mercoledì 30 novembre 2011

TEATRO ARGOT
















“UNA CASA PER LA NUOVA DRAMMATURGIA - Da sempre Argot è una struttura di produzione teatrale che si occupa prevalentemente di drammaturgia contemporanea, dedicando un rilievo specifico agli autori italiani e a progetti che operano sull’integrazione dei linguaggi, al fine di contribuire al rinnovamento della scena teatrale: perché occuparsi del contemporaneo, di un teatro del tempo presente, significa conoscere in profondità il nostro essere uomini di questo tempo, capirne i conflitti, riflettere sulle tensioni espresse sulla società, porsi domande. Fin dall’inizio la critica segue con entusiasmo questa nuova avventura.
“C’è stato uno spazio, a Roma, che in anni insospettabili e anticipatori ha permesso di fare teatro con l’immediatezza dei colpi di testa, col concorso di attori di culto, con le drammaturgie da instant theatre, con la dimestichezza di cordate di artisti – amici, con i numeri 0 di avventure poi cresciute a eventi nazionali, e con un concorso di branchi folti e inediti di pubblico. Questo spazio così elastico e avveduto, così trampolino e meeting point, così fabbrica e palestra, così galleria e village, questo spazio che creò mode e modelli, che lanciò sistemi aggregativi e frontiere elaborate o disincantate del linguaggio, che si liberò di ideologie per mettere in produzione idee, e che mutò la mappa della nuova scena a Roma e, direi, in Italia, questa stanza di compensazione della scrittura, della voce e della regia in un quadro di club culture che rendeva tutti (artisti, addetti ai lavori e spettatori) responsabili di pratiche nuove,  di tensioni  nuove, di crisi nuove, di sarcasmi nuovi, di scandali nuovi, di autoreferenzialità nuove, di internazionalità nuove, di poetiche nuove e di appartenenze nuove, questo luogo che esercitò risonanze e che diffuse un’identità formativa e informativa tale da segnare una svolta, questo campo da gioco per partite irrituali ma clamorose era una piccola sala nel quartiere Trastevere, l’Argot Teatro. Una struttura ideata e condotta fin dalla metà degli anni Ottanta da un attore – regista, Maurizio Panici, che ebbe l’intuito di rendere fluida la programmazione, di creare una casa per gli artisti giovani, senza pretendere un tesseramento della ricerca. Il risultato di spettacoli, incontri, formule e progetti fu quello di svecchiare un  panorama troppo élitario delle pur gloriose ( e necessario a suo tempo) cantine romane…” (Rodolfo Di Giammarco)

Di seguito diamo atto del lavoro degli ultimi venti anni.

Italia – Germania 4 a 3 protagonisti Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Ennio Coltorti e Mattia Sbragia (1987) segna l’inizio di questa avventura. Nel 1989-90 debutta Volevamo essere gli U2, una commedia di Umberto Marino. Una scommessa come tante altre. Cinque giovanissimi sconosciuti - allievi del Centro sperimentale di cinematografia - e un autore, che si stava affermando per la sua capacità di disegnare il mondo dei giovani d’oggi, si mettono in gioco. Nel giro di tre anni lo spettacolo andrà in tutti i più grandi teatri d’Italia così come tante altre produzioni.
Dopo Umberto Marino, Duccio Camerini,Giuseppe Manfridi ad Argot si avvicinano altri giovani autori come Edoardo Erba e Angelo Longoni, allievi della Scuola di drammaturgia del Piccolo di Milano, mentre emergono altri giovani attori come Amanda Sandrelli, Alessandro Gassman, Gianmarco Tognazzi, Kim Rossi Stuart, Massimo Wertmuller, Francesca Reggiani, Luca Zingaretti, Bruno Armando, Rocco Papaleo, Blas Roca Rey, Chiara Noschese, Pasquale Anselmo, Lucrezia Lante della Rovere. Iniziano le collaborazioni con le istituzioni teatrali pubbliche e private: l’IDI affida per tre anni all’Argot le mises en espace dei testi dei giovani autori “Under 30” segnalati dalla critica. Di questi anni è lo spettacolo di Ruggero Cappuccio, Delirio marginale, vincitore della selezione 1993. In campo editoriale la Ricordi pubblica nella sua collana di teatro molti testi rappresentati all’Argot. Sono pubblicate nelle edizioni Millelire alcune interviste ai nuovi autori.
E’ in questo anno che l’Argot riceve il premio speciale IDI per la nuova drammaturgia a cui seguiranno tre biglietti d’oro Agis per la valorizzazione dei giovani interpreti.
A partire da quel periodo per il regista Panici iniziano altre collaborazioni importanti soprattutto sulla linea della rilettura dei grandi testi classici: in particolare con lo scultore Arnaldo Pomodoro e l'attrice Pamela Villoresi - Antigone (1996), Fedra (1997), Atridi (1998), La locandiera (2000), Tre Sorelle (2003), Medea (2003), Lisistrata (2004)- con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini (I giganti della montagna 2001).
Troilo e Cressida con Antonio Latella , Rolando Ravello , Danilo Nigrelli  inaugura la biennale internazionale dei giovani artisti del 1999.
La collaborazione con Arnaldo Pomodoro e Pamela Villoresi vedrà anche la nascita del progetto per i teatri antichi con la saga dell’Orestea nella riscrittura di Michele Di Martino.
Dal 1996 al 2001 Argot collabora stabilmente con la manifestazione Enzimi del Comune di Roma - dedicata alla creativià giovanile - per il  settore teatro.
Negli ultimissimi anni, accanto all’incontro con la grande drammaturgia del ‘900 con Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman per Rossella Falk e Maddalena Crippa (debutto 2007), viene messa  in scena La Maria Zanella (premio Ubu 2005) di Sergio Pierattini con Maria Paiato, spettacolo che ha debuttato nel 2002 e riproposto fino ad oggi.
Nel 2007 sono stati anche realizzati Tango di Francesca Zanni con Crescenza Guarnieri e Rolando Ravello, sul tema dei desaparecidos argentini, e - in collaborazione con il Comune di Roma -  il progetto Orizzonti, per 4 giovanissimi autori e 10 altrettanto giovani attori, coordinati da Michel Marc Bouchard per la regia di Maurizio Panici.
Sul versante della commedia intelligente, sono stati proposti i testi di due tra i più interessanti autori della scena francese, Jean Marie Chevret e Josiane Balasko che vedono protagoniste rispettivamente Paola Gassman e Pamela Villoresi. L’appartamento è occupato e Un grande grido d’amore , nei quali gli autori con intelligenza, ironia e profondità raccontano storie di oggi.
Nell’anno 2008 inizia la collaborazione con l‘Associazione Teatrale Pistoiese: viene allestita una novità assoluta di Giuseppe Manfridi, Marlene, che racconta, dagli anni 50 al 1975, il travaglio privato di una grandissima artista consegnata al mito e il suo rapporto con la Storia e gli affetti personali, sullo sfondo di una Germania devastata dalla guerra. Protagonista Pamela Villoresi con David Sebasti e Orso Maria Guerrini.
Nel 2009 vanno in scena altri progetti specifici di teatro sociale e civile, che hanno come protagoniste Mascia Musy e Crescenza Guarnieri: Musy è stata prima Etty Hillesum nel  nuovo allestimento di Ascoltami Bene, poi ha debuttato con Love, da un racconto di Susanna Tamaro, storia di una bambina rom venduta a degli sfruttatori. Entrambi gli spettacoli hanno la regia di Emanuela Giordano.
Dopo la ripresa di Niente Più Niente Al Mondo di Massimo Carlotto - amarissima analisi sui comportamenti legati al consumo e fuori dagli affetti, scritta da uno degli autori più amati dai giovani - Crescenza Guarnieri è stata la protagonista de La Serva di Gianni Clementi: storia di una serva con la vita scandita dal lavoro, dai rimproveri dei padroni e dal rimpianto degli affetti lontani.
Nel luglio 2009 debutta al 52° Festival di Spoleto lo spettacolo novità assoluta per l’Europa, Appuntamento a Londra di Mario Vargas Llosa, protagonisti Pamela Villoresi e David Sebasti, regia di Maurizio Panici. La storia che racconta è una acuta e profonda riflessione sul tema dell’identità e sulla vita segreta delle persone. Lo spettacolo è anche un’indagine sui valori dell’amicizia e dei sentimenti, su quel sottile filo che ci lega come esseri umani, come attrazione profonda dell’uomo per l’altro da sé..”


