sabato 31 dicembre 2011

TEATRO L’ESPACE














La Compagnia Sperimentale Drammatica nasce dall’incontro, artistico ed umano, di Ulla Alasjärvi e Beppe Bergamasco, avvenuto al Mickery Theatre di Amsterdam nel 1971.
La Alasjärvi e Bergamasco fondano, nel 1971, la Mobile Action Artists’ Foundation, compagnia di respiro internazionale che ha fatto conoscere il proprio lavoro in tutta Europa. Nel 1977 i due decidono di stabilirsi in Italia e costituiscono la Compagnia Sperimentale Drammatica, con l’intento di dare possibilità di crescita professionale a coloro, molti in vero, che all’epoca si avvicinavano al mondo teatrale. Per due anni infatti avevano coordinato in toto l’attività espressiva ed organizzativa di ben quarantasei gruppi di base dell’area torinese, venendo così a profonda conoscenza delle problematiche legate al mondo teatrale italiano, e piemontese in particolare.
Dal 1977 dunque, la C.S.D. opera in Italia ed all’estero, producendo spettacoli, coordinando eventi, organizzando seminari e workshop.



venerdì 30 dicembre 2011

ALFATEATRO




























Un titolo sicuramente importante e d'effetto. Esso però non vuol esser solo un "titolo", ma un concetto e un nuovo modo di "Essere Teatro".

PREFAZIONE - Crediamo profondamente che il Sistema-Teatro abbia bisogno di nuove certezze, di nuove idee, e soprattutto di fiducia nella crescita culturale della società. Bisogna ricostruire insomma l’orgoglio e l’appartenenza, se non a un intero movimento perlomeno a una corrente di pensiero o a un’idea. Un’idea che deve essere grande, ma che non si può solo costruire a tavolino e in solitudine. Un progetto di nuova identità culturale e di nuova, possibile, società è dunque troppo ambizioso? Forse, ma è certamente indispensabile oggigiorno! Si cominci almeno a porlo come problema; prima obiettivo di medio-lungo periodo, e poi come traguardo; si annunci che si lavora alacremente per pensarlo; si coinvolgano nuove (e vecchie) energie. Si faccia sapere, in definitiva, che un rinnovato movimento culturale pensa in grande, e non solo alle immediate – e proprie – "scadenze". La Cultura, quella che io definisco "socialdemocratica" – nel solco di quella consolidata di matrice europea – ha sempre dimostrato di saper coniugare gli alti ideali di una società più equa e solidale con il pragmatismo e il buonsenso di chi è chiamato a gestire e/o avere incarichi di responsabilità collettiva e sociale. A tal scopo non abbiamo esitato a compiere scelte difficili e coraggiose, impegnandoci sin da subito a cercare un nuovo e miglior modo di applicare i concetti di equità sociale e culturale. Ciò che ci porta oggi a volerci interessare alla "società culturale" e al "Sistema-Cultura della nostra Città" è dettato dall’amore per la giustizia sociale e la libertà d’espressione (soprattutto se si tratta di Arte), lo spirito critico e indagatore, la continua ricerca di nuovi orizzonti culturali e sociali, e l’estremo coraggio delle proprie scelte. Valori moderni, dei quali la cultura del Ventunesimo secolo ha ancora estremo bisogno per affrontare adeguatamente le nuove e poderose sfide della globalizzazione.

PRESENTAZIONE - A distanza di 21 anni dalla fondazione di Alfa Teatro, è venuto il tempo di riprogettare e ripensare il teatro (contenitore) e la sua programmazione (contenuti).
Alfa Teatro (ri)apre dunque le sue "porte" continuando ciò che nel 2010 rappresentava solo una "nuova impresa culturale" e che oggi si conferma una realtà composta da altre realtà del territorio, fatta di contenuti artistici che abbiano le seguenti caratteristiche: qualità, professionalità, e amore per l’arte e lo spettacolo dal vivo, senza veti e/o limitazioni artistiche da parte di nessuno. Un progetto pensato per sviluppare al meglio il concetto di sistema, di cooperativismo culturale. Di Cultura. Il nostro progetto guarda a un futuro culturale migliore, più solido, e in costante evoluzione. Se pensiamo alla civiltà come forma di espressione libera e collettiva, il teatro è ciò che meglio ne esprime l'essenza stessa. Perché il teatro non è solo arte, letteratura, immaginazione, mestiere. Il teatro è stato ed è per sua natura una forma di comunicazione collettiva, un modo di vivere insieme la rappresentazione della realtà con tutta la forza emotiva che da essa ne scaturisce.
Dal rito al teatro politico, dalle sacre rappresentazioni all'happening, il teatro è un momento privilegiato dove può avvenire un dialogo tanto arcaico e antico quanto puro e vitale in una società come quella odierna sempre più permeata di individualismo, superficialità e anestesia sentimentale.
Si va a teatro per divertirsi, per riflettere, per imparare e vorremmo dire soprattutto per provare emozione: sensazione unica data dalla magia di qualcosa che accade in quel momento grazie a un attore vivo e a un pubblico che collabora con lui, in quel preciso istante, dando vita a una sinergia unica, mai duplicabile allo stesso modo.
Crediamo che il teatro nei confronti della società abbia oggi alcuni doveri, primo tra tutti educare lo spettatore, culturalmente ma soprattutto sentimentalmente.
Porsi davanti a una rappresentazione con l'animo vergine e candido, privo di sovrastrutture interpretative e preconcetti stilistici, come un bambino davanti a un favola! Questa dev'essere la predisposizione necessaria per essere catturati dall'evento e riuscire a formulare un giudizio che parta dall'emozione e non dalla razionalità.
Le offerte teatrali sul territorio oggi sono tante, dalle più istituzionali alle più sperimentali. L’impressione che si ha è che spesso, anche nel ricco e sfaccettato panorama del teatro in Piemonte, la macchina omologatrice dei finanziamenti e delle necessità di pubblico non sempre rispetti l'obiettivo di comunicare ed emozionare. Spesso si va a teatro per dovere culturale e non di reale piacere estetico. Riuscire ad emozionarsi a teatro oggi, non è facile. È un privilegio raro che quando accade lascia un ricordo perenne e, subito dopo, una perenne nostalgia. Da qui forse derivano la delusione, l'indolenza di chi, pur amando il teatro, spesso si rifugia nel mondo meno rischioso della settima arte. La società è teatrale, e oggi lo è in modo drammaticamente reale: assistiamo ogni istante a "commedie", "farse", "opere buffe", "drammi" spesso molto più "lunghi di un atto unico". Il teatro è uno strumento comunicativo ad alto impatto emozionale; questo il messaggio, questo il credo di ogni artista. Solo la frequentazione assidua e curiosa permetterà di vivere o di rivivere un giorno quella magia "catartica" che fa del teatro un'esperienza unica, nella quale una parte di noi si mette sempre in gioco. Crediamo sia necessario quindi educare gli spettatori e spingerli alla frequentazione con iniziative didattiche ed economiche meno elitarie e più eclettiche, sia a livello di programmi, che di sedi, che di costi.
Alfateatro nel 2010 ha rifondato la sua esistenza aprendosi con l'obiettivo di costruire insieme ad altre realtà un TEATRO D'ARTE PER TUTTI.”


giovedì 29 dicembre 2011

Teatro EVEREST
















 
“Se anche sapessi che domani verrà gettata la bomba atomica, oggi pianterei lo stesso il melo nel mio giardino, diceva Martin Luther King. E il nostro melo è un teatro che da anni curiamo come si fa con gli alberi più fragili minacciati da continue gelate notturne. Quella che vogliamo raccontarvi è la nostra storia fatta di paradossi e fatica, di solitudine e di slanci coraggiosi.
La storia del Teatro Everest, in barba alle cronologie e agli archivi, ha la forma di un manifesto, di un programma che non invecchia, che non si stanca di essere com’è:

