domenica 2 ottobre 2011

Takku Ligey: un cortile nella savana. Il teatro di Mandiaye N’Diaye di Linda Pasina (Titivillus edzioni)

















Quando arriva in Italia, nel settembre del 1988, Mandiaye N’Diaye trova ad attenderlo una realtà diversa da quella per la quale aveva lasciato il Senegal. Mandiaye non si rassegna a essere un lavoratore ambulante della riviera romagnola e, quando incontra Marco Martinelli del Teatro delle Albe, si inventa un passato da teatrante. Siamo nel 1989: il Teatro delle Albe cerca attori senegalesi per lo spettacolo “Ruh. Romagna più Africa uguale”, e Mandiaye vuole un lavoro diverso. È l’inizio del “meticciato teatrale” delle Albe, un viaggio fra Romagna e Senegal alla ricerca di suggestioni sceniche che svelino l’universalità del teatro. Da “Lunga vita all’albero” (1990) a “Sogno di una notte di mezza estate” (2002), passando per “Nessuno può coprire l’ombra” (1991) e “I Polacchi” (1998), la collaborazione col Teatro delle Albe rivela Mandiaye attore e gli fa maturare l’idea che l’arte teatrale sia strettamente connessa con la religione animista dei suoi antenati. Per Mandiaye diventa necessario approfondire questo legame magico e investire sulla rinascita del suo villaggio in Senegal dove, nel 2006, fonda il Takku Ligey Théâtre. La storia ricomincia: ora è Mandiaye che cerca di propagare il germe del teatro, formando giovani attori e facendo conoscere Diol Kadd nel mondo attraverso il teatro. Essere contagiati e contagiare, questo è l’insegnamento appreso in Italia. Il testo ripercorre la storia teatrale di Mandiaye N’Diaye attraverso la narrazione diretta dell’attore, partendo dalle prime suggestioni della sua cultura di origine sino a giungere alle ultime prove da regista con la compagnia senegalese.

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