martedì 29 novembre 2011

TEATRO AMBRA JONIVELLI


















“L'Ambra Jovinelli, una volta chiamato unicamente Teatro Jovinelli, è un teatro di Roma destinato principalmente alle rappresentazioni di teatro comico. Il teatro nacque per volontà dell'impresario teatrale Giuseppe Jovinelli, intenzionato a costruire un teatro di varietà dal volto lussuoso e degno di essere equiparato ad un teatro di prosa, di norma stilisticamente più ricco e nobile. Venne eretto nella scomparsa Guglielmo Pepe, nel quartiere Esquilino. Dopo una serie di progetti firmati da Pietro Chiodelli e Giacomo Radiconcini, i lavori di costruzione iniziarono nel 1906. L'anno seguente subentrò come progettista Ulderico Bencivegna. L'inaugurazione avvenne il 3 Marzo del 1909. Originale e innovativo nelle linee d'abbellimento, il teatro è l'unico, a Roma, costruito in stile liberty, caratterizzato dal corpo centrale a due piani con ampie aperture, coronato dal frontone a linee arcuate. Foto dell'epoca mostrano una costruzione su due piani dai colori chiari e dalle linee sontuose. Il pian terreno presentava tre porte con arco a tutto sesto, dalle quali si accedeva al foyer che immetteva gli spettatori direttamente in sala, sita sul piano stradale. Due finestre ai lati del prospetto frontale della struttura riprendevano la linea delle porte, ma erano da quest'ultime staccate dalle bacheche per le locandine. Il secondo piano, che ospitava uffici e camerini e, nel soprapalco, le attrezzature di scena, possedeva tre porte identiche a quelle del pian terreno. L'intera facciata era percorsa da lesene in stucco decorate in basso da fiori in gesso, mentre le due lesene centrali terminavano sul tetto, dove erano poste due sculture a forma di aquila. La trabeazione sulla sommità dell'edificio si presentava come una sinuosa onda dallo stile tipicamente floreale, al cui centro campeggiava una conchiglia con un volto umano. Poco al di sotto di essa, una targa con su scritto Teatro Jovinelli. Pagato il biglietto d'ingresso, si accedeva in una sala curata e di ricercato lusso: la platea contava più di 600 poltrone rivestite in velluto rosso. Una fila di palchi sovrastava la sala a forma di ferro di cavallo, come ad imitare la struttura dei grandi teatri, mentre una galleria sovrastante i palchi con gradoni ascendenti completava lo spazio per gli spettatori. La capienza totale toccava i 1000 posti. Colonnine in ghisa decoravano la struttura interna, chiudendosi in archi ricchi di decorazioni floreali alla sommità della galleria. Velluto rosso ricopriva tutti gli interni, e grandi lampadari illuminavano la sala. Sulla sommità dell'arcoscenico, una targa ancor oggi visibile: "G. Jovinelli, 1909". La modernità era la parola d'ordine sotto la quale il teatro era stato progettato: erano presenti impianti di ventilazione e di riscaldamento, mentre l'illuminazione era totalmente elettrica.”


lunedì 28 novembre 2011

IL TEATRO DEL BATTITO















Marco Filatori: dir. art. del Teatro del Battito di Milano, attore, regista, drammaturgo e insegnante di recitazione. Ha fondato la Compagnia nel 1998. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo "Rednet" con la casa editrice LibriBianchi di Milano.
Stefania Apuzzo: attrice e insegnante. Dopo un passato come danzatrice si dedica al teatro e si diploma alla scuola del Teatro Arsenale di Milano. E' attrice anche per la Compagnia delle Farfolle, il Teatro del Singhiozzo e Teatro in Mostra.
Annamaria Pasquazzo : è attrice e si occupa del coordinamento all'interno della Compagnia e della Scuola.”


sabato 26 novembre 2011

ARGOMM TEATRO



















“Argomm Teatro è una associazione che oltre a produrre spettacoli, sviluppa progetti nelle aree del disagio sociale, nel territorio, nelle carceri, e in particolare nel carcere di San Vittore, dove dal 1998 al 2001 ha svolto un laboratorio teatrale di formazione, produzione e ricerca. Collabora inoltre con diverse realtà italiane ed europee per lo sviluppo e la promozione di un teatro attento ai luoghi, ai modi, all’uomo. Gli operatori di Argómm Teatro provengono da diverse e articolate esperienze artistiche e hanno maturato nel tempo, la necessità di avere una propria identità poetica e progettuale, al fine di poter offrire continuità di lavoro, premessa indispensabile, per sviluppare in modo articolato tutte le potenzialità (implicite in un impegno di questo tipo) e che trovano nella ricerca artistica e umana la loro migliore opportunità. Argómm Teatro collabora inoltre con diverse realtà artistiche italiane e ed europee per lo sviluppo e la promozione di un teatro attento ai luoghi, ai modi, all'uomo.


venerdì 25 novembre 2011

ACCADEMIA LINGUAGGIO DELL’ANIMA
















“ALA nasce a Milano nel 2009 dalla collaborazione tra Scuola Europea di Teatro e Cinema (fondata nel 1977), il Laboratorio permanente di scrittura Circolo Pickwick (1997) e il Centro studi Piccola Accademia Fare Anima (2005). È gemellata con la Scuola di scrittura creativa Rablè di Santarcangelo di Romagna. Nella visione etica e antropologica del teatro ALA prosegue l'esperienza della Comuna Baires. Attraverso percorsi di formazione e creazione ALA promuove la messa in comune di esperienze e linguaggi espressivi tra studenti, insegnanti e artisti di diversi paesi.


