sabato 3 settembre 2011

Dario Fo. Dalla commedia al monologo (1959-1969) di Simone Soriani (Titivillus edizioni)





















Questo volume ripercorre e ricostruisce il percorso biografico ed artistico di Dario Fo dal 1959 al 1969. Dall’anno in cui – dopo la formazione maturata nell’ambito del cosiddetto “teatro minore” – scrive ed interpreta la sua prima commedia in tre atti, debuttando nel circuito ufficiale del “teatro di prosa”; all’anno in cui realizza il suo primo monologo, Mistero buffo. È proprio in questo decennio che l’autore-attore sintetizza e porta a compimento le istanze e le esigenze avvertite negli anni dell’apprendistato e, al contempo, anticipa la gran parte delle soluzioni sceniche che adotterà nelle opere degli anni successivi. Un decennio di sperimentazione, dunque, durante il quale Fo va elaborando una personale forma drammaturgica di tipo epico, coerentemente con quelle finalità civili e politiche che sempre più consapevolmente l’autore-attore assegnerà al teatro, fino all’adesione al movimento rivoluzionario del 1968. Una drammaturgia comunicativa e relazionale, quindi, che gli permetta di indirizzare il proprio messaggio direttamente al pubblico in sala e, al contempo, di sottrarre quest’ultimo al tradizionale ruolo di voyeur passivo, per coinvolgerlo attivamente come interlocutore dell’happening teatrale. Da un punto di vista diacronico, la volontà di realizzare un teatro inteso come discorso razionale e cosciente tra la scena e la sala si traduce in una progressiva “epicizzazione” della forma drammaturgica, per mezzo di espedienti tecnici di derivazione brechtiana ma anche popolare e giullaresca. Così, dalle opere degli anni ’50 ancora legate ad una concezione rappresentativa del teatro, e quindi a strutture mimetico-dialogiche, con il Mistero buffo Fo realizza infine una modalità spettacolare “soggettiva”, in cui la voce dell’autore trova incarnazione nella figura del performer monologante sul palco. Uno schema formale di cui l’autore-attore si servirà spesso anche negli anni successivi (dalla Storia della tigre al Johan Padan a la descoverta de le Americhe) e che può essere assunto a modello di riferimento di una teatralità affabulativa di cui il “teatro di narrazione” è oggi la manifestazione più nota e riconoscibile.

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