1.Il Teatro Everest è un luogo di creazione e accoglienza, che si schiera contro il disinteresse, la sciatteria e la mediocrità.
2. Il Teatro Everest crede nell’arte come cataclisma che irrompe nell’assopimento, che travolge il superfluo e che dà nuovi significati alle parole, che spaventa per potenza e onestà.
3. Il Teatro Everest è un servizio: per i bambini con cui lavora, per gli anziani che coinvolge, per i ragazzi giovani che lo animano, per la società civile e incivile a cui rivolge constantemente tutti i suoi sforzi e progetti.
4. Il Teatro Everest non ha fretta, ricorda il suo passato e persegue con serietà e abnegazione nuove traiettorie di creazione e di formazione, elabora nuove non-strategie insieme agli artisti e agli spettatori.
5. Il Teatro Everest è inattuale, perché si assume rischi che non può permettersi, perché fa fronte alla crisi aumentando la sua proposta in qualità e in quantità, perché continua ad esistere nonostante tutto, perché è avamposto, trincea, ponte sospeso.
6. Il Teatro Everest ha una stagione con 30 spettacoli, una scuola con 8 corsi e 70 allievi, uno staff di lavoro di 7 giovani under 30, un pubblico annuale di 10.000 presenze.
7. Il Teatro Everest è abitato da 3 giovani compagnie di produzione: Il Paracadute di Icaro, Murmuris e Teatro a Manovella. Sono loro gli artisti che creano, inventano, sostengono ogni giorno il Teatro.
8. Il Teatro Everest è al Galluzzo, tiene alle sue origini pur essendo vagabondo, si guarda intorno, si confronta con i vicini e lavora insieme a loro.
9. Il Teatro Everest è Laura, Luisa, Leonardo, Jacqueline, Massimo, Luigi, Ettore, Gioia, Paolo, Rachele, il Ciucci, Vincenzo, Marta, Francesco, Luca, Giancarlo, Piero, Gabrio, Debora, Umberto.
10. Il Teatro Everest vuole continuare ad esserci.”




mercoledì 28 dicembre 2011

Teatro Cantiere Florida

















“Cantiere Florida (già Cinema Teatro Florida) apre a Firenze nel mese di dicembre 2002. L'edificio, costruito negli anni Cinquanta, con le caratteristiche del periodo, viene ristrutturato e portato al recupero da Elsinor Teatro Stabile di Innovazione: l'intervento effettuato restituisce al pubblico fiorentino uno spazio radicalmente trasformato da importanti migliorie architettoniche e strutturali e propone uno spazio teatrale dove lo spettatore, l'attore, gli impianti, la macchina teatrale dialogano attraverso svariati percorsi visivi. La nuova apertura permette al pubblico ed in particolare a ragazzi e giovani di avere una nuova programmazione permanente di spettacoli, laboratori e ricerca teatrale.
A sostegno del Programma Mondiale di Vaccinazioni, il foyer del teatro ospita inoltre uno spazio dedicato all'Unicef.

Direzione artistica: Enrica Maria Paoletti
Direzione tecnica: Sergio Cangini

Capienza: 288 posti
Spazio scenico: m 14 x 8,50
Impianto elettrico: 40 kw
Camerini con servizi
Altri spazi: foyer
Concessione a terzi: prevista
Gestione: Elsinor Soc. Coop. ar.l.



