinato l'accennata suddivisione in lotti ed anche considerevoli tempi morti tra un lotto e l'altro. Peraltro come primo risultato dell'operazione si ebbe nel 1989 la utilizzazione dei piccolo teatro "ex Cinema Mazzini" che e' entrato in funzione a pieno ritmo a testimonianza della necessita' di attrezzature di tale tipo per la citta' di Lanciano. E' stato ricomposto l'originale assetto architettonico della sala con i suoi quattro ordini di palchi e la sua cupola di copertura. Naturalmente si e' proceduto all'abbattimento della impropria e deturpante gradinata realizzata al momento della trasformazione in sala cinematografica. Sono stati pero' utilizzati gli spazi tergali soprastanti l'atrio di accesso destinandoli a due sovrapposti foyer. Cio' ha consentito di lasciare inalterato il fronte esterno sulla via dei Frentani ormai architettonicamente, concluso e consolidato. La fatiscente copertura in legno e' stata interamente sostituita con altra costituita da capriate di acciaio. Con gli stessi materiali e' stato eseguito l'ampliamento del palcoscenico ottenendo cosi' gli spazi necessari per realizzare ben otto camerini per gli artisti, n. 4 cameroni per gli artisti del coro e per le comparse. A piano sottopalcoscenico sono stati invece ricavati in posizione sottostante ai camerini due ambienti di notevoli dimensioni destinati a spogliatoio per i professori d'orchestra. Nella zona sottostante al perimetro della sala esistevano anticamente alcuni grandi ambienti da molti anni dismessi ed adibiti a magazzini comunali. Questi locali coperti da belle volte in mattoni erano peraltro di difficile utilizzazione perche', all'epoca della costruzione del teatro, per sostenere le murature curvilinee che delimitavano la sala, i palchi ed i corridoi dei medesimi erano stati eretti tre grossi pilastri in muratura delle dimensioni di circa mt. 4.00x3.00. Naturalmente queste strutture annullavano completamente la funzionalita' degli ambienti per il loro ingombro e per l'impatto estetico. Si e' proceduto al recupero dei locali eliminando tutte le strutture murarie a sostegno della sala del teatro, sostituendole con una delicata ed ardita struttura in acciaio che sostiene tutti i carichi delle murature e delle persone riportando gli sforzi sui muri portanti perimetrali. L'intervento articolato e complesso, e' stato premiato dal recupero dei bellissimi ambienti che sono stati pensati per accogliere i servizi del complesso teatrale lancianese. Intendendosi con tale dizione l'insieme composto dal piccolo teatro ex Cinema Mazzini, dal teatro F. Fenaroli e, in certi casi, dal contiguo Ponte di Diocleziano. L'asse di collegamento per queste fruizioni e' costituito dalla via della Torre completamente coperta, ora esclusa dal traffico veicolare, recentemente pavimentata con pregiato materiale lapideo policromo. Addirittura si potrebbe ipotizzare l'utilizzazione dei grandi locali bar ed altri adiacenti quale centro di ritrovo con regolare esercizio funzionante tutti i giorni, indipendentemente dall'attivita' teatrale. Potrebbe quindi costituirsi per la citta'' di Lanciano un polo di attrazione per tutti coloro che, amanti della musica e dello spettacolo, desiderano ritrovarsi in qualsiasi ora della giornata. In altre parole un vero centro teatrale del quale poche citta' possono disporre. Particolare cura si e' avuta nell'affrontare i problemi della sicurezza considerando anche le ultime disposizioni emanate durante il corso dei lavori con il Decreto Ministeriale 19 agosto 1996 n. 149. Con tale Decreto vengono infatti stabilite rigide norme per garantire la sicurezza del pubblico e dei lavoratori nei locali di pubblico spettacolo. E' stato quindi organizzato un sistema di uscite di sicurezza che fa parte di un preciso sistema di sfollamento accuratamente studiato ed e' stata realizzata ex novo una struttura esterna per contenere una scala di sicurezza collegata direttamente verso l'esterno che garantisca un rapido sfollamento degli spettatori che provengono dai palchi e anche da altri ordini di posti. Anche in questo senso si ritiene di avere ottenuto il massimo risultato pur trattandosi di un edificio esistente che, purtroppo, per uno dei suoi lati e' addossato e confina con il Palazzo Comunale. Comunque tutti i materiali usati sono dei tipo regolamentare conforme alle ultime norme antincendio. Il complesso teatrale e' anche fruibile dai portatori di handicap, poiche' si e' studiata la possibilita' di raggiungere, secondo le prescrizioni della Legge 13/89 la maggior parte dei posti. Sono infatti facilmente raggiungibili l'atrio di ingresso, il foyer del quarto ordine, il bar, la platea ed il secondo ed il quarto ordine dei palchi. Difficolta' tecniche dovute alla limitata altezza dei piani delle balconate impediscono all'elevatore le fermate al primo e terzo ordine. Il palco centrale del secondo e quarto ordine e' dotato di apparecchiatura telefonica per cui un eventuale spettatore portatore di handicap potra' comunicare sia con l'impianto interno del teatro che con l'esterno. Sono stati inoltre predisposti n. 4 servizi igienici regolamentari con idonee apparecchiature per uso esclusivo di spettatori disabili. Dopo aver completato la ricostruzione del terzo e quarto ordine dei palchi si e' proceduto ad un'attenta ricostruzione delle decorazioni a stucco che adornavano i parapetti. I motivi ornamentali, fortunatamente, sono stati chiaramente individuati e riprodotti esattamente, tra quelli che ancora esistevano al primo e secondo ordine e sulle barcacce di proscenio. Ne e' risultato un complesso armonioso che ripropone con assoluta certezza l'aspetto originale del teatro. Le decorazioni del primo e secondo ordine, delle barcacce e dell'arco scenico che sono invece del tutto originali sono state sottoposte ad un'attenta e minuziosa opera di restauro preceduta da una meticolosa operazione di pulitura che ha messo in luce le varie stratificazioni del colore, delle dorature e la finezza del modellato. La stessa cura si e' avuta nel trattare gli elementi lignei che costituiscono i divisori tra i palchi restaurando i motivi decorativi e scultorei in gesso, ed anche i piccoli cartigli contenenti una deliziosa testina posta al centro dell'architrave di ciascun palco. Questa opera puntuale e minuziosa ha consentito il recupero totale delle fasce costituite dai parapetti dei palchi del primo e secondo ordine e dalle barcacce che conservano quindi, come gia' detto, oltre