giovedì 24 novembre 2011

TEATRO ALLE COLONNE - Manifesto





















“Ci sono temi che reputiamo di vitale importanza. Come “persone di teatro” ci impegniamo perché questi temi diventino parte del nostro fare. Fare teatro oggi è una sfida, un impegno, una responsabilità. Il teatro che intendiamo è luogo di fermento e di pensiero. Un luogo limpido e cristallino dove chi lo abita – attori o spettatori che siano – si rendono partecipi di una “nuova rivoluzione”. Una rivoluzione pacifica, una rivoluzione di intenti. Una rivoluzione che ponga l’accento sulla dignità e sacralità della vita. Che sia drammaturgia contemporanea o classica si può, con il teatro, indagare l’animo umano e mettere in evidenza le tante contraddizioni che lo abitano. Individuando queste contraddizioni si possono trasformare magicamente - come solo il teatro sa fare – e smuovere il cuore e l’intelletto di ognuno. Questa è la bellezza del teatro e dell’arte tutta. Questa è la sua grande forza. Attraverso l'arte si può arrivare a trasmettere la bellezza anche nell'oscurità, per far emergere la sensazione di potenzialità della vita. Questo è il motivo che ci ha spinto a pensare a un teatro “ad alto contenuto umano”. Un teatro dove alcune parole risuoneranno tanto da farsi materia. Risuoneranno tanto che da materia torneranno a farsi suono e a vibrare tanto da modificare l’ambiente. Le parole chiave sono: cultura, gioia, sincerità, pace, integrità, educazione, rispetto, dignità, coerenza, purezza, umanesimo, bellezza, gratitudine, anima. Lotta, trasformazione, vittoria. Noi nasciamo in controtendenza. Il teatro e la cultura tout court vengono messi a dura prova da chi non coglie in essi una grande occasione di slancio umano, sociale, finanche economico. I tagli e gli impedimenti sono tanti, troppi, ed è a questo punto che bisogna rilanciare. Non criticare ed esigere ma esserci, dimostrare. Realizzare per ottenere. In questo momento di “emergenza cultura” noi decidiamo di esserci. Decidiamo di aprire un luogo dove la cultura sia un  bene essenziale e – nei nostri intenti – accessibile a tutti. Non parliamo di teatro “politico”, “sociale”, “terapeutico” ma di un “Teatro Umano”, dove si possono stimolare le nobili qualità presenti nell’animo umano e dove si esalti il profondo legame che ci unisce tutti - uno con l’altro – e ognuno con l’intero universo. Uniti nella vita e nel lavoro Paolo Scheriani e Nicoletta Mandelli  hanno deciso nel 2007 di fondare l’associazione “Compagnia scheriANIMAndelli” per produrre spettacoli più vicini alla loro sensibilità e visione del teatro. Sono “progetti umani” che usano il linguaggio teatrale e affrontano temi che mettono al centro il valore dell’uomo. Che siano classici o testi scritti ad hoc dallo stesso Scheriani il moto che sottende ogni loro produzione è la creazione di valore attraverso l’atto teatrale. Pace e cultura sono due facce della stessa medaglia. Dal 2010 la Compagnia scheriANIMAndelli gestisce il Teatro alle Colonne (TaC) che si colloca nel corpo di una delle due costruzioni che si innestano sui lati della basilica di San Lorenzo. Un luogo affascinate e ricco di storia nel cuore di Milano, da sempre punto di scambio culturale ed artistico. I giorni scelti per la programmazione sono il venerdi, il sabato e la domenica. Pochi giorni ma molto intensi. Oltre allo spettacolo serale ci saranno diversi appuntamenti nell’arco dell’intera giornata; “dialoghi di pace”, concerti, laboratori, mostre, performance, spettacoli di danza. Scopo della compagnia scheriANIMAndelli  è anche creare legami artistici con altre realtà produttive nazionali ed internazionali, soprattutto nell’ambito della nuova drammaturgia. Per questo motivo non mancheranno incontri con autori e registi che racconteranno il loro modo di vivere il teatro di inizio secolo (perché non bisogna dimenticarsi che siamo solo all’inizio di questo nuovo secolo). Incontri che vogliono essere un preludio a stagioni future di scambi e collaborazioni.


mercoledì 23 novembre 2011

No´hma
















"Un luogo aperto alla cultura dell’umano, solidale ed etico, che utilizza totalmente risorse e sponsorizzazioni per fare dono al pubblico di ingressi liberi e gratuiti in ogni e per ogni evento nella convinzione di svolgere un’azione sociale nel nome della cultura e di condividere la speranza di un futuro migliore.
NO’HMA: identità di Pensiero e di Vita, concretissima presenza culturale, necessità sociale in cui ogni volta si rivela l’immanenza del pensiero e la presenza “numinosa” dell’Anima. 
Il senso ultimo, la necessità di esistere, il destino stesso del teatro sono racchiusi nel suo nome, ispirato dalle “Lettere” di Plutarco che nel dialetto attico per la prima volta operò la fusione tra le radici di due parole, “νοῦs” (nous) che vuol dire mente, pensiero, e il riferimento al sangue, linfa “άίμά” (ema) alimento necessario alla vita, al respiro."

QUI

martedì 22 novembre 2011

TEATRO LITTA











“Il Litta è il più antico teatro in funzione a Milano. Situato nel centro storico della città, all’interno di Palazzo Litta - una delle più significative opere dell’architettura tardo barocca lombarda - rappresentò, fin verso la fine del secolo scorso, uno dei centri culturali, politici ed economici più dinamici e fervidi della città. Teatro Stabile d’Innovazione, programma la propria attività sia nella Sala Teatrale, sia nella Sala La Cavallerizza: uno spazio molto suggestivo, ricavato all’interno di quelle che furono le scuderie del Palazzo. Il Litta,  si presenta oggi come un punto di riferimento per lo spettacolo dal vivo, sicuramente uno spazio tra i più accoglienti e confortevoli della città. Oltre al Teatro e La Cavallerizza sono stati creati e resi operativi spazi per corsi, una caffetteria bar; il Boccascenacafè, una foresteria, uno spazio espositivo e per conferenze, uno spazio per attività estive all’aperto.”