martedì 27 dicembre 2011

IL TEATRO DELLA PERGOLA



















“Pergola: tra storia e futuro, a Firenze è il Teatro - Passione e modernità, tradizione e spinta all’innovazione, fascino e mistero: tutto questo è il Teatro della Pergola, il teatro di Firenze per la sua posizione centrale e l’indissolubile legame che si è creato con la storia della città. La Pergola si avvia a compiere un compleanno importante, i 350 anni dall’inaugurazione con l’opera buffa Il podestà di Colognole di Giovanni Andrea Moneglia, che diede inizio ad una lunga teoria di spettacoli ancor oggi ininterrotta. Furono gli Accademici Immobili, un gruppo di nobili dediti alla coltivazione delle arti, ad individuare nell’area ove sorgeva un tiratoio dell’Arte della Lana il sito ideale ove edificare un edificio in grado di sostituire il Teatro del Cocomero (che sorgeva ove adesso si trova il purtroppo chiuso Niccolini), giudicato troppo piccolo per le attività accademiche. Su progetto di Ferdinando Tacca, figlio di quel Pietro che ci ha regalato le fontane di SS.Annunziata, nacque una sala unica, che si ispirò probabilmente alle modalità di visione degli spettacoli che si verificavano nei cortili dei palazzi rinascimentali, il cui modello e l’Ammannati di Palazzo Pitti: affacciandosi alle finestre, i nobili potevano ammirare giochi, battaglie e naumachie agite più in basso. Sorsero così i palchi, caratteristica peculiare del teatro all’italiana che nasce proprio con la Pergola: piccoli spazi separati che permettono ad ogni famiglia di ammirare lo spettacolo da una posizione privilegiata. I malevoli attribuiscono questa origine, più che alle citate modalità di visione, alla litigiosità proverbiale dei fiorentini: assegnando un palco ad ogni famiglia si evitavano spiacevoli frizioni tra gruppi rivali. A testimonianza di questa maliziosa ipotesi rimangono nell’atrio del teatro alcuni degli stemmi lignei che identificavano, sulla porta dei palchi, la proprietà di ciascuna famiglia. Attualmente sono solo due i palchi di proprietà: il numero 1 del primo ordine, rimasto agli ultimi eredi degli Immobili, e il 25 sempre del primo ordine, riservato al direttore del teatro. Insieme al grande palcoscenico, e alla platea, altra caratteristica distintiva della Pergola è l’inimitabile acustica, che la rende perfetta per ospitare la musica e esalta le doti di voce degli attori più grandi, ed è in gran parte dovuta alla pianta a ferro di cavallo. A chiudere il palcoscenico un grande sipario dipinto raffigurante Firenze e l’Arno che a partire dal 1661 si aprì sul teatro finalmente completato. In breve iniziò però un lungo periodo di chiusura, forse l’unico nelle storia del teatro, durato oltre ventisette anni, e iniziato in segno di lutto per la morte del cardinale Giovan Carlo de’Medici. Inizialmente riservato alla corte, il teatro viene aperto a partire dal 1718 al pubblico pagante. Rappresentava già allora le opere di compositori grandissimi, come Antonio Vivaldi. L’edificio, rimaneggiato più volte, è arricchito di decorazioni e aumentato in capienza. Vengono eretti i primi appartamenti, nucleo vitale della “Città del Teatro” che riuniva in sé tutti i mestieri e le competenze dell’arte scenica. Nel 1801 al primo piano si aprì su progetto dell’architetto Ristorini il Saloncino, grande ambiente con stucchi dedicato alla musica e alla danza. Completamente restaurato nel 2000, ancora oggi è la seconda sala del teatro. Lo stesso Ristorini aveva qualche anno prima, nel 1789, portato a termine i lavori per il rinnovamento della sala grande, con l’edificazione del palco reale e l’aumento del numero dei pachi. Questi ampliamenti sono il preludio ad uno dei periodi più fecondi della storia della Pergola, quello segnato tra il 1823 e il 1855 dalla gestione dell’impresario Alessandro Lanari. Sotto il suo impulso Firenze diviene uno dei palcoscenici più importanti del melodramma classico italiano. I più importanti compositori, a cominciare da Bellini, sostano in via della Pergola e Giuseppe Verdi vi fa debuttare nel 1847 il suo Macbeth, lasciando come imperitura testimonianza lo sgabello sul quale riposava durante le prove, ancora oggi conservato nel museo del teatro. Nel 1826 Martellini dipinge il sipario storico raffigurante l’incoronazione di Petrarca in Campidoglio, tuttora usato nelle occasioni di gala; il macchinista Canovetti costruisce l’affascinante macchina per il sollevamento della platea, usata nelle feste da ballo per creare un piano unico col palcoscenico; l’architetto Baccani presiede ad importanti lavori di ammodernamento, che donano all’edificio l’Atrio delle Colonne con le sue caratteristiche decorazioni in polvere di marmo; e un giovane apprendista di palcoscenico, Antonio Meucci, sperimenta un sistema di comunicazione a voce tra la graticcia e la superficie del palcoscenico: è l’antenato del telefono, che Meucci perfezionerà poi, ingegnosamente ma senza fortuna, una volta emigrato negli Stati Uniti. Il teatro è rischiarato dai lumi a gas, e Firenze gode del rango di capitale d’Italia. Quando, nel 1898, arriverà la luce elettrica, getterà i propri raggi su un teatro in crisi. Al melodramma, emigrato verso i più grandi Politeama e Pagliano, si è sostituita la prosa; alla gestione degli Immobili quella di una società privata che dal 1913 al 1929 si occupa della programmazione della Sala. In questo periodo il loggione è sostituito dalla galleria, e viene posto in opera il sipario in velluto rosso. Nel 1925 lo Stato dichiara la Pergola monumento nazionale. Incombe la guerra, e gli Immobili, che hanno riassunto la gestione del teatro affidandone la direzione ad Aladino Tofanelli, decidono di cedere la proprietà proprio allo Stato, che lo annette al neonato Ente Teatrale Italiano. Il palcoscenico continua ad ospitare la prosa, non disdegnando la rivista e lo spettacolo leggero. Morto all’improvviso Tofanelli, giunge a Firenze da Reggio Emilia un giovane funzionario, Alfonso Spadoni. Brillante, e dotato di idee innovative, Spadoni rivitalizza la Pergola facendone il tempo della grande prosa. Si radica profondamente nel tessuto cittadino, divenendo presto protagonista della vita culturale dell’epoca. Con l’ETI 21 porta frotte di giovani a teatro; con la Bottega di Gassman e la scuola di Eduardo afferma il valore della formazione d’alto livello a teatro. Spadoni rimane al timone per oltre trent’anni, fin quando nel 1993 una grave malattia se lo porta via. Suo degno erede alla guida della Pergola è un altro giovane brillante, Marco Giorgetti. Già attore con Gabriele Lavia, Glauco Mauri e Salvo Randone, Giorgetti dal 1999 riallaccia i legami tra teatro e città, promuovendo un uso anche extraspettacolare e più moderno della struttura, fin quando nel 2004 è chiamato alla Direzione Generale dell’Ente. Rientra a Firenze nel 2007 come Direttore Manager della Pergola, e recentissima è la nomina a Direttore Generale della Fondazione Teatro della Pergola creata per gestire il futuro della storica sala dopo il decreto di soppressione dell'Ente Teatrale Italiano. Oggi la Pergola è molto più di un teatro. È un centro culturale vivo, che utilizza come principale potenzialità la sua storia, e il prestigio dei suoi spazi. Ha un’attività multiforme, che trova il proprio culmine nella grande stagione di prosa, ma ospita centinaia di eventi diversi e tutti importanti, a cominciare dalla stagione degli Amici della Musica, una delle più importanti d’Europa per il genere cameristico. Rivive sempre più spesso la “Città del Teatro”, quest’idea dell’arte scenica non solo come fatto estetico, ma come importante tessuto connettivo della società. Durante le visite guidate sfilano gli ambienti più suggestivi, e di solito nascosti all’occhio del pubblico: i sotterranei, e il Vicolo delle Carrozze che originariamente univa Via della Pergola a Borgo Pinti e dove si trovavano le botteghe degli artigiani che facevano i mestieri del teatro; la Salita dei Cavalli, percorsa un tempo dai carri con le scenografie dirette il palcoscenico; il Pozzo, usato dalle lavandaie per attingere l’acqua utile a lavare e tingere le stoffe; le vecchie stanze dei macchinisti, con i lunghi chiodi ai quali si appendevano le vesti e i nomi scritti sui muri, riempiti anche di disegni goliardici come su una nave; il Primo Camerino, costruito nel 1906 per la divina Eleonora Duse in occasione di una rappresentazione del Rosmersholm di Ibsen; il Museo del Teatro, che riunisce nel sotto platea intorno alla macchina ideata da Cesare Canovetti oltre trecento anni di storia della tecnica teatrale, e la mitica sedia che fu costruita per Giuseppe Verdi durante le prove di Macbeth; gli appartamenti degli scenografi, con le decorazioni pompeiane alle pareti; le due sale da ballo, dove si riscaldavano mimi e danzatori, con il pavimento originale ottocentesco lavorato ad ascia che ha lo stesso declivio del palcoscenico, il cinque per cento; il grande modello del teatro, così grande che non può più uscire dalla stanza in cui è stato montato; e su in alto, fino alla graticcia, il luogo sacro del teatro dal quale partono le corde che sorreggono e muovono scenografie e luci. A oltre diciotto metri d’altezza, su travicelli sottili, quasi sospesi nel vuoto camminano i principi dei macchinisti, i soffittisti. Ogni sera in teatro si celebra un rito, quello dello spettacolo. Vocazione della Pergola è quella di ospitare i grandi allestimenti, i grandi testi degli autori più grandi; i grandi attori, e i grandi registi. Le stelle più luminose del firmamento della scena brillano alla Pergola. Senza dimenticare il teatro contemporaneo, le scritture più curiose, gli spettacoli più intimi. Passeggiare nei corridoi del teatro è come leggere un libro cosparso di nomi immortali. Tutti gli oggetti raccontano una storia, le singole fibre di tessuto o particelle di legno sono testimoni di un evento memorabile. Poi il rito termina. Ogni sera il teatro cessa di essere se stesso. Ma non si perde mai. Come un corpo, anche di notte respira e trasmette tutto intorno la magia. La Pergola guarda già al futuro, tenendo ben presente la sua storia come inestimabile ricchezza. Riafferma il suo ruolo di tempio della prosa, e teatro della città alla quale si vuole offrire come insostituibile punto d’incontro. Perché la Pergola, a Firenze, è il Teatro. (Riccardo Ventrella)”



lunedì 26 dicembre 2011

TEATRO VALLE OCCUPATO







 “Gli occupanti del Teatro Valle di Roma sono le Lavoratrici e i Lavoratori dello Spettacolo, cinema/teatro/danza, artisti/tecnici/operatori, stabili, precari e intermittenti che da tempo portano avanti lotte in modo diretto ed autorganizzato contro i ripetuti attacchi al mondo dell’arte e del sapere, contro i tagli alla cultura e per i nostri diritti! Si è partiti dal senso di disagio crescente e diffuso di chi lavora e vive dentro il teatro – in particolare la percezione di una generazione di giovani artisti e lavoratori di essere esclusi dai luoghi e dalle dinamiche in cui si decide e si progetta la politica culturale, la percezione di una generazione di pagare in termini di sopravvivenza la necessità artistica, etica e civile del proprio lavoro. Gli occupanti hanno intrapreso il 14 giugno 2011 un percorso di lotta che, evidenziando lo stato di emergenza in cui verte il sistema culturale italiano, ha assunto poi carattere costituente. Non trovando più nei referenti politici di destra e di sinistra alcuna legittimità come interlocutori, hanno dato voce all’esigenza di ripensare dal basso nuovi modelli di politiche culturali nel paese. Attraverso la sperimentazione di una prassi di studio e di autogoverno del teatro, sono giunti all’elaborazione dello Statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, presentato alla cittadinanza il 20 ottobre 2011. Si tratta di un’elaborazione della pratica attiva di governo del Teatro fatta fin qua dagli occupanti, una possibile premessa per la pratica futura di governo di questo Teatro da parte della cittadinanza. Per la vocazione della fondazione, durante la conferenza stampa dello scorso 5 luglio, è stata avanzata la proposta di fare del Teatro Valle un luogo dedicato alle drammaturgie italiane e contemporanee per rispondere all’esigenza di riaprire un processo di narrazione e rappresentazione della realtà, che nell’ultimo mezzo secolo della vita del nostro paese ha subito un’involuzione, un congelamento. Data la particolare natura del palcoscenico del Valle, la storia e la preparazione delle sue maestranze, si è proposto inoltre che il Teatro diventi un centro di formazione per tecnici di palcoscenico. Nel periodo di tempo che ci separa dalla nascita della Fondazione saranno sperimentate nuove forme di direzione artistica, laboratori e corsi di formazione. Proseguirà inoltre l’impegno del Teatro Valle Occupato nel dare spazio alla musica, al cinema e alla danza. E’ già in atto il processo di elaborazione pubblica e collettiva dello statuto volto alla costituzione di una Fondazione Teatro Valle Bene Comune che sia il più possibile condivisa e partecipata: il documento è stato infatti inserito in un’apposita sezione del sito www.teatrovalleoccupato.it che grazie ad innovativi sistemi tecnologici, è strutturata per contemplare e integrare al suo interno qualunque proposta e dare la possibilità a tutti di vederne, in itinere, le modifiche. Lo Statuto sarà così uno “Statuto Partecipato”.