le originali decorazioni, gli stucchi e le cromie autentiche. Per quanto riguarda invece il terzo e quarto ordine dei palchi ricostruiti, il cornicione di coronamento della sala e la cupola di copertura si e' volutamente differenziata la coloritura per evidenziare la nuova esecuzione e documentare cio' che di nuovo e' stato realizzato senza ricorrere a ingiustificate mimetizzazioni. Particolare cura si' e' avuta nel restauro dell'arco scenico finemente decorato che appariva ben conservato dopo la prima operazione di pulitura. Tutte le dorature sono state eseguite con oro zecchino in foglia e non con porporina stesa a pennello, destinata nel tempo ad annerire, come purtroppo era avvenuto nelle trasformazioni degli anni '30. Si e' provveduto alla illuminazione, della sala mediante appliques collocati nelle posizioni originali rilevate in una vecchia fotografia. Anche la forma dei corpi illuminanti, appositamente disegnati, riprende le linee fondamentali con il cartoccio "appeso" come compariva nella stessa fotografia. Questi applique, che in numero di 36 dispongono di un doppio braccio, sono sufficienti all'illuminazione della sala. Potranno essere in seguito integrati da un grande lampadario centrale che dovra' essere eseguito con gli stessi criteri, forme e materiali composti in modo da ottenere la necessaria grandezza ed importanza. Per il lampadario previsto, ma non realizzato per carenza di fondi, sono gia' predisposti l'argano di sospensione e sollevamento e le linee elettriche di alimentazione. Gli stessi corpi illuminanti, composti in maniera diversa, sono stati utilizzati per l'atrio di ingresso, locale biglietteria, primo e secondo foyer, bar e parte terminale della nuova scala di sicurezza. La sala e' stata accuratamente arredata utilizzando speciali velluti con regolare classificazione ignifuga allo scopo di evitare, in caso di incendio, produzione di fiamme e vapori venefici. Con gli stessi materiali sono stati confezionati il sipario, il panno di boccascena, l'arlecchino e tutti i componenti che inquadrano la scena. Lo stesso dicasi per il rivestimento delle poltrone, le buonegrazie dei palchi e, in una parola, tutto cio' che costituisce materiale tessile decorativo e funzionale. La tonalita' rossa e' stata prescelta facendo parte delle cromie originali del teatro ed il risultato mi sembra apprezzabile. Anche la parte del teatro che il pubblico non vede, e' stata particolarmente curata allo scopo di rendere il teatro ben funzionante ed adatto a qualsiasi tipo di allestimento scenico moderno. Si puo' quindi pensare all'esecuzione di spettacoli di qualsiasi genere ed importanza compatibile con la mole del teatro. Il palcoscenico di discrete dimensioni e' stato prolungato sul retro ottenendo una buona profondita' che consente realizzazioni sceniche importanti. Il piano palcoscenico e' completamente suddiviso in botole amovibili delle dimensioni di circa ml. 1.20x1.20. La estrazione di tali botole consente la creazione di "trabocchetti" per la sparizione di personaggi od oggetti. L'accoppiamento di piu' estrazioni consente l'abbassamento di intere parti di scena utile per l'ottenimento di effetti speciali. L'estrazione di un'intera striscia di botole nel senso parallelo al boccascena puo' anche consentire l'effetto di una sparizione graduale di un oggetto o di' un gruppo di persone. Il graticciato di manovra e' stato realizzato con correnti in legname ignifugato sui quali i macchinisti teatrali sono usi costruire di volta in volta le apparecchiature sceniche secondo la tradizione. A corredo del graticciato due ballatoi di manovra permettono l'utilizzazione di tutti i tagli (in numero di trenta) disponibili per appendere scenari dipinti. Sono stati montati n. 3 tiri motorizzati in aiuto ai tiri manuali, nella speranza di poterli aumentare nel tempo, poiche' il costo e' contenuto e la installazione e' semplice. L'illuminazione dall'alto avviene mediante tre ponti luce mobili che possono essere equipaggiati con numerosi proiettori e riflettori nei quattro colori necessari per tutte le esigenze di scena. Altri proiettori possono essere collocati in posizioni diverse ed anche e' predisposto un piazzamento direttamente in sala per illuminare zone del palcoscenico con luce frontale. Il parco lampade e' composto da numerosi proiettori da 500, 1000 e 2000 watt per un numero complessivo di 100 pezzi. Questo equipaggiamento, senz'altro superiore alla media, consente ottime possibilita' di effetti luminosi, diffusioni, proiezioni, e quant'altro necessario. L'impianto di regolazione delle luci dispone di n. 72 circuiti che raddoppiano all'uscita delle cassette di spinamento. Ogni circuito consente un carico di 2000 watt. A titolo esemplificativo si puo' quindi affermare che l'impianto luce massimo potrebbe assommare a ben 140 riflettori da 1000 watt! Esiste anche la possibilita' di inserire nel quadro di alimentazione, delle cassette di spinamento i regolatori delle luci che utilizzano le compagnie di giro che possono operare portando i loro allestimenti nel Teatro Fenaroli. E' stato inoltre realizzato un impianto di diffusione sonora che consente di trasmettere avvisi e segnali in tutto il teatro e nei locali destinati alla sosta del pubblico. Tale impianto durante lo svolgimento dello spettacolo consente l'audizione in tutti i camerini, cameroni e luoghi di lavoro ove sostano gli attori, il coro e le comparse. Tale possibilita' di seguire lo svolgimento dello spettacolo si e' dimostrata particolarmente utile poiche' i partecipanti possono prepararsi per l'entrata in scena al momento giusto senza ingombrare il palcoscenico e creare quindi disturbo agli addetti di scena, elettricisti ecc. Il teatro e' naturalmente dotato di un completo impianto di climatizzazione estiva ed invernale particolarmente studiato per garantire un sufficiente numero di ricambi d'aria opportunamente filtrata e depurata. Inoltre un capace impianto per lo spegnimento degli incendi assicura l'utilizzazione di un congruo numero di idranti e di estintori. E' certo che i lavori di ristrutturazione e restauro del Teatro Fenaroli offrono ora ampie possibilita' per l'esecuzione di qualsiasi tipo di spettacolo, certamente non inferiori ai locali della stessa grandezza esistenti oggi in Italia. Nel caso specifico si puo' affermare trattarsi di attrezzature di avanguardia poste in opera nelle giuste quantita' considerate volutamente superiori alla media.