Per informazioni: Gaia Caimani (Direzione relazioni esterne ed eventi)
gaiacalimani@teatrolitta.it


lunedì 21 novembre 2011

TEATRO LEONARDO DA VINCI


















L’Associazione Teatro Leonardo da Vinci a partire dalla stagione 2009/2010 ha inaugurato la gestione del Teatro Leonardo in collaborazione con la Compagnia Teatrale Quelli di Grock. Grazie al sostegno della Fondazione Cariplo, il luogo è stato rinnovato e reso ancora più ospitale e polivalente. Il Teatro Leonardo, con la direzione artistica di Susanna Baccari, Valeria Cavalli e Claudio Intropido, la direzione organizzativa di Francesco D’Agostino, la direzione tecnica di Walter Intropido, costituisce un luogo dall’impronta artistica fortemente condivisa e si rivolge ad un pubblico vario e affezionato, che segue con partecipazione e calore le diverse proposte della stagione.
 Sul palcoscenico del Teatro Leonardo si alternano ogni anno nuove produzioni di Quelli di Grock, spettacoli di compagnie ospiti presenti su tutto il territorio nazionale, eventi culturali, letterari e musicali, creando nell’insieme un’offerta artistica alternativa nella città di Milano.
 Il Teatro Leonardo accoglie inoltre gruppi scolastici a cui dedica spettacoli in matinée appositamente pensati per il giovane pubblico.
 Sin dalla prima stagione, il Teatro Leonardo è risultato essere fra i primi teatri in Italia, tra quelli di cinquecento posti, per numero di spettatori (fonte Il Giornale dello Spettacolo).

domenica 20 novembre 2011

TEATRO ARSENALE A MILANO





















Sito nell’attuale Via Cesare Correnti tra il civico 7 e il civico 11 senza diritto toponomastico a un numero, l'assente 9, l’Arsenale è dal 1978 un centro di iniziative artistiche teatrali. L’Arsenale è formato da tre corpi che ne articolano l’attività: Teatro Arsenale, per sala e compagnia, Scuola di Teatro ‘Arsenale’, per l’attività didattica, Arsenale-lab, il corpo più recente, zona di passaggio tra formazione e professione dedicata ai più giovani. All’Arsenale si sono uniti recentemente due nuovi partner, da tempo coprotagonisti di molte attività, il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura e Società, Corso di scenografia e MMTCreativeLab. Natura profonda dell’Arsenale è quella di matrice di persone, idee, spettacoli e iniziative, tutte volte all’ arte del teatro, alla loro conoscenza, al loro approfondimento, al loro insegnamento. Si pone quindi, l’Arsenale, come riferimento e non come contenitore, come centro e motore di fantasia e non come ingranaggio di un ripetitivo meccanismo teatrale. La sede è un antico edificio, più volte rimaneggiato, la cui prima pietra fu posta nel 1272. Nel corso dei secoli è stato alternativamente chiesa, teatro, collegio e scuola. Profondamente ricco di storia, luogo di emblematici avvenimenti della vita spirituale ed artistica milanese, ha un fascino particolare che colpisce chiunque vi entri. E' un luogo accogliente, dove ci si sente di casa e dove il rapporto tra pubblico, scena ed attori è più intimo e sentito che negli spazi tradizionali. Le sue caratteristiche architettoniche, artistiche e gestionali lo hanno posto spesso in contrasto con l'andamento generale delle cose, e l’Arsenale ha passato non pochi guai... ma il potente Genius loci che vi abita ha finora reso possibile la sua sopravvivenza e la sua continuità. L’Arsenale è diretto da Marina Spreafico.