TEATRO VALLE OCCUPATO PERCHE’
* Perché il Teatro Valle, luogo di importanza storica per la città di Roma e per tutto il Paese, sta rischiando, a seguito della soppressione dell’Ente Teatrale Italiano deciso dall’ultima finanziaria, di venire affidato a privati che ne tradiscano l’identità di spazio dedicato alla scena contemporanea con respiro internazionale.
* Perché l’assessore Gasperini ci ha voluto rassicurare rispondendo che il teatro Valle passerà transitoriamente alla gestione di Roma Capitale in attesa di un bando pubblico. Questa risposta per noi non è sufficiente: non è stato presentato nessun progetto artistico, né ci risultano garanzie sulla copertura economica. Vorremmo inoltre conoscere i criteri di selezione del bando e i principi etici che lo ispirano.
* Perché il Teatro Valle è emblematico dello stato dell’arte in Italia. È l’ennesimo bene pubblico dismesso senza un progetto trasparente e partecipato e gestito secondo logiche privatistiche.
* Perché la questione del Valle non è l’unico motivo per cui siamo qui. Il sistema culturale italiano è in uno stato di continua emergenza, gravato dai continui tagli non solo alla cultura, ma alla scuola, all’università e alla ricerca e dall’assenza di un progetto politico che miri ad impegnarsi nell’attuazione di riforme che portino a soluzioni efficaci e definitive.
* Teatri, cinema, musei, produzioni rischiano ogni giorno la chiusura. Il pensiero libero e indipendente è a rischio e quindi sono a rischio le fondamenta di una società che possa dirsi civile.
* Perché le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo e dell’arte non hanno garanzie sui propri diritti. Non esiste alcun sistema di welfare che tuteli i tempi di non lavoro, i tempi della ricerca, della creazione, della formazione permanente. I tempi della lentezza e dell’errore.
* Perché il nostro lavoro creativo ed immateriale produce ricchezza materiale e questa ricchezza non viene redistribuita né in termini di finanziamento né in termini di reddito. Ed è il diritto al reddito garantito che ci salva dal ricatto e tutela l’autonomia artistica e intellettuale.
* Perché come artisti, operatori della cultura, maestranze, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo e della cultura auto-organizzati non ci sentiamo più rappresentati da nessuno. Vogliamo essere protagonisti del nostro presente e costruire il futuro che desideriamo.
* Perché la filosofia del male minore non ci basta più. Invochiamo una rivolta culturale, …e che sia contagiosa!”


sabato 24 dicembre 2011

TEATRO SAN CARLINO a ROMA





















“Il teatro dei burattini San Carlino nasce da una famiglia di burattinai che da più di trent'anni opera nell'ambito del teatro di figura divulgando con passione ed entusiasmo la tradizione del teatro dei burattini, patrimonio culturale di elevato valore artistico e popolare. Gli operatori del San Carlino tutt'oggi portano avanti quest'obiettivo, mediante lo studio e la ricerca costante di nuove forme rappresentative, tenendo fede al carattere tradizionale del genere. Le attività del teatro San Carlino sono principalmente destinate al pubblico delle famiglie ma non solo: si rivolgono a tutti gli appassionati dell'arte, che riconoscono nel teatro di figura le origini di un teatro libero e indipendente. Da settembre 2007, il Teatro San Carlino risiede a Roma in una nuova sede stabile in Villa Borghese con 112 posti al coperto. Il nome “San Carlino” deriva dal celeberrimo teatro napoletano realmente esistito a Napoli nel 1700 dove si esibirono nei panni di personaggio i più famosi Pulcinella che la storia ricordi, e fa si che ancora oggi la tradizione pulcinellesca venga diffusa attraverso spettacoli ed eventi, a cura della compagnia, che hanno come protagonista proprio la maschera di Pulcinella come attore e come burattino. Il San Carlino possiede ad oggi un repertorio di più di cinquanta spettacoli e Pulcinella rappresenta il personaggio trainante delle rappresentazioni. Attorno a lui ruotano tantissimi altri personaggi della Commedia dell'Arte e non solo. Durante gli ultimi anni, il Teatro San Carlino ha sperimentato nuove forme espressive mettendo in scena spettacoli dedicati al mondo delle favole fino alla realizzazione di opere letterarie contemporanee. La collaborazione pluriennale con l'Amadeus Kammerochester Dortmund ha introdotti negli spettacoli del teatro la musica dal vivo, un ulteriore marchio delle produzioni recenti. Attori che diventano burattini e viceversa, musiche di scena suonate tra il pubblico, voci colorate dall'uso molteplice dei dialetti, queste, alcune delle tecniche caratterizzanti del Teatro San Carlino che “trasportano” lo spettatore in un mondo surreale.
Caterina Vitello (direttrice artistica) - Direttrice artistica del San Carlino, prima burattinaia e primo Pulcinella del teatro. Diplomata nel 1999 presso l'Accademia Nazionale di Danza, svolge l'attività di burattinaia da quando ha 10 anni di età. Autrice iscritta SIAE ha redatto tantissimi testi e trascrizioni di opere letterarie, popolari e liriche per il teatro dei burattini. Durante gli ultimi anni ha diretto la regia di alcuni degli spettacoli in repertorio del San Carlino, tra cui: “Il medico dei pazzi”, “Il ratto del Serraglio di Mozart” (2004) e “Il Flauto Magico” (2006). Per il progetto speciale Teatro 2007/2008 è stata regista e drammaturgo di “Pierino e il Lupo”, “Opus N° Zoo” e “I musicanti di Brema”. Nel 2006 è stata ospite del Teatro dell'Opera di Dortmund, dove ha partecipato nel ruolo di Pulcinella nello spettacolo “la boite a joux” di Claude Debussy. Caterina Vitiello è organizzatrice del festival “Bimb'in Burattin” che si svolge presso il Teatro San Carlino in Villa Borghese dal 2004. Un'evento che ha portato l'instaurarsi di una rete di contatti a livello mondiale nell'ambito artistico che da vita a un interscambio culturale a cui fanno seguito partecipazione in contesti simili.
Il Teatro San Carlino - Il luogo dove si svolgeranno gli spettacoli è il Punto Verde Infanzia 1.3 bis denominato Teatro dei Burattini San Carlino. Gestito dalla Direttrice amministrativa Vera Zamuner, a cui lo spazio è stato dato in concessione comunale dall'Aprile del 2004. Il Teatro San Carlino è un'attività privata gestita autonomamente che non gode di finanziamenti pubblici di alcun genere per sostenersi e promuoversi. E' soggetto al pagamento a tutte le spese necessarie per lo svolgimento e il mantenimento dell'attività. Il Teatro San Carlino si trova a Villa Borghese in Viale dei Bambini angolo Viale Valadier, adiacente all'Orologio ad Acqua. A 3 anni dalla sua inaugurazione è stato presentato e approvato dalle Autorità competenti un progetto di riqualificazione e copertura totale del teatro attualmente all'aperto. La nuova struttura è stata inaugurata a Settembre 2007. Nello spazio completamente rinnovato, provvisto di servizi igienici e di tutti i servizi necessari agli utenti, si è svolta una stagione teatrale ricca e continuativa per tutta la stagione teatrale 2007/2008. La sala ha una capacità ricettiva di spettatori pari a 112 posti e un palcoscenico di dimensioni di metri 9 per 4 metri , alle spalle del quale è ubicato lo spazio scenico destinato alle esibizioni dei burattini delle dimensioni di mq 6 e con un bocca scena di 2metri di larghezza e 1 metro di altezza. L'impianto audio e luci, completamente digitale, è stato installato con la riapertura della nuova struttura.”