giovedì 23 febbraio 2012

Multisala Salento di Mattia De Pascali (Kurumuny) il 25 febbraio ai Cantieri Teatrali Koreja


In occasione dell’uscita del volume MULTISALA SALENTO  - Come fare film sotto il sole con pochi soldi e a stento di Mattia De Pascali, edito da Kurumuny, sabato 25 febbraio 2012 a partire dalle 18,00 (ingresso libero) ai Cantieri Teatrali Koreja (via Guido Dorso 70) ci sarà un incontro - dibattito sullo stato dell’industria cinematografica salentina. Obiettivo dell’appuntamento è quello di cercare di comprendere se un’industria del cinema salentino esista oppure no, ma soprattutto capire a cosa va incontro chi vuol fare cinema nel Salento. L’autore di MULTISALA SALENTO – Come fare film sotto il sole con pochi soldi e a stento attraverso una serie di interviste agli addetti ai lavori, registi, attori, sceneggiatori, delinea il quadro dell’industria cinematografica salentina. La tesi fondante del libro è che ci sia moltissimo entusiasmo, molte idee, molti giovani talenti, la maggior parte formatisi da autodidatti, che però non hanno a disposizione risorse per realizzare i loro progetti.  Il Salento resta dunque terra di migrazione per troupe provenienti da fuori, un luogo dove manca chi possa investire del suo per promuovere un’industria in grado di crescere su basi solide e non essere alla mercé di tagli e crisi economiche? Parteciperanno Edoardo Winspeare, Davide Barletti, Rossella Piccinno, Gabriele Russo, Franco Ungaro, Luigi Chiriatti, Mattia De Pascali. Coordina Raffaele Gorgoni, giornalista Rai. “Forse non è Hollywood, forse con la California avrà in comune soltanto le temperature miti che diventano infuocate a ridosso del solleone, fatto è che al Salento piace il cinema e al cinema piace il Salento, un amore corrisposto e burrascoso che viene raccontato e riassunto agevolmente in un saggio di Mattia De Pascali, giovane autore supersanese (nato a Gallipoli), appena edito da Kurumuny. Il titolo è eloquente almeno quanto l’argomento “Multisala Salento. Come fare film sotto il sole con pochi soldi e a stento”. Basta scorrere l’indice del volume per accorgersi di avere tra le mani, finalmente, una bussola critica su un fenomeno al quale negli ultimi anni sono stati dedicati nel bene e nel male, centinaia e centinaia di articoli, discussioni, forum, dibattiti. In principio fu Carmelo Bene, così verrebbe da dire; prima degli anni in cui il nostro-non-nostro ambientava “Nostra signora dei turchi” (1968) a Santa Cesarea Terme non c’era stato molto spazio per questa terra, sul grande schermo; la perizia critica del lavoro di De Pascali rintraccia in “Tarantula”, un breve documentario di Gianfranco Mingozzi, la prima ‘traccia’ filmica lasciata sull’estremo lembo d’Italia, per poi descrivere e elencare la quasi (perle nascoste in archivi permettendo) totalità della produzione filmica in Salento.” (dalla recensione di Luciano Pagano sul blog de La Repubblica)