QUI

sabato 19 novembre 2011

TEATRO CONSORZIALE DI BUDRIO





















“STORIA DEL TEATRO CONSORZIALE. Dalla fondazione, 1672, ad oggi - Secondo il cronista Domenico Maria Baldassarri, padre servita, che tra il 1663 e il 1690 redasse le Mernone antiche di Budrio, la gioventù budriese era quasi tutta, per un'innata inclinazione, dedita al recitar nei teatri. Dovette perciò essere questo il motivo principale che spinse due privati cittadini, nella seconda metà del Seicento, ad erigere un teatro nelle loro rispettive abitazioni. Uno era il Teatro da Commedie per la gioventù, fatto costruire da Giambatista Fracassati (dotto religioso morto nel 1690), di cui assai presto si perdono le tracce. L'altro teatro, fatto costruire da Paolo Sgarzi nel 1672, nel suo palazzo sito in “via Longa di S.Domenico”, è giunto fino ai giorni nostri; ricostruito negli anni Venti è l'odierno Consorziale.L’odierna facciata principale (su via Garibaldi) è rimasta inalterata (escludendo la rettifica degli archi sopra agli accessi), a testimonianza dell’antica origine di teatro privato, interno ad un’abitazione borghese (casa Sgargi). Nacque quindi come teatro privato, usanza diffusa in quel tempo, ma fin dalle origini fu aperto gratuitamente anche al pubblico per rappresentazioni, feste da ballo e accademie. Da Paolo il teatro passò al di lui figlio Giambattista, colto studioso di belle lettere e accademico Intrepido; da questi alle nipoti nel 1724. Le sorelle Sgarzi (o Sgargi) nel 1735 vendettero il teatro, al prezzo di £. 800 a Giuseppe Maria Boriani, notaio assai benestante. In quell'anno furono redatte alcune perizie fatte da mastri muratori locali, che verificarono lo stato dell'edificio. Costoro rilevarono come da molti anni il teatro fosse inutilizzato e in uno stato assai rovinoso. Nel 1793 Giuseppe Maria Boriani junior morendo lasciò in eredità tutti i suoi averi, tra cui il teatro, all'Opera Pia Bianchi. Nell'inventario dei beni il teatro è valutato lire 2.200; risulta inoltre dotato di scenario consistente in diverse tele e rispettive «giunte» rappresentanti: sala, atrio e giardino (valutate in tutto 400 lire). Sembra che nonostante il teatro fosse in effetti di proprietà privata, il pubblico potere esercitasse un forte controllo sugli spettacoli, volto in particolar modo ad ostacolare la presenza di compagnie comiche professioniste e a favorire le rappresentazioni delle compagnie del paese. Il teatro era sì considerato un’istituzione utile, ma non assicurava un sufficiente reddito. Sono quindi comprensibili le continue oscillazioni dello stato di conservazione e conseguentemente del valore di mercato. Ad esclusione di una notizia riportata nel foglio settimanale «Bologna», stampato da G.Monti, secondo cui il 16 ottobre 1696 fu rappresentata, del budriese Giuseppe Maria Cesari, «un'opera bellissima intitolata l'hicostanza costante, ove vi concorsero molte dame e cavalieri», nonché di un Sedecia ultimo re di Giuda del Granelli che sarebbe stato rappresentato nel carnevale 1742; nulla sappiamo di certo dell'attività svolta nel teatro in quel periodo. Benché svariati indizi lasciano supporre che la struttura funzionasse. Tra questi, l'esistenza di uno scenario, come abbiamo visto, nonché di un bando «sopra il rispetto dovuto ne' teatri», datato 13 gennaio 1787, conservato presso l'Archivio Comunale di Budrio. Ad operare nel teatro furono certamente i dilettanti di comica del paese. Pare inoltre che Faustino Trebbi vi abbia prestato gratis la sua opera di pittore-scenografo. Quasi certamente vi furono date le opere del capitano e membro del Consiglio della Comunità Domenico Inzaghi (1737-1824), letterato per diletto, autore di un gran numero di tragedie e commedie, e collezionista d'arte. Il quale, dando alle stampe le sue opere nel 1806, afferma nella prefazione: «Avevano è vero i miei drammi riportato in vari incontri il plauso degli ascoltanti». Nel 1802 il teatro venne acquistato per la somma di £. 2000 dal Consorzio dei partecipanti o Partecipanza di Budrio, da cui trae il nome attuale di Teatro Consorziale. Come altri, analoghi organismi di proprietà fondiaria collettiva sorti nell'Emilia medioevale, anche la partecipanza di Budrio era verosibilmente nata in forza di una concessione (enfiteusi o donazione) di terreni periferici ad colendum, ad melioranduni, ad laborandum. La tradizione più diffusa, ma non suffragata da documenti d'archivio, attribuisce a Matilde di Canossa il merito di aver donato alla comunità di Budrio un vasto possedimento, ancora in gran parte selvoso e palustre, posto nelle pertinenze dell'abitato. Da quest'epoca in avanti la storia del Consorzio dei partecipanti si identifica con la storia della stessa comunità di Budrio. Fino all'Età napoleonica la Partecipanza formò un tutto unico con il Comune: le rendite fondiarie dovevano servire per le necessità comunali, e solo il rimanente era ripartito tra i partecipanti. Dal 1797 i due istituti sono di fatto separati, e tali rimarranno anche durante la Restaurazione e dopo l'Unificazione. Amministrato dai soli partecipanti sotto il controllo dell'autorità statuale (il legato pontificio prima, il prefetto poi), dopo anni di difficoltà economiche, di errori e ingiustizie, il Consorzio fu sciolto con regio decreto nel 1931.I suoi beni, tra cui il Teatro Consorziale e la ricca Pinacoteca (donata da Domenico Inzaghi), passarono al Comune di Budrio, che ne è ancor oggi proprietario e gerente. Da quando nel 1802 il teatro diviene proprietà della Partecipanza, le vicende che lo riguardano sono ben documentate presso l'Archivio Comunale. I Partecipanti affidano al capo-mastro muratore Vincenzo Boriani numerosi lavori di restauro e abbellimento del teatro. Esso probabilmente acquista in tale occasione quella sobria eleganza conservata fino all'ultima completa ristrutturazione. Viene rifatto e alzato il coperto del palcoscenico e della platea, quest'ultima con la volta a padiglione; sono costruiti i tre ordini di palchi sorretti da colonne doriche e i camerini. Nel 1810 un tal Filippo Massarenti chiede alla Partecipanza il teatro gratis per cinque anni con la facoltà di subaffittarlo, impeguandosi a corredarlo di scenari: una reggia, un campidoglio, una strada ed una magnifica camera, che saranno dipinti dal budriese Francesco Cocchi entro il carnevale del 1811. Così in effetti dovette essere, poiché nel 1811 il Cocchi si trasferì a Roma. Nell'inventano, compilato nel 1815, degli effetti esistenti nel teatro, appare assai ricco il corredo di scena, tra cui figura appunto un campidoglio, un bosco, pezzi per un castello con torre e quinta di una camera non terminata. Un'altra consistente quota di opere di risistemazione della sala teatrale e del palcoscenico viene effettuata tra il 1837 e il 1838, inoltre si dà incarico al pittore budriese Luigi Sacchi di dipingere nuovi scenari: un villaggio, una piazza, un bosco e una reggia. In un inventano del 1839 sono menzionate anche tre macchine per fingere il tuono, la pioggia e il vento. Altri scenari ancora vengono fatti nel 1841 e nel 1855, questi ultimi dipinti da un tale Marini, segno evidente di una intensa attività. Sulle scene si alternano dilettanti budriesi, compagnie di giro e filodrammatiche bolognesi. Si recitano commedie, tragedie; si fanno accademie vocali e musicali e spettacoli di vario genere. Immancabili i veglioni di carnevale. Gli spettacoli si susseguono in modo più o meno regolare nell'arco dell'anno, con maggiore frequenza in carnevale e in occasione della fiera di S. Lorenzo. Durante la prima guerra mondiale il teatro fu concesso per alloggiarvi i militari e usato come deposito per i fiori di tiglio. Dal 1920 fu adibito anche a sala cinematografica, inoltre vi si tennero comizi e adunanze (qui parlarono più volte Quirico Filopanti, Andrea Costa e Aurelio Saffi). Negli anni 1922-23 il teatro viene dichiarato inservibile, privato dell'impianto di illuminazione, arredi e scenari, e ne è vietata l'apertura. Pertanto si rende necessaria la ricostruzione del teatro, il Consiglio della Partecipanza delibera in tal senso nel marzo 1923. Nel giugno successivo viene pubblicato il concorso a tal fine bandito le cui norme sono dettate dall'ingeguer Lorenzo Colliva. Risulterà vincitore il progetto redatto dal geometra Francesco Fabbri di Budrio e dall'architetto Fausto Fiumalbi di Bologna. Con i proventi ricavati soprattutto dalla vendita di una tenuta consorziale e altri beni immobili, nonché con la partecipazione dell'Amministrazione Comunale, è resa possibile la costruzione del nuovo e assai più ampio teatro. La sala realizzata - tra l'ottobre 1924 e il 1928 - ha pianta a campana, due ordini di gallerie rette da sottili pilastrini in ghisa, e una terza gradinata centrale affianca lateralmente da due balconate. Le sobrie decorazioni, policrome e dorate, di ispirazione neoclassica sono eseguite dal pittore Armando Aldrovandi. L'inaugurazione avviene il 6 ottobre 1928 con la Giocouda di A. Ponchielli. Sciolta la Partecipanza, nel 1932 il teatro passa al Comune. Gli spettacoli continuano fino al 1940. Nel dopoguerra riprende la sua attività e contemporaneamente è oggetto di parziali interventi di riadattamento, quindi dal 1962 al 1985 è oggetto di numerose opere di manutenzione (ampliamento del palcoscenico, inalzamento della torre scenica), infine nel 1986 si realizza un progetto di restauro e adeguamento normativo. Negli ultimi anni (2003) l’esterno dell’edificio è stato oggetto di un restauro conservativo, inoltre si sono apportate modifiche agli spazi interni dedicati all’ingresso, biglietteria e bar. Tali lavori si debbono completare con l’acquisizione di una parte dell’edificio adiacente, ex casa del custode, da destinare ad uffici e biglietteria. Negli anni il Teatro Consorziale ha raggiunto e superato l'antica rinomanza; strumento valido di cultura, offre alla poplazione vasti e ricchi programmi: dalla prosa classica al teatro comico, dalla musica e all'operetta, dalle commedie dialettali alla rassegna di teatro per ragazzi. Un cartellone complesso che supera i confini di Budrio, paese di 16500 abitanti, per rivolgersi ad un pubblico più vasto, tenuto conto che la stessa Bologna dista appena una ventina di chilometri.".