venerdì 23 dicembre 2011

TEATRO STABILE DEL GIALLO





















“Il Teatro Stabile del Giallo nasce nel 1986 da un’idea di Giancarlo Sisti e Susanna Schemmari. Il progetto di creare uno spazio dedicato alla sola messinscena di gialli è il risultato di tre anni di ricerche artistiche e di mercato, che rivelarono un’enorme mole di materiale teatrale e teatrabile, nonché un settore di pubblico possibile Nel novembre 1986 viene inaugurata la prima stagione del Teatro Stabile del Giallo con una delle commedie più classiche: Trappola per topi a cui seguono autori di irresistibile richiamo, talvolta mai messi in scena in Italia, come: Rex Stout, Dashiell Hammett, Georges Simenon, Ellery Queen, oltre naturalmente ai già citati Agatha Christie e sir Arthur Conan Doyle. Naturalmente per mettere in scena tutto questo occorrevano anche degli attori, dei registi, dei tecnici all’altezza della situazione. Nessuno aveva mai recitato in un giallo a teatro, bisognava anche inventarsi un modo che fosse magari più vicino al cinema, ma che non perdesse di vista lo specifico teatrale, dove i personaggi fossero a servizio del meccanismo, della trama, della suspence. Insieme alla proposta artistica, fu avviata sin da allora una tradizione che dura ancora oggi: il dopo-teatro. A spettacolo finito il pubblico era (ed è tutt’oggi) invitato a mangiare qualcosa insieme agli attori, bere un bicchiere di vino e discutere dello spettacolo. Si trattò di una intuizione estremamente felice, poi ripresa da altri teatri, la barriera invalicabile tra attori e spettatori veniva abbattuta, andare a teatro perdeva forse una parte della sua sacralità ma si riappropriava della sua dimensione di evento di partecipazione popolare che in qualche maniera riprendeva la grande tradizione italiana del melodramma (si sa che nei palchetti dei teatri ottocenteschi avveniva di tutto). L’operazione, per l’epoca e in fondo ancora oggi innovativa, si rivelò sin dall’inizio vincente, il pubblico cominciò ad affluire a frotte in quel piccolo teatro arrampicato sulla via Cassia, facendo la fila per assistere alle gesta dei Poirot o degli Sherlock Holmes, oppure sedotto dalle avvincenti trame o dalle torbide atmosfere dei maestri del giallo. I cartelloni delle stagioni si sono nei decenni  affollati di titoli ed autori di irresistibile richiamo, talvolta mai messi in scena in Italia, ne citiamo alcuni: Rex Stout, Dashiell Hammett, Georges Simenon, Ellery Queen, Stephen King, Tarantino, Harris,  oltre naturalmente ai già citati Agatha Christie e sir Arthur Conan Doyle. La drammaturgia internazionale, di altissimo livello, è vastissima (Edipo Re e Amleto, tanto per fare un esempio, non sono “Gialli”?). Nel 2000 la Direzione Artistica del Teatro è stata assunta da Raffaele Castria  ed è subentrata la gestione di un gruppo di artisti con idee nuove che, pur non discostandosi dalla tradizione che il Teatro Stabile del Giallo ha imposto, sta aprendo nuove prospettive di sicuro interesse per gli appassionati, i fedelissimi e i neofiti. In questi ultimi anni il teatro sotto l’impulso della nuova direzione artistica e del nuovo gruppo (che si è auto-strutturato in termini assolutamente “democratici”) ha sempre di più investito risorse ed energie nella direzione del rinnovamento e dello sviluppo di un proprio specifico linguaggio estetico e artistico. Un capitolo a parte merita lo spazio teatrale. Il vecchio storico teatrino non c’è più. La compagnia fu sfrattata per far spazio (sic!) a un nuovo supermercato nel 2001. La vicenda all’epoca ebbe grande risalto sulla stampa e si formò un “Comitato Amici Teatro Stabile Del giallo” di cui facevano parte personaggi pubblici come Rita Levi Montalcini, Ettore Scola, Mario Monicelli, Diletta Gassman, e tanti altri. Il comitato presentò una petizione all’Amministrazione del Comune di Roma, che prese atto della situazione e assegnò alla compagnia un nuovo spazio, quello attuale, più grande e funzionale. Il teatro, ristrutturato dal Municipio XX, con cui la compagnia porta avanti una proficua collaborazione che si sta sviluppando ulteriormente grazie al lavoro della Commissione Cultura del Municipio e all’Assessore Alla Cultura Marco Perina, ha riaperto tre stagioni fa, e, dopo due anni di interruzione, è stato immediatamente premiato dall’afflusso del suo pubblico.”



giovedì 22 dicembre 2011

TEATRO SISTINA






















“Il Sistina è uno dei più importanti e rappresentativi teatri italiani la cui direzione artistica è curata da Gianmario Longoni. La sua popolarità nasce soprattutto grazie all'incessabile attività di Garinei e Giovannini che in 46 anni di gestione anni hanno regalato al teatro (non solo italiano) capolavori come Aggiungi un posto a Tavola, Rugantino, Il giorno della Tartaruga. Spettacoli rappresentati in oltre 45 paesi in tutto il mondo e che sono stati tradotti in 16 lingue. Dal marzo 2003 il Teatro Sistina è stato riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali come Teatro stabile della Commedia Musicale Italiana. Il Sistina ha ospitato sul suo palco i più grandi artisti e i più popolari spettacoli musicali: da Lousi Armstrong a Burt Bacharach, da Liza Minnelli a Dionne Warwick a Woody Allen, da Rugantino a West Side Story da Evita a Aggiungi un posto a tavola a Vacanze Romane a Rinaldo In Campo.. Per non parlare poi dei protagonisti dello spettacolo italiano che qui hanno debuttato o sono stati definitivamente consacrati: Marcello Mastroianni, Renato Rascel, Delia Scala, Carlo Dapporto, Aldo Fabrizi, Walter Chiari, Gino Bramieri, Johnny Dorelli, Paolo Panelli, Bice Valori, Enrico Montesano, Gigi Proietti, Enrico Maria Salerno, Gloria Guida, Mariangela Melato, per arrivare ai più recenti Sabrina Ferilli,Valerio Mastandrea, Massimo Ghini. Questo teatro è diventato, nel corso degli anni, il "Teatro dei romani", e questo grazie all'affetto del pubblico che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, ha affollato - e continua ad affollare - i 1500 posti della sala. Tra le più recenti produzioni di musical lo spettacolo record Peter Pan (biglietto d'oro Agis per le presenze), Poveri Ma Belli e la nuova edizione di Aggiungi un Posto A Tavola.
Ancora oggi Il Sistina mantiene la sua fama grazie agli spettacoli presentati: un mix di novità italiane e straniere sempre attuali e sempre attenta alle nuove tendenze dello spettacolo e del pubblico.”


martedì 20 dicembre 2011

Strada di un clown di e con Vladimir Olshansky. Scena e costume: Viktor Bogora
















La Strada di un Clown è un affascinante e profondo viaggio nell’alta arte della clownerie, in cui Olshansky, dispiegando il suo mondo poetico, ci svela il perenne atto di equilibrio tra commedia e dramma di cui è fatto il mondo.  Lo spettacolo è costituito da brevi e avvincenti sketch che si susseguono senza soluzione di continuità - in un gioco col tempo e con lo spazio, evocano i grandi temi del mondo contemporaneo, così pieno di assurdità. Attraverso storie archetipiche, lo spettatore e il protagonista sono coinvolti nell’avventura senza fine della vita: il Clown, il Pagliaccio, il Buffone, che vive in ognuno di noi reclama la propria libertà, per poi, invece, ritrovarsi nella trappola delle proprie debolezze e delle proprie illusioni, in compagnia della sola speranza di continuare il proprio sogno. Riso e lacrime accompagnano lo svolgersi delle storie che La Strada di un Clown dipana davanti ai nostri occhi, facendoci rispecchiare in una serie di personaggi alle prese con ciò che tra fatti reali o simbolici la vita propone.