Info Kurumuny edizioni : www.kurumuny.it


mercoledì 22 febbraio 2012

Teatro Stabile Abruzzo


Il Teatro Comunale di Atri compie 125 anni, in tutta la provincia teramana unico teatro ottocentesco ancora splendidamente conservato ed attivo.
Il Comune di Atri, la Provincia di Teramo, la Regione Abruzzo ed il Teatro Stabile d’Abruzzo dedicano a questo evento una giornata di festa che coinvolge i principali protagonisti del panorama teatrale nazionale.
Venerdì 19 maggio dalle ore 16,00 nel Teatro Comunale di Atri si alterneranno sul palcoscenico grandi attori, da Giorgio Albertazzi a Johnny Dorelli, a Vanessa Gravina, ad Edoardo Siravo, a Geppy Gleieses, ognuno con un particolare legame con questo teatro; grandi registi, da Antonio Calenda a Luca De Fusco, direttori di teatri pubblici come Federico Fiorenza, Pietro Valenti, gli stessi De Fusco (anche presidente dell’Associazione Teatri Pubblici) ed Albertazzi; il presidente dell’ETI (Ente Teatrale Italiano) Giuseppe Ferrazza; il vicepresidente dell’AGIS Roberto Toni; i critici teatrali Franco Cordelli dal Corriere della Sera e Masolino D’Amico de La Stampa; il pluripremiato autore Franco Scaglia direttore di Rai Cinema; il vicedirettore di RAI 2 Giovanna Milella; ed ancora il presidente dell’ATAM Marco Fanfani ed il presidente della “Primo Riccitelli” Maurizio Cocciolito. Apriranno i lavori Gabriella Liberatore, assessore alla cultura del Comune di Atri e Leandro Di Donato consigliere della provincia di Teramo e consigliere di amministrazione del Teatro Stabile d’Abruzzo. Per una intera giornata Atri si troverà al cento della discussione teatrale che infervora l’intero Paese: quale la funzione del Teatro nella nostra società? E quali le strade che il teatro pubblico deve aprire alla produzione di spettacolo dal vivo in Italia?
Promotore dell’iniziativa l’assessore alla cultura di Atri Gabriella Liberatore, che vuole cogliere l’occasione “ per rilanciare la vita e l’attività del Teatro nella città di Atri, un imput da utilizzare per iniziare un percorso che porti ad identificare la vocazione culturale della nostra splendida cittadina”.
“Il pubblico teatrale è in crescita nonostante il grave momento di crisi”, dichiara Leandro Di Donato, altro promotore dell’iniziativa insieme all’assessore Liberatore, “questo ci deve far riflettere, come amministratori della cosa pubblica, sui bisogni della gente, non si deve eliminare dall’attività degli enti locali la risposta alla richiesta culturale. Il Teatro Pubblico deve servire proprio a questo, a immettere nel mercato dello spettacolo un’offerta qualificata che avvicini il pubblico ai palcoscenici soprattutto nei piccoli centri e nei teatri storici come quello che festeggiamo”.
“Atri è un piccolo comune, ma con una attività culturale ben radicata nel tempo”, ricorda il direttore del TSA Federico Fiorenza, “è stato, infatti, tra i primi promotori della straordinaria avventura del primo circuito pubblico italiano dell’allora Teatro Stabile dell’Aquila ed oggi ha tutte le carte in regola per tornare ad essere luogo centrale di discussione teatrale.”


martedì 21 febbraio 2012

Teatro Italo Argentino


Era l’anno 1911, quando per iniziativa di pochi concittadini sorgeva la “Società Anonima” per la costruzione ed esercizio di un Teatro Sociale in Agnone con capitale di L. 16.000 risultante da 32 azioni di L. 500 ciascuna e di L. 12.803 versate dalla Società Unione e Beneficenza di Buenos Ayres per la fondazione di un ospedale in Agnone e invertita, in vista della mancanza di capitali necessari, per la costruzione del Teatro, e di L. 12.000 date dal Sig. Ruggiero di Paola residente a Buenos Ayers, con l’obbligo di versare annualmente all’asilo infantile lire trecento. Diverse vicende amministrative – comunali e le solite ragioni di gelosie e dispetti personali non resero possibile la costruzione del teatro né su una porzione di suolo dell’ex Palazzo Vescovile, attiguo al Circolo di Conversazione, né all’orto di S. Francesco, né a Maiella e si finì con l’acquistare il suolo ai giardini che sono dietro l’ex Portico di Toro, in vicinanza della Chiesa di Sant'Emidio. Si iniziò con molto entusiasmo e con la certezza di mettere su in breve tempo un teatro in piena regola, fornito di tutto quanto s’addice e necessita per un ampio teatro moderno. Senonchè spendendo lire 55 mila o poco più non si riuscì ad avere un gran vano, chiuso fra quattro immense muraglie, un embrione di palcoscenico, un tetto tipo parasole e il solo soffitto alla sala. Ciò perché le fondazioni profondissime nelle abissità di un terreno prive di roccia richiesero una spesa ingente. Gli azionisti si sentirono un po’ sconfortati, e nello stesso tempo sfiduciati, preferirono non rischiare, serviva altro denaro per poter fare quei lavori indispensabili che rendessero almeno possibile usare e sfruttare in qualche modo il locale. Intanto non si pagavano le 300 lire annue all’Asilo Infantile e l’Amministrazione dell’Istituto si sentì nel diritto di adire l’autorità competente. Il locale, sorto per essere un teatro, correva il rischio di essere venduto per diventare un’officina o un grande magazzino.
Ma a tempo le due benemerite banche agnonesi, L’Operaia e la Sannitica, pregate e premurate da alcuni azionisti, sottoscrissero ciascuna sette azioni e così l’amministrazione dell’anonima società teatrale potè togliere qualunque pendenza con l’Asilo, pagandogli oltre 2000 lire per quote arretrate e spese. Salvato il locale, rimaneva la necessità di metterlo nella condizione di poter funzionare da teatro e da cinema, ma essa non era più opera degli azionisti sempre sfiduciati e timorosi di investire altro denaro. Quindi per l’interessamento di pochi di essi, superate le laboriose trattative e le immancabili difficoltà contrattuali, si venne nella determinazione di concedere il fabbricato per 15 anni ai Sigg. Secondino Lastoria, Alessandro Cacciavillani, Franco rag. Sabelli e Ettore rag. Porfilio con l’obbligo di farvi il pavimento e altri lavori, tali da trasformare il vano in una sala adatta per compagnie teatrali. E il nuovo quadrunvirato sociale, privo di titubanze, ma con spirito di attività giovanile, si mise all’opera e in pochi mesi fece del suo meglio per fornire Agnone di un elegante e vasta sala, con un ordine di palchi capace di contenere oltre mille spettatori.
Il Teatro, sotto il nome di Politeama Italo-Argentino fù inaugurato il 14 Ottobre 1911 con la compagnia drammatica italiana, diretta dal Sig. Carlo Titta. Dopo la gestione di tante Compagnie, tra le più recenti ricordiamo la Società Cooperativa “I Dioscuri A.R.L. di Roma" (1992/1994); La Nuova Compagnia del Teatro Italo Argentino (1995/2000); Compagnia Stabile Alto Molise (2000/2005), subentra la Nuova Associazione denominata “Amici del Teatro Italo Argentino” costituita il 6 Maggio 2005 con oltre 150 soci tra fondatori, benemeriti e ordinari che grazie al loro contributo hanno dato la possibilità di effettuare lavori di ristrutturazione.