venerdì 18 novembre 2011

TEATRO SAN BABILA
























“Il Teatro San Babila di Milano viene costruito nel 1964 dall'architetto Gottardi per espressa volontà dell'allora Cardinale Montini, poi Arcivescovo di Milano e futuro Papa Paolo VI. Un teatro costruito all'avanguardia, con impianto ditraduzione simultanea per congressi internazionali e con una sala concepita con un'acustica perfetta, cioè il tempio della prosa. E' sempre stato considerato "il salotto" di Milano. Sul suo palcoscenico hanno recitato i più grandi attori italiani: Paolo Stoppa, Aroldo Tieri, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Glauco Mauri, Rossella Falk, Ernesto Calindri, Lauretta Masiero, Giulio Bosetti, Enrico Maria Salerno, Renzo Montagnani, Giancarlo Sbragia, Lella Brignone, Gianni Santuccio, Sara Ferrati e tanti altri non di minor importanza.".


giovedì 17 novembre 2011

ELSINOR TEATRO STABILE













“Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione è il primo centro interregionale in Italia di produzione e programmazione teatrale. L’attività di Elsinor si dispiega sul versante della produzione di teatro di prosa e di teatro per ragazzi, dell’organizzazione di rassegne e della formazione e si sviluppa in tre regioni di grande importanza per il Teatro: Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. In queste regioni Elsinor gestisce il Teatro Sala Fontana a Milano, il Teatro Cantiere Florida a Firenze e il Teatro Giovanni Testori a Forlì. Soci fondatori e direttori artistici sono Stefano Braschi, Franco Palmieri e Enrica Paoletti. Al centro dell’impegno produttivo di Elsinor condiviso con artisti, registi, scenografi e attori di diversa formazione, l’attenzione ai linguaggi della drammaturgia contemporanea, il confronto con la tradizione e le nuove prospettive di lettura dei testi classici. La qualità artistica delle produzioni Elsinor è testificata dal gradimento della critica e dall’assegnazione di importanti premi nazionali quali il Premio UBU 2001 (premio alla regia ad Antonio Latella per Shakespeare e oltre) e la nomination al Premio ETI Olimpici del teatro 2003 per lo spettacolo Amleto. Attuando diverse forme di collaborazione tra artisti, Enti locali, Università e Scuole e rispondendo alla crescente domanda di utilizzo del teatro come strumento educativo e formativo Elsinor gestisce interventi di formazione teatrale e conduce stages teatrali con associazioni universitarie con progetti articolati che prevedono attività seminariali e allestimenti teatrali. Elsinor inoltre è titolare della collana “Il teatro come gesto” per la quale ha curato l’adattamento teatrale di “Decalogo 1” di Kieslowski-Piesewicz, “Giotto l’uomo che dipinge il cielo”, l’inedito “La Rocca” di Eliot e “I Trionfi” di G. Testori. Elsinor organizza in collaborazione con Teatro del Buratto e Regione Lombardia il Festival dello Spettacolo per Ragazzi Segnali.
Elsinor ha inoltre curato la realizzazione di importanti eventi di letture pubbliche della Divina Commedia, proponendo i 100 canti dell’opera in simultanea in luoghi significativi delle città di Milano, Firenze e Bologna".


mercoledì 16 novembre 2011

TEATRO OUT OFF














“Era il 1976 e dovevamo decidere come chiamare il teatro che stava nascendo. Cercavamo un nome che esprimesse con efficacia come e perché volevamo lavorare nel panorama culturale di quegli anni. Out Off, (fuori, anzi "più fuori") significava per noi allora, e continua a voler dire ancora di più oggi, stare in disparte, evitare di inseguire il facile consenso, stare esclusivamente dalla parte degli artisti per conoscere, capire e interpretare meglio il presente. In questi anni abbiamo cercato soprattutto di concentrare le nostre forze e le nostre attenzioni sugli artisti che abbiamo incontrato per favorire la loro necessità di proporre e lavorare. Il Teatro Out Off si è così caratterizzato come luogo di incontro e passaggio di culture, espressioni e linguaggi diversi. Questa scelta di libertà non ha certo favorito il nostro rapporto con le Istituzioni, anzi spesso siamo stati penalizzati dal sistema dei contributi pubblici. Tuttavia continuiamo con determinazione, malgrado le nostre esigue risorse, a rischiare e a investire nelle nostre produzioni dando spazio a quelle che noi riteniamo siano le espressioni culturali più autentiche. Dal 1976 Out Off vuol dire teatro contemporaneo in relazione a quanto avviene di nuovo sulle scene, nella drammaturgia e nelle diverse discipline artistiche. Animatori e fautori del disegno artistico e organizzativo sono Mino Bertoldo(fondatore e direttore artistico), Lorenzo Loris (regista e attore) e  Roberto Traverso (drammaturgo e ufficio stampa). Dallo storico locale di viale Montesanto, punto di riferimento per performance e spettacoli di respiro internazionale alla fine degli anni ‘70, l’Out Off sul finire degli anni ’80 si trasferisce in via Dupré e diventa una fucina teatrale che produce e alleva giovani attori, registi, autori. Tra gli spettacoli più significativi di questo periodo ricordiamo: Orgia di Pasolini (’90) regia A. Syxty; Aprile a Parigi di John Godber (’96) e Killer Disney di Philip Ridley (‘99) - con la regia di Monica Conti;Una bellissima domenica a Crève Coeur di Tennessee Williams (‘96), Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard (1999)  con la regia di L. Loris. Nel  2000, dopo essersi conclusa la collaborazione con Syxty (iniziata nel ’79) si apre il rapporto con  nuovi giovani registi tra cui  Antonio Latella, Otello di W. Shakespeare (’89) Premio Ubu 2001 per il progetto su Shakespeare; Stretta sorveglianza di Jean Genet (2001); Pilade di P.P. Pasolini (2002). Con La seconda eclissi di Roberto Traverso,  regia di L. Loris, testo vincitore del primo Premio “per una nuova drammaturgia italiana del 2000” (Roma, Teatro Argentina, 2000), s’inaugura un nuovo fronte d’impegno sulla scrittura contemporanea che prosegue con Bruciati dal ghiaccio di Peter Asmussen (2001) finalista Premio Ubu come migliore novità straniera e  Naufragi di Don Chisciotte di Massimo Bavastro (2001) Premio della Critica 2002.  Tra gli ultimi spettacoli prodotti dall'Out Off con la regia di Lorenzo Loris ricordiamo: Le servedi Jean Genet (2003),  Finale di partita di Samuel Beckett (2003),  Note di cucina di Rodrigo Garcia (2004), Bingo, di Edward Bond (Premio Ubu, 2005 come migliore novità straniera) e Una specie di storia d'amore di Arthur Miller (2006).Dal 2 novembre 2004 l’Out Off ha una nuova sede in via Mac Mahon, 16 nei locali dell’ex cinema Eolo, di proprietà comunale, completamente ristrutturati a sala teatrale".