VLADIMIR OLSHANSKY, che si è esibito in tutto il mondo come ‘guest artist’ del “Cirque du Soleil”, è stato coprotagonista dello “Snow Show” di Slava Polunin, produzione acclamata dalla critica di tutta Europa, porta il suo nuovo spettacolo La Strada di un Clown - accolto trionfalmente a Madrid e New York - in “prima” nazionale al Teatro Keiros per le feste di fine anno. Ispirato dai Maestri del cinema muto - Charlie Chaplin, Max Linder e Buster Keaton - come dai leggendari registi russi di inizio Novecento Mejerchol'd e Vachtangov, dal mitico clown Leonid Engibarov, influenzato da Beckett e Robert Wilson, Olshansky si propone come clown-attore: una  figura nuova, che agisce non più in un circo o sulla strada, bensì all’interno di un teatro. Spariscono i trucchi del repertorio circense, la parola evapora quasi del tutto, e da spazio alla lingua più intima e poetica del gesto e del corpo,  in una sorta di Commedia metafisica. Una "Commedia" che è quella della vita. All’inizio degli anni 2000, dopo diverse tournée con il Cirque du Soleil, e dopo la partecipazione come protagonista allo spettacolo Snow Show di Slava Polunin in alcuni noti teatri europei (ad iniziare dall’Old Vic a Londra), Vladimir Olshansky torna a lavorare in proprio, fonda una nuova troupe e presenta nel 2006 al Festival Fringe di Edimburgo (GB) Strange Games, un nuovo spettacolo che ottiene un grande successo di critica e di pubblico (che torna ad applaudirlo anche 3-4 volte!), oltre alla speciale menzione della BBC “Late Addition”. Il successo si ripete in luglio al Festival di Erlangen in Germania, in settembre al Cross-Culture Festival di Varsavia, nel novembre del 2007 sulla scena del Piccolo Teatro del Mossovet a Mosca in occasione del Festival di Teatro per ragazzi Bol’šaja Peremena. Seguono presenze ad Avignone e a Roma. Tra il 2009 e il 2010 Vladimir prosegue esperimenti e ricerche con altri tre spettacoli. Presenta a Firenze Ma Arlecchino dove sta? basato sulle tecniche della Commedia dell’Arte, e a Firenze e Roma  La giornata degli Sciocchi, costruito sull’improvvisazione, con contenuti e partner sempre diversi, che presenta con cadenza mensile nel corso di un intero anno. Infine Panini, con altri due partner. Nel 2011 il suo percorso artistico si consolida nella scelta di dare vita al Vice Versa Visual Theatre.           www.viceversa.visual.theater.com
Lo spettacolo La strada di un clown nasce nel marzo 2011, e viene presentato in prima assoluta a Madrid in aprile (replicato nello scorso novembre), accolto da vivo entusiasmo.  Va in scena in ottobre a New York, dove riscuote un successo trionfale.


Vladimir Olshansky e Soccorso Clown - Vladimir Olshansky è anche il Direttore Artistico e uno dei tre fondatori di SOCCORSO CLOWN, insieme al fratello Yury e all’attrice italiana Caterina Turi Bicocchi (discendente di A. S.Puškin per parte della madre Anna Vorontsova-Veljaminova). SOCCORSO CLOWN è l'organismo promotore in Italia della nuova professione dello spettacolo del “clown ospedaliero”. www.soccorsoclown.it
Il programma fondamentale per apprendere e specializzarsi nella professione di “clown ospedaliero” è stato messo a punto e perfezionato per la prima volta da Vladimir Olshansky insieme al fratello Yury e presentato per la prima volta in Italia nel 1999 a Firenze grazie alla collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Firenze Anna Meyer, l’E.T.I. (Ente Teatrale Italiano), la Regione Toscana e il Fondo Sociale Europeo. Forse non è strano che tutti i protagonisti di Soccorso Clown siano originari della Russia.
La nuova professione di “clown ospedaliero” è nata 25 anni fa a New York, grazie all’esperienza della CLOWN CARE UNIT del Big Apple Circus di Michael Christensen, con cui Vladimir ha collaborato per oltre una decina d’anni.


TEATRO STUDIO KEIROS – VIA PADOVA 38 A – ROMA
DAL 26 DICEMBRE 2011 AL 2 GENNAIO 2012

26 dicembre ore 18
dal 27 dicembre al 2 gennaio ore 21
1 gennaio riposo
I prezzi per questo spettacolo sono:  intero 20 € - ridotto 15 € - ridotto speciale studenti (solo per le repliche del 28-29-30 dicembre) 10 €
Il 31 dicembre spettacolo ore 21, a seguire cenone di fine anno presso il ristorante “Il Tunnel” adiacente al teatro, con la seguente proposta di menu:
- Antipasto all’italiana
- Lasagne ai funghi porcini e piselli
- Cotechino con lenticchia
- Macedonia o dolce
- Acqua (1/2),
- Vino della casa (1/4),
- Prosecco (1 calice) inclusi
COSTO tutto incluso:  € 70   ridotto € 65


Per info e prenotazioni: 366.4759153 OPPURE ufficiostampadelteatro@gmail.com

lunedì 19 dicembre 2011

TEATRO TESTACCIO



















“Nell´ottobre del 2000 abbiamo rilevato il Teatro Testaccio e ci siamo accorti dell´immensa fiaba che questo quartiere rappresenta ma soprattutto che sarebbe stato il posto giusto per realizzare il nostro obiettivo: dar vita ad teatro che diventasse un punto d´incontro tra persone creative, dove distribuire divertimento e buonumore. Dopo 10 anni possiamo dire di esserci riusciti! Grazie allo sforzo di tutti noi, cosi come grazie all´enorme indotto di propaganda che il quartiere ci ha garantito e ci continua ad assicurare e soprattutto grazie alle tante compagnie che nel corso di questo decennio hanno dato forma e parola ai nostri desideri. Il nostro più grande orgoglio è quello di aver tenuto a battesimo spettacoli che poi hanno fatto il giro dei teatri romani e di tutta Italia: MASCHIO NON MI SOMIGLI AFFATTO e LA NOTTE BIANCA del bravissimo GABRIELE PIGNOTTA; TRE UOMINI E UN BABA´, CASALINGHI DISPERATI e E PENSARE CHE ERAVAMO COMUNISTI del talentuoso ROBERTO D´ALESSANDRO; VOLERE, VOLARE degli istrionici PABLO E PEDRO; CHI MI ACCONTENTA GODE del simpaticissimo ANDREA PERRONE; PUNTO E … A CAPO, DUE VOLTE NATALE, ROTOLA LA VITA e TRENTA SENZA LODE del nostro MARCO FALAGUASTA; la prima edizione di SUPERMAGIC dell´amico REMO PANNAIN solo per citarne alcuni. Ma tanti sono stati gli artisti amici che negli anni si sono esibiti sulle tavole del nostro palcoscenico oltre quelli sopra citati. Da Giorgio Lupano a Nathalie Caldonazzo, Melania Maccaferri, Riccardo Rossi, Teo Bellia, Marco Capretti, Lallo Circosta, Gennaro Monti tra i più importanti. Per anni il Teatro Testaccio è stato il laboratorio della Compagnia Teatrale BONALAPRIMA che proprio qui è nata e si è formata per poi passare in teatri più capienti. Oggi il Teatro Testaccio continua ad essere quel posto che abbiamo voluto sin dall´inizio: un palcoscenico per chi ha buona idee. Il posto ideale per chi è convinto di aver un buon progetto e voglia vederlo realizzato. L´unica condizione che poniamo al momento dell´accordo è il testo sia valido e divertente! Stiamo gestendo il teatro convinti che la drammaturgia contemporanea vada incentivata e che debba essere proprio il teatro off il posto dal quale devono partire proposte per i circuiti tradizionali. Non abbiamo mai voluto limitarci a fare gli "affittacamere", il bed and breakfast della commedia, ma ogni spettacolo passa attraverso la condivisione del progetto e dei contenuti. Se ritieni di avere una buona idea e ti serve un posto accogliente, coinvolgente e positivo mettiti in contatto con noi e molto probabilmente l´avventura … inizierà!
CARATTERISTICHE TECNICHE - Il Teatro Testaccio si compone di un ampio foyer con salottino e un bar dove dalle 20 è possibile consumare l´aperitivo prima dello spettacolo e due sale. La SALA GRANDE che ha una capienza di 100 posti (84 poltrone e 16 strapuntini) con un palco di metri 6x8 e altezza di 3.10 nel punto più alto, n. 3 camerini con bagno artisti in comune. N. 14 proiettori, mixer luci, mixer audio, possibilità di video proiezioni, casse acustiche e impianto di amplificazione. La Sala Grande è inoltre munita di aria condizionata. Il teatro fornisce alle compagnie il servizio botteghino dal martedi alla domenica dalle 10 alle 20. A richiesta è possibile usufruire anche del servizio di espletamento delle pratiche SIAE.
 Per informazioni e preventivi relativi alla SALA GRANDE, si possono contattare i numeri 06/5755482 e parlare con la direttrice organizzativa ALESSIA LATINO.
 Puoi proporre il tuo spettacolo inviandolo per e mail a bonalaprima@tin.it  all´attenzione di Marco Falaguasta. ”