lunedì 20 febbraio 2012

Al cinema War Horse







Dream Works Studios e il regista Steven Spielberg presentano "War Horse", un'avventura epica per un pubblico di tutte le età e un'indimenticabile odissea sull'amicizia, la scoperta e il coraggio.

Questa grande storia di un giovane ragazzo di nome Albert e del suo amato cavallo Joey, ha luogo all'inizio della Prima Guerra Mondiale. Joey viene venduto dal padre di Albert alla cavalleria inglese e inviato al fronte, iniziando uno straordinario viaggio sullo sfondo della Grande Guerra. Nonostante gli ostacoli che si trova ad affrontare a ogni passo, riesce a entrare in contatto e cambiare la vita di tutti coloro che incontra lungo il suo cammino. Albert, che non riesce a dimenticare il suo amico, lascia la propria casa per dirigersi verso i campi di battaglia in Francia, per ritrovare il proprio cavallo e riportarlo a casa.
War Horse, un'avventura epica per un pubblico di tutte le età e un'indimenticabile odissea sull'amicizia, la scoperta e il coraggio. (fonte cinema e cinema)

domenica 19 febbraio 2012

TEATRO CARLO GESUALDO (AVELLINO)


“La storia del Teatro di Avellino comincia nel primo decennio dell’800 per volontà dell’intendente del Principato Ultra, Giacomo Mazas, intenzionato a regalare al “giovane” capoluogo di provincia un luogo di crescita sociale e culturale. Il progetto, però, non decollò mai del tutto, incontrando sulla sua strada numerosi ostacoli che condussero, nel 1925 alla vendita dell’immobile che aveva ospitato la sala teatrale. Avellino ha dovuto attendere quasi un secolo per riappropriarsi del suo teatro cittadino: nel 2002 l’opera architettonica, ricostruita in Piazza Castello, rinasce a nuovo splendore e, come in un ideale recupero della memoria storica, viene intitolato a Carlo Gesualdo, il “Principe dei Musici”. La struttura, firmata dagli architetti Carlo Aymonino e Gianmichele Aurigemma e inaugurata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, valorizza ed il centro storico del capoluogo irpino. Ogni elemento urbanistico risulta perfettamente inserito in un sistema di spazi, di destinazioni d’uso e di percorsi. Il complesso teatrale, per la sua posizione strategica, gode della massima fruibilità, sia come luogo di spettacoli che come centro convegni, salotto intellettuale, laboratori di danza, di teatro e come centro di produzioni. Il Teatro non si presenta solo come lo sfondo di una piazza né come edificio isolato dal suo contesto urbano, ma come costruzione complessa. E tutte le sue parti risultano espressione di una sua specifica funzione.
La scelta della scena a emiciclo che si affaccia su piazza Castello e il grande portale sulla circumvallazione sono “segnali” architettonici che ne attestano la sua presenza nel luogo. All’interno del Teatro la sala principale a forma circolare, in ricordo del teatro all’italiana, garantisce un corretto e ottimale funzionamento del complesso, sia distributivo che visivo e acustico, in funzione delle varie destinazioni d’uso richieste. Infatti, il Teatro Carlo Gesualdo viene scelto per spettacoli di prosa, per l’opera, per i concerti, per il varietà, ospitando anche convegni e congressi culturali e politici. Con la stagione 2011/12 si celebra il decennale del Teatro Carlo Gesualdo che nei suoi primi nove anni di vita ha registrato oltre 500.000 presenze. Un numero destinato a crescere grazie all’offerta culturale che ogni anno attesta il Carlo Gesualdo come uno dei principali punti di riferimento dell’intero Sud Italia.”