martedì 15 novembre 2011

TEATRO OFFICINA

















“Un gruppo di studenti, insegnanti e operai trasforma il salone di una balera in un teatro di sperimentazione. E’ il 1973, siamo a Milano, in viale Monza 140. Nasce così il Teatro Officina, creato dai giovani di quel quartiere (Gorla) per ripensare la cultura e la città. Sono gli anni del "decentramento teatrale", in cui fioriscono teatri nelle zone periferiche di Milano, non più e non solo nel centro città. Paolo Grassi e il suo Piccolo Teatro danno un forte contributo a questa visione del teatro (e i fondatori del Teatro Officina raccontano che, oltre alle idee, Paolo Grassi diede anche piccoli ma concretii contributi economici ai primi passi di quei giovani di viale Monza 140, pieni di energia ma del tutto privi di soldi). Negli anni '70 il Teatro Officina è uno dei punti di riferimento per i quartieri della città, per le compagnie sperimentali che approdano a Milano (da Memè Perlini a Remondi e Caporossi), per le prime Cooperative Teatrali (dal Gruppo della Rocca al Teatro dell’Elfo a Nuova Scena), per i Canzonieri di cultura popolare (capitanati da Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Gualtiero Bertelli e dall’amico di sempre: Ivan della Mea). E poi il cineforum, i corsi di musica popolare, le assemblee delle prime comunità straniere di Milano… Una fucina di attività continua e permanente. Nel 1976, dopo l’esperienza con la Coop. Nuova Scena di cui è stato un fondatore insieme a Dario Fo, Massimo de Vita assume la Direzione Artistica del Teatro Officina e ne inaugura la produzione di spettacoli, di cui si ricordano in quegli anni Maccheronea e Il comico e il suo contrario. Nel 1984 la vecchia sala viene dichiarata inagibile e il Teatro Officina si sposta di qualche centinaio di metri: nell'attuale sede in via S. Elembardo, in un cortile di case popolari. Qui il Teatro Officina ristruttura un vecchio padiglione al centro di questo storico insediamento abitativo. Qui incontra uno straordinario narratore milanese, Antonio Bozzetti, che diventerà un perno dell’attività del Teatro Officina, sia di spettacolo che di animazione culturale. Negli anni '80, quelli della "Milano da bere", il Teatro Officina opera nella parte invisibile di Milano, quella delle periferie, dove la vita reale dei milanesi - che non coincide con quella degli spot - si dipana e si consuma. In quelle periferie organizza per tre estati Teatro nei Cortili, e in inverno la rassegna di musica, teatro e poesia Imperiferie. Negli anni '90 la vocazione al lavoro culturale sul territorio si ridefinisce ulteriormente e si specializza: il Teatro Officina elabora un proprio metodo di raccolta delle narrazioni popolari e di restituzione sociale delle stesse. Incontra semplici persone, testimoni di un “mondo”, ne registra i racconti, li intreccia con la poesia e teatro, ne fa scaturire spettacoli che riporta là dove quella narrazione è nata, affinché tutti vedano la narrazione di cui sono figli. Così avviene nel 1997 con i contadini di Olevano di Lomellina e lo spettacolo Memorie di terra contadina, rappresentato in una corte agricola; nel 1998 con l’indimenticabile Cuore di fabbrica, che racconta la vita operaia nelle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni, ora dismesse e chiuse. Fino agli anni più recenti, fino a Voci dei quartieri del mondo prodotto nel 2005 con la Casa della carità di Don Virginio Colmegna, ove la narrazione - che si restituisce al quartiere in cui la Casa opera - è quella degli  immigrati stranieri che a Milano vivono e lavorano. E in quello stesso quartiere, quello di Via Padova, nel 2010 il Teatro Officina partecipa attivamente alla creazione di "Via Padova è meglio di Milano", una due giorni di eventi culturali che ha felicemente invaso la via più cosmopolita di Milano (impropriamente stigmatizzata dai media come banlieue milanese, e che è invece una straordinaria fucina di creatività urbana). Innumerevoli gli spettacoli prodotti, spaziando dalle culture regionali (Maccheronea, Costellazione dialetti, Terra di memorie) alle forme della comicità (Il comico e il suo contrario, Maschere in libertà vigilata e Teatro con il cappello, En attendant Godot, Lasciatemi divertire!), dalla ricerca di una laica spiritualità (Una voce per i Vangeli, Lo scandalo della speranza, L’anima mia magnifica il Signore, La rivolta da “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij) fino al tema dell’interculturalità (Voci dai quartieri del mondo, Canto la lingua di tutti, Bi-Sogni, Parole fuori luogo, Il burqa e la velina, Nel nome della donna, La luna dal tombino e Vite migranti). Da ottobre a maggio, la Stagione Teatrale della Casa del Teatro Officina ospita, oltre ai propri spettacoli, alcune esperienze di qualità, scelte non per calcolo e opportunità, ma per gratuita ed elettiva affinità.  Sede formativa dal 1978, con il progetto scuola "Il mestiere dell’attore", il Teatro Officina è stato ed è luogo di crescita professionale e umana per molte persone: dagli adulti che frequentano i corsi serali, agli adolescenti che seguono il laboratorio pomeridiano "Il centro dell’emozione".



