giovedì 10 novembre 2011

TEATRO DELLA COOPERATIVA


















“Quando ero piccolissimo un oste sloveno di 120 chili che sapeva a memoria l'Inferno di Dante, ogni tanto, “per affetto”, mi prendeva in braccio, sfregava la sua barba ispida sul mio faccino, dicendomi: “Inseto velenoso!”. Il poeta Saba scriveva “Trieste ha una scontrosa grazia”, ma quello era troppo. L'oste si chiamava Benedetto, io lo apostrofavo, al contrario, "maledetto", e quando mi riacciuffava per me era peggio. Più grandicello mi piaceva disegnare. Tradizione vuole che gli istituti artistici siano frequentati da gente stramba. L'Istituto Nordio non faceva eccezione, anzi, in quel momento particolare per il nostro Paese, di passaggio (“Dai carri dei campi agli aerei nel cielo”, cantava nel 1967 l'ultimissimo Tenco), era una gran scuola. Il '68 avrebbe cercato di fare i conti con le “crudeltà inveterate e le tirannie secolari” di uno Stato che veniva vissuto dal povero “come un mostruoso meccanismo per gabbarlo” (Calamandrei) e di scrollarsi i miasmi clerico-fascisti di cui il nostro Paese, nonostante venti anni di democrazia e il boom economico, era ancora profondamente intriso. Piazza Fontana, le Brigate Rosse e l'eroina, procedendo a spanne, smorzarono quello slancio; la televisione del progetto Gelli/P2 avrebbe portato al berlusconismo, e cioè si passava dalla cultura popolare, tanto cara a Pasolini, al rincoglionimento di massa tanto detestato da Monicelli. Un periodo di grandi sbagli e di grandi ingenuità, ma anche di slanci, di passioni, di una partecipazione mai più rivisti. Non si tratta di nostalgia sessantottina. La cosa è troppo seria: per alcuni decenni personalità di alto profilo umano, civile, culturale, sociale, spirituale come Danilo Dolci, Don Milani, Franco Basaglia, Padre Turoldo e De Andrè (tanto per citarne alcuni) furono sistematicamente perseguitati e condannati dal Vaticano e dallo Stato perché scomodi. Pasolini, come un insetto, schiacciato sotto un’auto, finì barbaramente ucciso.
Bene. Quello che mi è rimasto di più di quegli anni è il fatto che appena azzardavo ad occuparmi di qualche argomento ritenuto "spinoso" c'era sempre qualcuno solerte nel suggerirmi: “Fatti gli affari tuoi! Lascia perdere, fatti furbo”. Una trista litania tutt'oggi persistente. Thomas Bernhard affermava: “Io scrivo per dare sui nervi”. Il contesto in cui si muoveva era diverso, ma la frase rende bene l'idea. Nei primi dieci anni di attività la caratteristica principale del Teatro della Cooperativa è stata la scomodità dei temi trattati, sia negli spettacoli prodotti sia in quelli ospitati, tutti di drammaturgia contemporanea. Una sorta di inclinazione naturale che abbiamo deciso di mettere in rilievo: la prossima stagione 2011-2012 sarà dedicata appunto a I fastidiosi. E per "fastidio" si intende quella specificità intrinseca del teatro che, da Antigone e Aristofane ad oggi, cerca, mettendosi completamente in gioco, di indagare la realtà in modo corrosivo, denuncia, sbeffeggia, nel sociale come nell'intimo, nel tragico come nel comico.” (Renato Sarti)



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