sabato 18 febbraio 2012

TEATRO IL SALTIMBANCO


“Già dagli inizi degli anni '60 I salesiani di Puglia e Lucania (l'ispettoria Meridionale era allora divisa fra Ispettoria  Campano-Calobra e Ispettoria Puglia-Lucania) accarezzavano, guidati dall'Ispettore don Luigi Pilotto l'idea di una Casa a Santeramo che potesse essere Centro di Spiritualità religiosa e giovanile. L'idea si concretizzò come Noviziato e come Oratorio-Centro giovanile. Così fu approvato dai Superiori Maggiori il 1963. Si cominciarono i lavori, ma nel frattempo cambiò la destinazione dell'Opera e si aprì il settembre 1966 come Ginnasio per Aspiranti al Sacerdozio (trasformando qui il ginnasio di Cisternino). Il primo direttore fu don Pasquale Liberatore, coadiuvato da vari confratelli che dessero servizio per la scuola e per l'incipiente Oratorio. A don Liberatore subentrò come direttore don Alfonzo Rocco. Dopo il Capitolo Ispettoriale 1972 si aggiunse il Noviziato (trasferito qui da Pacognano), con don Antonio Marrone direttore e don Francesi Raneiri Maestro dei Novizi. L'esperienza di aspirantato e di noviziato, però durò soltanto un anno, perché prevalsero altri nuovi e diversi orientamenti per l'ammissione alla vita religiosa salesiana. Cosicché terminò l'esperienza aspitrantato-noviziato) e iniziò la nuova esperienza salesiana Scuola Media di Orientamento Apostolico, con il direttore don Osvaldo Traversa, Si susseguirono altri direttori in questa diversa e nuova esperienza: don Raffaele Jeva, don Leonardo Cella, don Ferdinando Lamparelli. Con le difficoltà di tenere su la scuola media, anche se di orientamento apostolico, si giunse il 1982 alla decisione di chiudere anche la Scuola Media, come si chiusero altre Scuole Medie dell'Ispettoria. Da qui partì  l'altra esperienza, dell'Oratorio e Centro giovanile a se stanti. Esperienza ancora di vita, con i direttori, successivamente, don Salvatore Barbetta, don Ferrucci Apicella, don Pasquale Martino e don Ciro Solfora. Il fiore all'occhiello delle attività educative santermane sono state, già fin dagli inizi dell'opera salesiana, quelle del tempo libero, intelligente e significativo: attività ludico-ricreative e culturali. Fra tutte queste attività si distinsero soprattutto l'attività teatrale, l'attività del Carnevale cittadino e l'attività del festival della canzone. Per l'attività teatrale già dal 1952 l'Opera si era dotata di una buona struttura. Attività queste, significative e perciò continuative, grazie al coraggio e all'impegno dei salesiani che si sono avvicinati e dei collaboratori (tantissimi!) che hanno voluto bene alla cittadina santermana. Dal 2006 infine don Pasquale Martino, si è dato inizio al nuovo indirizzo dell'opera di Santeramo, come Ostello della Gioventù, che si è dotata di un rifacimento dell'intera Opera con l'annesso Teatro. Alla gestione del tutto provvede una Cooperativa, costituita da giovani e da adulti della Famiglia Salesiana. Affiancherà questo paziente e certosino lavoro di educazione e formazione dei giovani la presenza di altri adulti significativi, come il carisma e la prassi salesiana consolidata man mano suggeriranno. Il  31 gennaio '09 vorremmo inaugurare la nuova struttura dell'Opera, in modo che si possa ancora più significativamente provvedere alla vita e alla formazione dei giovani. Che don Bosco benedica tutto ciò che noi nelle nostre piccole possibilità ci accingiamo a fare. Esprimiamo il nostro ringraziamento a tutti coloro che in vari modi ci hanno aiutato: vi hanno creduto e contribuito alla realizzazione di quest'opera educativa. Sono tanti, li teniamo tutti presenti. (La comunità salesiana di santeramo)