domenica 18 dicembre 2011

TEATRO QUIRINO



















“La costruzione del Teatro Quirino risale al 1871 e fu voluta dal Principe Maffeo Sciarra per supplire alla mancanza di luoghi di spettacolo nella zona centrale ad est del Corso.
Col nome di Quirino (come il colle e il tempio omonimi), il Teatro ospitò all'inizio spettacoli di marionette e farse popolari ed era frequentato da un pubblico colto, intellettuale e numeroso.
Nel tempo subì una duplice ristrutturazione: la prima, nel 1882 - sotto la direzione degli architetti De Angelis e Morra - consentì la trasformazione dell'edificio in un più elegante riferimento per la borghesia cittadina; la seconda, datata 1898 – realizzata da Belloli e da Moraldi - introdusse all'interno del teatro motivi di più elevata e tradizionale suggestione. Questo nuovo aspetto in "stile rinascimento", più legato ai caratteri architettonici della facciata, si arricchì inoltre di un tocco di preziosismo con stucchi, ori, damaschi rossi, secondo modalità ed effetti di una tradizione decorativa intonata alla sontuosità ed al lusso, fu accolto con ampi consensi dall'opinione pubblica.
Il rinnovamento radicale avvenne nel 1914 ad opera di MARCELLO PIACENTINI e sancì una struttura assolutamente alternativa alla precedente: si cancellò l'immagine umbertina smantellando le strutture posticce aggiunte nel 1898, ovvero si abbandonò l'intonazione ancora floreale dell'idea iniziale a favore di una semplificazione e geometrizzazione di ispirazione "secessionista". Il lavoro piacentiniano suscitò generali consensi e il teatro - dopo aver ospitato spettacoli di prosa, operetta, farse popolari e balletti – riaprì, in un clima di rinnovato entusiasmo, con una stagione lirica, sotto la direzione del Maestro PIETRO MASCAGNI. Il Piacentini intervenne una seconda volta, nel 1954, con un ammodernamento che avvicinò il Quirino alle prestazioni quantitative e qualitative degli altri teatri: oltre all'aumento della capienza della sala, furono disposti locali per gli uffici da destinare all'ETI Ente Teatrale italiano, che lo ha gestito e programmato dal 1946 al 2009.
Nel 1982 è stato oggetto di una nuova ristrutturazione ad opera dell'architetto ENRICO NESPEGA, basata sulla razionalizzazione dell'illuminazione della sala e degli spazi interni ed esterni ad essa.Tra gli artisti che hanno abitato il nostro teatro ricordiamo: Ferruccio Benini, Ettore Petrolini, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Carlo Giuffrè, Giorgio Strehler, Paolo Stoppa, Paola Borboni, Luca Ronconi e molti altri.
Dal Luglio del 2009, il Teatro Quirino è gestito da GEPPY GLEJESES,attore e regista napoletano e  presidente dello Stabile di Calabria, dopo essersi aggiudicato  una gara europea presentando il progetto  più innovativo.

 BIBLIOGRAFIA:
AA.VV., Teatro Quirino, Roma, E.T.I., 1955
AA.VV., Quirino, Roma, E.T.I. ,1982
Sergio Rotondi, Il Teatro Quirino, in AA.VV., L’architettura teatrale a Roma, Roma, Edizioni Kappa, 1983
Aggarbati-De Feo, L’architettura dei teatri a Roma, Roma, Edizioni Kappa, 1987”