lunedì 14 novembre 2011

TEATRO GUANELLA CAMPO TEATRALE




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La Compagnia CampoTeatrale è costituita da un nucleo stabile, coincidente con la Direzione Artistica dell'omonima Scuola di Recitazione (Marco Colombo Bolla, Lia Gallo, Donato Nubile, Caterina Scalenghe), e da un gruppo di artisti con i quali vengono attivate collaborazioni ad hoc su progetti specifici. La Compagnia gestisce inoltre il Teatro Guanella di Milano. Le prime due produzioni, SCOMODI QUI e CORAGGIO, IL MEGLIO E' PASSATO!, consentono di indagare il contemporaneo partendo da due testi di riferimento - “Kvetch” di Steven Berkoff e “L’orologio americano” di Arthur Miller - per raggiungere una drammaturgia originale che accolga il lavoro di improvvisazione e centri l’indagine sul tempo presente. A novembre 2010 il debutto milanese dell'ultima produzione, MAI+XSI, uno spettacolo sui diritti dell'infanzia. Il percorso di ricerca artistica della Compagnia mira alla definizione di un linguaggio che sia indipendente da metodi e forme. Far sì che l'istinto e la curiosità del momento scelgano il tema di indagine, e che quest'ultimo indichi al lavoro della Compagnia la via più opportuna per la scena, senza la preoccupazione di approdare ad una definita riconoscibilità estetica. Il desiderio è quello di consentire a ciascuno di portare in scena la propria poetica, il proprio corpo, la propria parola: la propria unicità. Gli attori, il testo, l’attenzione verso il contemporaneo, l’osservazione della realtà colta nell’essere forma, luce, suono, tensione: partire da questi materiali e scarnificarli, ricomporli, cercando di ricreare in scena suggestioni, polaroid del vissuto privato.
Caterina Scalenghe, regista e attrice, è diplomata in Scenografia presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Consolida il suo percorso di formazione come attrice professionista, lavorando tra gli altri con Brunella Andreoli, Claudio Orlandini e Luca Stetur e seguendo seminari di approfondimento sul movimento, la recitazione e la regia con Lindsay Kemp, Michela Lucenti, La Fura dels baus, Mamadou Dioume, Carlos Alsina, Gruppo Raschia di Pina Bausch. Si forma come operatrice e affronta la pedagogia teatrale con Claudio Facchinelli, Loredana Perissinotto, Giulia Innocenti Malini e Alessandra Ghiglione. Lavora come autrice e regista di spettacoli teatrali, insegna recitazione da oltre 10 anni ed è la referente per CampoTeatrale presso l'Associazione Scenario.
Marco Colombo Bolla, inizia il suo percorso di formazione come attore professionista nel 2000 presso la Scuola di Recitazione CampoTeatrale. Da allora segue numerosi corsi e seminari (recitazione, canto e teatro-danza) condotti da artisti del panorama nazionale ed internazionale: tra gli altri Laura Curino, Claudio Morganti, Eugenio Allegri, Michele Abbondanza, César Brie, Cesare Ronconi, Maria Consagra. Dal 2004 sperimenta alcune esperienze in campo cinematografico e televisivo, lavorando, tra gli altri, con Francesca Comencini, Valeria Golino, Marina Spada. Svolge una regolare attività di ideazione e conduzione di laboratori teatrali rivolti ad allievi di varie età.
Donato Nubile, inizia il suo percorso di formazione come attore professionista nel 2001 presso la Scuola di Recitazione CampoTeatrale. Da allora segue numerosi corsi e seminari (recitazione, canto e teatro-danza) condotti da artisti del panorama nazionale ed internazionale: tra gli altri César Brie, Claudio Morganti, Luca Stetur, Laura Curino, Eugenio Allegri, Michele Abbondanza, Cesare Ronconi, Gabriele Vacis. Dal 2003 al 2005 fa parte della Compagnia Teatro Setaccio, diretta da César Brie, con il quale realizza lo spettacolo "Il Cielo degli Altri", coprodotto da Armunia. Dal 2007 è responsabile della programmazione del Teatro Guanella.
Lia Gallo è attrice e insegnante di recitazione. Si forma con Enrico Maestrini sul training di Grotowski, soggiornando in seguito due anni al Workcenter of Jerzy Grotowski di Pontedera. Incontra e lavora con artisti del panorama nazionale ed internazionale: tra gli altri Marcel Marceau, Etienne Decroux, Lindsay Kemp, Danio Manfredini, Eugenio Allegri, Mauro Maggioni.
Dal 1998 lavora per la Fondazione Garavaglia come clown in corsia.
E’ la coordinatrice di CAMPUS, l’Accademia di Formazione Attorale di Campo Teatrale.
Collaborano con il nucleo stabile della Compagnia Chiara Anicito, Caterina Donzelli, Deborah ferrari, Sveva Raimondi.


domenica 13 novembre 2011

TEATRO FRANCO PARENTI
















Nel 1972 Franco Parenti e Andrée Ruth Shammah, con Giovanni Testori e Dante Isella, fondano il Salone Pier Lombardo, che diventa immediatamente un punto di riferimento di vitalità artistica e culturale per Milano, caratterizzandosi per un’idea di teatro proiettata sia verso le novità italiane e straniere, sia verso la rilettura dei classici in chiave contemporanea e che comprende un’intensa e diversificata attività di manifestazioni culturali, concerti, rassegne cinematografiche, conferenze, festival, presentazioni di novità editoriali. Ben presto gli spettacoli del Pier Lombardo trovano circuitazione in tutta Italia, contribuendo a creare dei veri e propri ‘eventi’ di carattere nazionale.
Spettacoli come la Trilogia di Testori (Ambleto-Macbetto-Edipus), Il malato immaginario, Il misantropo di Molière, I promessi sposi alla prova di Testori, interpretati da Franco Parenti e tutti con la regia di Andrée Ruth Shammah, fanno ormai parte della storia del teatro italiano. Altri spettacoli come La doppia incostanza di Marivaux; Il maggiore Barbara di Shaw, La palla al piede di Feydeau, Il bosco di notte di Sansone, Timone d’Atene di Shakespeare, si sono imposti anche per una concezione dello spazio scenico, proiettato verso una forma di ‘teatro aperto’, che ha caratterizzato le scelte di Andrée Ruth Shammah. Nel 1989, con la scomparsa di Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah assume interamente la direzione del teatro che, in onore del grande attore, prende il nome di Teatro Franco Parenti. 




sabato 12 novembre 2011

TEATRO DELLA MEMORIA
















Il Teatro della Memoria nasce come compagnia teatrale nel 1980 e come teatro aperto al pubblico nel 1989, nei locali di via Cucchiari 4. E' un nuovo, accogliente teatrino da cento posti dove si mescolano artisti di lungo corso e giovani che si sono appena tuffati nell'affascinante mondo del teatro. Oltre all'amore per il teatro, una malattia dalla quale difficilmente si guarisce, li accomuna quel desiderio di libertà creativa che si alimenta al di fuori del teatro statalizzato. Nel panorama culturale milanese infatti il Teatro della Memoria offre una programmazione originale e diversificata, che non trova riscontro in altre e ben più famose sale cittadine, valorizzando in maniera sempre più approfondita il repertorio teatrale e musicale milanese e lombardo. In questi anni il Teatro della Memoria ha ospitato i più grandi artisti di Milano e di Lombardia : da Piero Mazzarella a Nanni Svampa, da Enrico Beruschi a Walter Valdi, da Liliana Feldmann a Memo Remigi, da Umberto Faini a Mirton Vaiani, da Rosalina Neri a Roberto Negri, dando altresì spazio a nuovi e interessanti interpreti come Walter Di Gemma, Jessica Resteghini, Domitilla Colombo. Oltremodo significativi sono anche gli autori rappresentati : da Carlo Porta a Cletto Arrighi, da Carlo Dossi a Delio Tessa, da Carlo Bertolazzi ai contemporanei Luigi Lunari, Umberto Simonetta, Giovanni Testori. Cosa faranno al Teatro della Memoria ? La domanda ormai viene spontanea. Così la stagione 2010/2011, come le precedenti, è incentrata sulle rassegne tematiche: la Milano della Memoria e Burattini e altre storie (per il teatro ragazzi), oltre che la rassegna delle giovani Compagnie senza sede “Senza Fissa Dimora” e la rassegna di Drammaturgia contemporanea. La Memoria di una tradizione per un nuovo teatro che guarda al futuro. (Aleardo Caliari)