venerdì 17 febbraio 2012

TEATRO POLITEAMA GRECO LECCE


Storia del Teatro Politeama Greco - Le prime rappresentazioni teatrali in Lecce a partire dalla seconda meta dell'800, furono privilegio dei pochi spettatori (aristocratici e borghesi) che l'unico piccolo teatro allora esistente poteva contenere. Nel 1882, il pubblico dimostrò apertamente il malcontento per la stagione lirica realizzata. Vennero rappresentate le opere ‘Ruy Blas’ e ‘La forza del destino’. Tutte incontrarono la dura critica del pubblico leccese che, malgrado la presenza di cantanti, anche di buon livello, rilevava la mediocrità degli allestimenti, l’esiguo numero di orchestrali e masse corali. Lo stesso destino era toccato alle opere delle stagioni liriche degli anni precedenti: ‘Il Trovatore’, ‘Marco Visconti’, ‘Violetta’ (che la censura impediva di chiamare ‘Traviata’). L’insoddisfazione era diffusa, ormai, sia tra gli aristocratici e i borghesi che avevano assistito alle rappresentazioni liriche date in un teatro troppo piccolo, sia tra il popolo, che sognava un teatro la cui capienza permettesse a tutti di coltivare l’amore per l’opera e la musica in genere. Così, nel 1884, venne inaugurato il Teatro Politeama ‘Principe di Napoli’, l’odierno Teatro Politeama ‘Greco’. All'inaugurazione ufficiale, avvenuta il 15 novembre 1884, con l"Aida’ di Giuseppe Verdi, il compositore, impossibilitato a partecipare, delegò il maestro Carlo Lovati a dirigere l’opera. Il cast degli artisti era di ottimo livello e comprendeva: il soprano Erminia Giunti-Barbera, all’epoca considerata una delle migliori interpreti di ‘Aida’; il tenore Francesco De Santis, il mezzo soprano Emma Terrigi, il baritono Stefano Caltagirone e il tenore comprimario Attilio Marverti. Alla fine dell’opera, il pubblico, affluito da tutta la Puglia si dimostrò entusiasta sia del teatro che della rappresentazione. Da allora, si susseguirono negli anni stagioni liriche sempre di grande prestigio. Nella primavera del 1894 fu rappresentata, per la prima volta in Italia, l’edizione riveduta con sostanziali modifiche al I° atto della ‘Manon Lescaut’ di Giacomo Puccini.
Nel 1911, avveniva il debutto del grande tenore Tito Schipa, la cui vita artistica tanto é stata legata al Teatro Politeama ‘Greco’. Il debutto avvenne, in circostanze fortuite, per il licenziamento del tenore del ‘Mefistofele’ di Arrigo Boito. Tito Schipa, giovane corista, si propose a sostituirlo e, viste le difficoltà di reperire un cantante in tempi brevi, ottenne di interpretare il ruolo del dott. Faust accanto a celebri artisti come il basso Lucenti e il soprano spagnolo Conchita Supervia. Il suo trionfo a Lecce precedette la immediata successiva affermazione del tenore in campo internazionale. Un anno dopo, un altro tenore, il sardo Bernardo De Muro, impegnato nel ‘Ruy Blas’ di Filippo Marchetti, trovò nel teatro leccese l’inizio di una splendida carriera che lo portò, l’anno successivo, al Teatro alla Scala di Milano.
All’inizio degli anni ’20, Tito Schipa fu nominato direttore artistico del teatro e, negli anni che seguirono, organizzò stagioni liriche di altissimo livello che vantarono la presenza di grandi artisti e la direzione di compositori dell’epoca quali Pietro Mascagni, Francesco Cilea, Riccardo Zandonai. Sul palcoscenico del teatro, oltre a Tito Schipa, si sono susseguiti cantanti prestigiosi come Giovanni Manurita, Antonio Melandri, Francesco Merli (tenore), Benvenuto Franci (baritono), Tancredi Pasero (basso), Giannina Arangi Lombardi, Toti Dal Monte, Lina Pagliughi, Licia Albanese, Iris Adami Corradetti (soprano).
Negli anni ’40, le stagioni liriche furono organizzate dalla sapiente guida del maestro Carlo Vitale, fino alla sua morte, nel 1989. Da ricordare, nel 1979, la prima assoluta dell’opera ‘Il Marchese di Rocca Verdina’, diretta personalmente da Dino Milella, autore di musica e libretto; nel 1981 e nel 1983 furono rappresentate in lingua originale, per la prima volta in Puglia la ‘Carmen’ di Bizet ed il ‘Faust’ di Gouneud, quest’ultimo nella versione integrale, comprendente la suggestiva scena del baccanale dell’atto terzo. Indimenticabile, nel 1984, fu la rappresentazione dell’'Aida' di Verdi, con il tenore Nicola Martinucci, in occasione del centenario dell’inaugurazione del teatro e, nel 1985, la ‘Figlia del Reggimento’ di Donizetti, diretta dal maestro Franco Caracciolo, con scene di Franco Zeffirelli. Altre memorabili rappresentazioni: nel 1986, ‘La Boheme’ con il soprano Raina Kabaiwanska , nel 1988, ’Anna Bolena’ di Donizetti, con Katia Ricciarelli, il basso Paolo Washington e la regia di Beppe De Tommasi, e il ‘Nabucco’ di Verdi, con il debutto del baritono Simone Alaimo e il grandioso allestimento di Tito Varisco.
In quegli anni e sino ai nostri giorni, non sono mancati cantanti e direttori d’orchestra di fama internazionale. Tra questi ultimi, nel 1978, il maestro Tristano Illesberg ha diretto la prima assoluta dell’opera ‘Ifigenia’ (in Tauride), di Francesco Morini, con il soprano Luisa Maragliano; nel 1990, Daniel Oren ha diretto ‘Simon Boccanegra’, con il baritono Leo Nucci, il basso Roberto Scandiuzzi, regia di Virginio Puecher; sempre nel 1990, Raynald Giovaninetti ha diretto ‘La Traviata’ di Verdi con il tenore Vincenzo La Scola e la regia di Stefano Vizioli; nel 1993, Paolo Peloso ha diretto ‘La Boheme’, con Salvatore Fisichella , regia di Beppe De Tommasi e scenografie di Ferruccio Villagrossi. Tra i cantanti, oltre ai già citati; i tenori Mario Del Monaco, Lando Bartolini (Tosca,1984) Pietro Ballo (La figlia del Reggimento, 1985), Nicola Martinucci (Aida, 1984, Norma, 1994; Turandot, 1995),Giuseppe Giacomini, Maurizio Frusoni; i soprani Luisa Maragliano (Cavalleria Rusticana, 1976, Aida, 1977), Gabriella Tucci (Turandot, 1977), Luciana Serra (Lucia di Lammermour, 1979, I Puritani 1998), Cecilia Gasdia (La Bohème, 1989), Lucia Aliberti, Maria Chiara; i baritoni, Aldo Protti, Alberto Rinaldi; i bassi Bonaldo Gaiotti, Rolando Panerai. Con scadenza biennale, dal 1982, si svolge il Concorso Internazionale " TITO SCHIPA” per giovani cantanti lirici attraverso il quale sono emersi cantanti già inseriti a pieno titolo nel circuito internazionale. Dal 1997 al 2002, Katia Ricciarelli è stata nominata direttrice artistica della Stagione lirica tradizionale del Teatro Politeama ‘Greco’. Nel 1998 è stata interprete in ‘Fedora’ di Umberto Giordano insieme al tenore José Cura, nel 1999 in Adriana Lecouvreur, nel 2000 in Agrippina e Turandot. Nel 1998 la prima opera ‘I Puritani’, di Bellini, è stata magistralmente diretta dalla bacchetta di Richard Bonjnge, con il soprano Luciana Serra, e la regia di Filippo Crivelli. Nel 1999 Gloria Scalchi è interprete ne 'I Capuleti e i Montecchi’ e Francesca Patané in Macbeth. Infine, nella Stagione lirica del 2000 'L'elisir d‘amore‘ è stato diretto da Alberto Veronesi e ’I due Foscari’, da Carlo Palleschi con Renato Bruson.