sabato 17 dicembre 2011

TEATRO PARIOLI - PEPPINO DE FILIPPO


















“Dopo i 25 anni di guida di Maurizio Costanzo, la storica sala capitolina diventa la casa dell’artista napoletano e palcoscenico privilegiato del teatro partenopeo di ieri e di oggi. Era il 1973 quando al Teatro Parioli di Roma Luigi De Filippo presentò la sua Storia strana su una terrazza napoletana, in scena insieme al padre Peppino. A circa quarant’anni da quel debutto, Luigi De Filippo, nel sessantesimo anniversario di carriera, ritorna nella storica sala romana da direttore artistico e suo nuovo gestore, dedicandolo alla figura del padre, il grande Peppino De Filippo, con l’impegno di offrire al pubblico della capitale “le più divertenti e rappresentative opere del teatro napoletano e quelle dei suoi autori contemporanei, oltre a produzioni della scena nazionale di teatro, operetta, balletto e musica”. Dopo i 25 anni di guida di Maurizio Costanzo, la scelta di Luigi De Filippo ha scongiurato il pericolo della chiusura del teatro e quello eventualmente di diventare un garage del quartiere. “Un’impresa difficile – dichiara Luigi De Filippo che ai Parioli vive dagli anni ’40 – che con coraggio e un pizzico d’incoscienza ho intrapreso insieme a mia moglie Laura Tibaldi, che curerà la gestione, spinti da quella passione per il palcoscenico che da sempre accompagna la storia mia e della mia famiglia.” Una scelta apprezzata anche da Maurizio Costanzo, per il quale: “Luigi De Filippo è un artista di spessore e meglio di così per il futuro del Parioli non poteva andare”.
Tredici i titoli del cartellone di questa prima stagione del nuovo Parioli/Peppino De Filippo, che si inaugurerà il prossimo 6 dicembre con il Soweto Gospel Choir nel concerto AFRICAN GRACE, presentato da Consulenze teatrali. Riconosciuto come il gruppo più emozionante nel panorama della world music degli ultimi anni, il pluripremiato Soweto Gospel Choir propone canzoni africane sia tradizionali sia contemporanee, tutte interpretate con l’originale energia e la perfetta sincronia tra gesto e vocalità che ne caratterizza da sempre le esibizioni.
Dall’8 al 18 dicembre, la Komiko Production presenta NAPOLI: CHI RESTA E CHI PARTE, uno spettacolo tratto da “Caffè di notte e giorno” e “Scalo Marittimo” di Raffaele Viviani, con la regia di Armando Pugliese e l’interpretazione di Sal Da Vinci, Gigio Morra, Gaetano Amato, Mario Aterrano, Ciro Capano, Lalla Esposito, Patrizia Spinosi, Lello Radice, Giuseppe Mastrocinque e Tonino Taiuti. Spettacolo culto degli anni 70, dopo 35 anni torna in scena Napoli: chi resta e chi parte, che ha consacrato al successo numerosi attori e musicisti di diverse generazioni del teatro napoletano. Lo sguardo impietoso e umanissimo sul mondo di Raffaele Viviani e la denuncia civile che lo permea, vengono restituiti con forza e impatto spettacolare nell’allestimento diretto da Armando Pugliese. Dal 27 dicembre all’8 gennaio, la Compagnia Moliere, Arte e Spettacolo Domovoj, Bon Voyage Produzioni, in collaborazione con il XLIV Festival Teatrale di Borgio Verezzi, propongono IL BURBERO BENEFICO di Carlo Goldoni, con la regia di Matteo Tarasco, interpretato da Mariano Rigillo, insieme a Anna Teresa Rossini, Giancarlo Condè, Fabrizio Vona, Francesco Di Trio. Capolavoro assoluto del teatro, nella versione scenica presentata, la commedia di carattere si trasforma in commedia con canzoni e musiche originali, in una giostra di generi e di stili che s’intrecciano a corrompere e reinterpretare il Settecento. Il conflitto tra essenza e apparenza è la trama segreta che attraversa il testo: nulla, mai, è come appare. Con ironia e frizzante comicità, Carlo Goldoni ci regala un personaggio grandioso, che Mariano Rigillo restituisce al pubblico con assoluta, impeccabile maestria. Dall’11 al 22 gennaio l’Associazione Teatrale Pistoiese e Argot Produzioni in collaborazione con Spoleto 52 – Festival dei 2Mondi, presentano APPUNTAMENTO A LONDRA di Mario Vargas Llosa che vede in scena Pamela Villoresi e David Sebasti con la regia di Maurizio Panici. Novità assoluta per il teatro, il testo dello scrittore peruviano, Premio Nobel per la Letteratura nel 2010, propone anche qui alcune delle suggestioni più care all’autore. La storia è una acuta e profonda riflessione sul tema dell’identità e sulla vita segreta delle persone e al tempo stesso una indagine sui valori dell’amicizia e dei sentimenti. Dal 24 al 29 gennaio la compagnia Balletto di Milano presenta CENERENTOLA, una coreografia di Giorgio Madia su musiche di Gioacchino Rossini. Una vera novità per l’Italia l’acquisizione di questa creazione per la quale il coreografo ha vinto nel 2007 il Gold Mask Critics Award. Il balletto, ispirato all’omonima fiaba di Charles Perrault, ma ambientato negli anni Cinquanta, si dipana sulle musiche rossiniane tratte dall’opera, arricchite da ouverture di altre Opere e da sonate per archi e brani per pianoforte. Dall’1 al 5 febbraio, inScena, produzione spettacoli presenta LA VEDOVA ALLEGRA (Die Lustige Witwe), libretto di Victor Léon e Leo Stein da un soggetto di Henri Meilhac su musica di Franz Lehár, con l’adattamento e la regia di Corrado Abbati. La Vedova Allegra è un capolavoro di genuina ispirazione dove i protagonisti sono coinvolti in un vorticoso e divertente scambio di coppie, di promesse, di sospetti e di rivelazioni. Un parapiglia che al termine si ricompone nel migliore dei modi. Dal 7 al 19 febbraio, La Contemporanea presenta CHE ORA È, adattamento teatrale di Paola e Silvia Scola, sceneggiatrici del film di Ettore Scola, con la regia di Pino Quartullo, che ne è anche interprete insieme a Clementino e Valentina Di Giovanni. Musiche originali di Armando Trovajoli. Dal grande schermo al palcoscenico: è il viaggio che Pino Quartullo affronta e propone per Che ora è, il film di Ettore Scola del 1989 interpretato da Marcello Mastroianni e Massimo Troisi che valse a entrambi la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia. E’ la cronaca di una giornata speciale a Civitavecchia dell’avvocato Giuseppe Ridolfi, in visita al figlio Michele, indolente e simpatico, in servizio di leva alla Caserma Piave. Una lunga passeggiata tra padre e figlio nella città di mare crea l’occasione per parlare un po’, scontrarsi e scoprirsi. Dal 21 febbraio al 4 marzo, Laros presenta IL GIORNO DELLA CIVETTA di Leonardo Sciascia, nell’adattamento teatrale di Gaetano Aronica, anche interprete insieme con Sebastiano Somma, Morgana Forcella, Roberto Negri, Alessio Caruso, Maurizio Nicolosi, Massimo Cimaglia, Fabrizio Catalano, Luca Marianelli, con la partecipazione di Orso Maria Guerrini. La regia è di Fabrizio Catalano. La storia dell’indagine sull’omicidio di un uomo in un paesino nell’entroterra siciliano condotta dal capitano dei carabinieri Bellodi, appena arrivato in Sicilia dalla lontana Parma, rivive in teatro a rendere omaggio all’opera di uno dei maggiori scrittori della letteratura italiana del Novecento. Dal 6 al 18 marzo Terry Chegia presenta A QUALCUNO PIACE CARTA, uno spettacolo di Ennio Marchetto e Sosthen Hennekam, nel quale Marchetto, artista unico nel suo genere, straordinario performer, dà vita a costumi di carta che raffigurano grandi cantanti e personaggi, ripetendo le loro movenze e i loro tic, in un crescendo di ilarità. Nella straordinaria galleria di ritratti proposti, tra gli altri, Tina Turner, Lucia Dalla, Mina, Madonna, Vasco Rossi, fino a Lady Gaga, Adriano Celentano e Claudia Mori. Dal 20 marzo all’1 aprile andrà in scena NON CE NE IMPORTA NIENTE con testi di Giorgio Bozzo e regia di Max Croci, interpretato dalle Sorelle Marinetti, alias Nicola Olivieri, Andrea Allione, Marco Lugli. Non un semplice concerto ma una vera e propria pièce di teatro musicale, che propone allo spettatore un viaggio temporale a ritroso, verso gli anni ’30. Lo interpreta un trio di “ragazze” davvero particolari, affascinate dall’esperienza artistica e umana del Trio Lescano, che si calano nei panni di tre signorine per raccontare con gustosi sketch la società del tempo. Dall’11 al 15 aprile la Compagnia Corrado Abbati presenta IL PAESE DEI CAMPANELLI, di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato. Allestimento del Festival dell’operetta dell’Ente Lirico G. Verdi di Trieste. Adattamento e regia di Corrado Abbati. Nuovo allestimento firmato da Corrado Abbati per l’operetta scritta e musicata dalla mitica coppia Lombardo-Ranzato, andata in scena il 23 novembre del 1923 al Teatro Lirico di Milano. Già il giorno dopo la prima rappresentazione, mezza città fischiettava i motivi più indovinati. Ancora oggi sono in tanti a conoscere, e magari fischiettare, l’arcifamoso Fox della Luna, motivo che, come l’intera operetta, gode di una lunga giovinezza. Un’operetta senza tempo, sia per la sua ambientazione, in una Olanda da favola, sia per il consenso che continua a guadagnare. Dal 17 al 29 aprile Terry Chegia presenta STASERA NON ESCORT, con la regia di Marco Rampoldi, interpretato da Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio, Claudia Penoni. Un gruppo di attrici comiche “scende in campo” per commentare con una satira dissacrante lo stato delle donne italiane di oggi e demistificare a colpi di risate i luoghi comuni sul mondo delle donne. Tra monologhi e canzoni si disserta in modo comico sulla realtà contemporanea e i temi cari al mondo femminile: dall’autostima all’incomunicabilità tra i sessi, dalle fiabe alla pubblicità, attraverso un alternarsi di personaggi esilaranti. Dal 2 al 13 maggio, spettacolo conclusivo di questa prima stagione teatrale del nuovo Teatro Parioli/Peppino De Filippo, la commedia di Luigi De Filippo, STORIA STRANA SU UNA TERRAZZA NAPOLETANA. La divertente pièce – interpretata e diretta dallo stesso Luigi De Filippo – è incentrata sulla davvero stravagante vicenda di una bizzarra famiglia della piccola borghesia napoletana, un ex pasticciere con moglie, figlia, genero, domestica e cane, che vive in un attico affacciato sul mare. Di tranquillo, però, il quadretto familiare ha solo l’apparenza…”