STORIA DEL TEATRO COME EDIFICIO - Il Teatro Politeama ‘Greco’ era nato nel pensiero dei cittadini di Lecce già molti anni prima che si posasse la prima pietra destinata a costruirlo. Lecce meritava un grande teatro che accogliesse non più solo pochi spettatori privilegiati, ma anche il popolo, ormai conquistato dall’amore per l’opera e la musica. Il sogno iniziò a tramutarsi in realtà quando, nel 1882, Donato Greco chiese al Municipio la licenza per la costruzione del teatro. Il Progetto fu approvato all’unanimità dal Consiglio comunale riunito dal Sindaco Guariglia. I lavori iniziarono pochi mesi dopo sotto la direzione dell’ingegner Oronzo Greco (fratello di Donato) e proseguirono alacremente per un anno. Il Teatro era dotato di un palcoscenico mobile, in grado di abbassarsi sino a diventare tutt’uno con la platea. Dopo una prima verifica acustica il giorno di Pasqua del 1884, che lasciò entusiasti artisti, orchestrali. e spettatori, l’inaugurazione ufficiale del Teatro Politeama ‘Principe di Napoli’ (così si chiamò il teatro nei suoi primi anni di vita) avvenne il 15 novembre del 1884 con l"Aida’ di G. Verdi e fu un grande successo.
Nel 1913 vennero eseguiti importanti lavori di ristrutturazione: il teatro, prima in legno, fu costruito in pietra; il palcoscenico divenne fisso; fu aumentata la capienza del teatro; furono costruite tre file di palchi oltre il loggione; il soffitto fu dipinto dal maestro Carmine Palmieri. Furono apportati numerosi abbellimenti: in particolare, la sala fu arricchita con decorazioni eseguite da maestri decoratori di fama nazionale, le vecchie poltrone vennero sostituite con nuove, più confortevoli, con l’alta spalliera in velluto rosso, nello stile del tempo; infine, al posto del preesistente giardino venne creato un ampio foyer. Altri lavori furono eseguiti, nel 1926, dietro suggerimento del direttore artistico, il celebre tenore Tito Schipa e portarono alla creazione del ‘golfo mistico’ per l’orchestra: così, Wagner aveva battezzato la fossa orchestrale, ossia lo spazio, scavato in parte sotto il palcoscenico, in parte sotto il livello della platea, dal quale il suono si diffondeva perfetto ed armonioso, in tutta la sala. In precedenza l’orchestra suonava allo stesso piano della platea.
Il 1958 fu un altro anno di importanti ed impegnativi lavori di restauro, voluti dal titolare del teatro, I’avv. Giuseppe Greco, ricco proprietario terriero: furono aggiornati tutti i sistemi di sicurezza, l’impianto elettrico e di riscaldamento trasformato, quest’ultimo, da impianto a termosifone, ad impianto ad aria calda. Nel 1994, il Teatro Politeama ‘Greco’, dopo soli dieci mesi di instancabili lavori di ristrutturazione, è stato restituito ai leccesi in tutto  suo splendore. I lavori, seguiti con passione dal figlio di Giuseppe Greco, dott. Alberto Greco, già banchiere e anch'egli mecenate, e da sua moglie, prof. Ademarita Angelelli, hanno portato al rinnovo dell’intera platea, nonché al restauro di tutti i fregi e le decorazioni dei palchi e dell’arco scenico, e del foyer del teatro, oltre a numerosi aggiornamenti tecnici. Ai numerosi turisti che tornano oggi a visitare il Teatro Politeama Greco, magari dopo anni di assenza da Lecce, non resta che costatare che il tempo ha reso la sua storia più lunga ed il teatro più bello.
Nel 1976, al Teatro Politeama Greco è stata riconosciuta la prestigiosa qualifica di Teatro di Tradizione secondo l’art.28 della legge n. 800/67 per <aver dato particolare impulso alle locali tradizioni artistiche e musicali>.  In seguito, nel 1979, il teatro é stato vincolato in applicazione della legge 1/6/39  n.1089 per il pregevole valore storico ed artistico ed è stato dichiarato monumento nazionale.



giovedì 16 febbraio 2012

TEATRO CURCI


Nel 1817 a Barletta fu costituita una società allo scopo di costruire un teatro intitolato a San Ferdinando.
Il Comune, proprietario dell'area, pur approvando il progetto, si riservò tuttavia il diritto di assumerne il possesso qualora la società non fosse più in grado di gestirlo. Dedicato al sovrano napoletano, il teatro fu inaugurato il 4 ottobre del 1819: conteneva 168 posti a sedere in platea e 32 palchi, oltre al loggione. Purtoppo nel 1864, parte della struttura cedette. Non essendo in grado di provvedere economicamente alla ristrutturazione, la società chiese l'intervento del Comune che pensò bene di rilevarlo. Visti gli altissimi preventivi di spesa si decise infine di abbatterlo Inaugurato nell'aprile del 1872, il nuovo edificio fu intitolato al musicista barlettano Giuseppe Curci, nel 1877, anno della sua scomparsa. Rispetto al precedente, il nuovo teatro aveva una maggiore capienza di spettatori, comprendendo anche degli ambienti di rappresentanza: vestibolo, bar, sala per fumatori e persino una sala da ballo nei piani superiori.”?